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La vicenda del “Corriere di Ponza”. 21 marzo 1918. (2). Risvolti critici

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di Francesco  De Luca
Monumento ai Caduti

 

La tragedia che si compì il 21 marzo 1918 con l’affondamento del “Corriere di Ponza” nelle acque circostanti a Zannone è stata dimenticata dalla collettività. Non per volontà dichiarata, piuttosto per indifferenza. Il sito Ponza racconta con la sua capacità di coinvolgere i Ponzesi attenti alla loro storia madre, sta portando consapevolezza ulteriore alle vicende (basta notare il contributo immediato di Antonio Usai, quello preciso di Salvatore Migliaccio – nipote).

Il fatto però presenta punti critici che trovarono parziali risposte nei procedimenti penali e nei giudizi popolari.

Non sono uno storico e non ho pretese di apportare prove documentarie (so però che qualcuno ha lavorato molto sull’episodio, e mi aspetto contributi), e dalle letture compaiono punti oscuri, nei interpretativi. Li evidenzio affinché la storia di Ponza trovi conoscitori più approfonditi.

Orbene “Il Corriere di Ponza” fu messo sulla linea Ponza – Gaeta (bene ha corretto Salvatore Migliaccio) da una compagnia di armatori ponzesi. La nave ufficiale era il  “Margherita di Savoia” della compagnia di navigazione napoletana. Sostituiva un’altra requisita dalla Marina Militare, per scopi bellici.
Il  “Margherita” era talmente vecchia che impiegava 12 ore per terminare la tratta. Non era affidabile tanto che non affrontava il mare con forza quattro di mare.

I Ponzesi, con i traffici di pesci e di formaggio con la Sardegna, avevano fatto fiorire una flotta mercantile di tutto rispetto. La guerra ne aveva fermato l’ascesa ma di imprenditori ponzesi in fremito ce n’erano. E fu a loro che si rivolse il sindaco Gaetano Vitiello per incoraggiare il traffico per Ponza. Erano compagni di cordata (in affari e in politica) e Ponza ottenne la sua nave di compagnia privata ma… Ma non era dotata di mezzi sufficienti per la salvaguardia degli imbarcati. Le scialuppe erano due: se ognuna poteva ospitare 13 persone apparve evidente che quella sera furono imbarcate più persone del dovuto (42 imbarcati a fronte di 26 ospitabili sulle scialuppe), mancavano altre scialuppe.

Eppoi, la figura che fece la scialuppa distruggendosi all’impatto col mare, significò che la loro tenuta non era stata controllata a dovere. E i salvagenti? Come mai non si utilizzarono salvagenti? Forse mancavano del tutto!

Sono obiezioni che non ho partorito io ma che vennero presentati nelle indagini penali seguenti.
Il sindaco Vitiello fu additato dalla opinione popolare come corresponsabile della tragedia.
Corresponsabilità paesana… forse fu questa una delle ragioni per le quali l’evento tragico non ha trovato una eco dolente nel ricordo e ha fatto prosperare l’indifferenza.

Ora, senza voler forzare un parallelo con la vicenda del “Santa Lucia” (l’altra nave postale affondata nella seconda guerra mondiale), è evidente che per il  “Il Corriere” è difficile  individuare il nemico come responsabile unico della tragedia.

Non si dimentichi che l’Austriaco, efferato e crudele, diede il tempo necessario per l’abbandono della nave. E solo dopo la calò a picco (Salvatore Migliaccio ipotizza l’uso del cannoncino a prua sul sommergibile. Altrove si parla di bombe).

Come si vede ci sono “risvolti critici”. Ne ho evidenziato per ora soltanto uno. E riguarda soprattutto il legame del sindaco Vitiello con gli armatori, e la sua attenzione più a trarre profitto dal momento storico turbato dalla guerra che a governare con coscienza quel periodo difficile per l’isola, priva del necessario sostentamento.

Di penale non fu acclarato nulla, ma il malcontento popolare verso il Sindaco trovò nell’episodio un ulteriore aggancio per palesarsi.

In buona sostanza si evidenziò come la comunità ponzese fosse lacerata in due: da una parte i facoltosi che monopolizzavano le cariche pubbliche e traevano da esse profitto, dall’ altra parte la gente che lavorava la terra e in mare e subiva, nell’ignoranza, il dominio.
Nota – I libri  consultati:
Silverio Corvisieri – All’isola di Ponza – Edizioni Il mare;
Silverio Corvisieri – Zi’  Baldone – Caramanica Editore;
Luigi Sandolo – Ponza nel suo passato trimillenario – Cavallotti Editori

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3 commenti per La vicenda del “Corriere di Ponza”. 21 marzo 1918. (2). Risvolti critici

  • antonio scotti

    Caro Franco

    Quello che mi colpisce per quali alti meriti ” visto il ritratto non sempre esemplare fatto del Sindaco Gaetano Vitiello” ad esso è stata intitolata una piazza di Ponza e la cui targa fa bella mostra vicino al negozio di Paesano.
    Una spiegazione ci dovrà pur essere?
    Non conoscendo la persona vissuta a cavallo di fine ottocento e primo novecento non ne conosco appieno i meriti e le virtù ed a quanto ho letto lo stesso è stato per circa vent’anni primo cittadino dell’isola di Ponza
    Un saluto fraterno
    Antonio Scotti

  • Migliaccio Salvatore

    Recentemente ho avuto modo di prendere visione di alcuni documenti in fotocopia relativi all’affondamento del Corriere di Ponza. La possibilità mi è stata cortesemente offerta dal Sig. Domenico Scotti che sull’argomento ha svolto una ricerca accurata presso gli archivi militari con l’intento di pubblicarne un libro. Sarebbe molto interessante avere, in anteprima, qualche stralcio del capitolo relativo alla dinamica dei fatti accaduti quella terribile notte e nei giorni immediatamente successivi come risulta dai vari verbali di interrogatorio ivi compreso quello a tale Pasquale Ciaramella soccorso da una torpediniera alcuni giorni dopo il disastro. Per quanto attiene il quesito posto dall’amico Antonio Usai relativo al suo avo Contrastato Silverio, marinaio di provata esperienza, era il nostromo della goletta.

  • Antonio Usai

    Grazie Salvatore per l’informazione. Un caro saluto.

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