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Un esaltante “tuffo nel passato”

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 di Silverio Lamonica
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Proprio stamane ho guidato  gli studenti di terza media dell’ I. C. “Carlo Pisacane” alla “scoperta dei luoghi del confino”. L’iniziativa, promossa dal loro docente, Prof. Pinto, presente alla manifestazione, si inquadra nel progetto del “Confino Politico di Ponza” di cui quest’anno ricorre il 75° Anniversario dell’abolizione.

Per i ragazzi, ma anche per chi scrive con oltre 40 anni di attività nella scuola, è stato un emozionante ed esaltante “tuffo nel passato”.

Ai ragazzi è stata illustrata la “Ponza di una volta”, quando la strada provinciale non era ancora asfaltata e le famigerate  garitte coi militi fascisti di guardia marcavano i limiti della “zona confinaria”.
Abbiamo percorso via Amalfitano (unica strada che congiungeva Sant’Antonio a Chiaia di Luna e ai Guarini, quando non c’era la Panoramica) in quella stradina, una volta non soffocata dalle costruzioni odierne, c’era una mensa dei confinati.

Per me è stata una bella emozione raccontare che in quella casa, una volta mensa dei confinati, dai soffitti decorati con maestria, io ho abitato da ragazzino assieme alla mia famiglia.

Una volta giunti sulla Panoramica, di fronte all’attuale Ufficio Postale, dopo pochi passi verso sinistra, i ragazzi hanno scoperto la casa che accolse Amleto Bittoni e Diva Campanella, genitori di Clio B. Napolitano e a seguire i “Corpi di Guardia fascisti” dei Guarini, la strada di Chiaia di Luna, una delle abitazioni di Pertini, la casa di Maria Migliaccio (Maria ‘u Sole) che sposò l’ex confinato Mario Monti.
Quindi Via Nuova con la seconda dimora di Pertini e poi su Via Dragonara,  iniziando dal Palazzo Irollo, nella cui abitazione Amadeo Bordiga si incontrava con Mastro Michele Martinelli per mettere a punto i progetti delle case da ristrutturare o costruire ex novo.
A seguire la casa di Giorgio Amendola e Germaine Le Coque, la casa del Duca Camerini, il “Prato della Miseria” dove i confinati si riunivano per parlare, nei limiti del possibile, dei destini dell’Italia e dell’Europa.
Non poteva mancare la sosta all’abitazione di Maria Picicco (la nonna di Nino e Mariano), giustamente definita “la mamma dei confinati”. Lo stesso Pietro Nenni fu accolto con tanta familiarità da Nonna Maria che gli donò persino gli abiti del figlio e l’aiutò a liberarsi dai pidocchi.
Più avanti i ragazzi hanno scoperto la dimora che accolse Pietro Nenni, l’attuale Ristorante Eèa: da quel terrazzo, col binocolo, egli osservò lo sbarco a Santa Maria di Benito Mussolini.
E infine i cameroni, con all’ingresso la lapide fornita dall’ANPPIA e affissa nel maggio del 1987.

Un itinerario stupendo, seguito con tanto interesse dai ragazzi con le loro frequenti e stimolanti domande, cui hanno preso parte, fornendo preziosi contributi, anche Enzo Di Giovanni, Mimma Califano e Monia Sciarra.

Ringrazio di cuore il Prof. Pinto e i suoi studenti che mi hanno fatto rivivere, per qualche ora, l’indescrivibile emozione che prova il maestro nel trasmettere ai ragazzi “quel poco che sa”.

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Foto di copertina: Ponza nel periodo fascista; panorama dal ‘Parco della rimembranza’

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