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2009-07-21_18-54-42 d-03 ss-20 111 marie-la-moglie-di-giovanni-1973 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

La vicenda del “Corriere di Ponza”. 21 marzo 1918

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di Francesco De Luca
Monumento ai Caduti

 

La prima riflessione che viene da fare leggendo il titolo è che quel giorno iniziava la primavera. Non tanto rutilante di bellezza perché gli Italiani stavano combattendo una guerra. La “grande guerra”: così etichettata perché non si sapeva che in quella successiva tutti i record, in quanto a morti, orrori e stupidità, sarebbero stati superati!

In Ponza, come è ovvio, il disastro della guerra non era vissuto con recrudescenza, perché il fronte era lontano, ma gli effetti della belligeranza si facevano sentire anche qui perché l’isola deteneva il marchio di “luogo di pena”, dove si inviavano prigionieri particolarmente qualificati.

Alle 22,30 del 20 marzo col favore del buio tirò le ancore la goletta “Corriere di Ponza” per recarsi a Napoli. La navigazione si prospettava tranquilla: il mare non proibitivo, la nave poteva contare  sulle vele e sul motore. A bordo, nessun carico particolare, 41 passeggeri fra i quali militari e deportati anarchici.

L’Italia era in guerra con l’Austria ma questa poté contare sulla solidarietà della Germania che le diede in uso anche sommergibili.

Uno di questi si muoveva nelle acque dell’arcipelago ponziano. Intercettò il Corriere di Ponza a largo di Zannone. Emerse e mitragliò le vele. La motogoletta si fermò, il capitano, forte della presenza degli anarchici contrari alla guerra, mise in acqua una scialuppa e andò a parlamentare con capitano del sommergibile.

La trattativa intavolata dal capitano Salvatore Migliaccio puntava sul fatto che la nave era da carico e che trasportava anche dissidenti del governo.
Il capitano del sommergibile fu perentorio: la nave sarebbe stata affondata, dopo il tempo per l’evacuazione.

Chiusa la trattativa la scialuppa con Salvatore Migliaccio tornò indietro. Dalla goletta vollero sapere e, nell’apprendere l’imminente affondamento, fu calata l’altra scialuppa di salvataggio. Ahimé, ci fu un parapiglia tremendo: troppa gente e troppa merce. All’impatto con l’acqua la barca si sfaldò. Sulla scialuppa col capitano salirono altre persone, per un totale di 12.

Dal sommergibile, come promesso, passato il tempo debito, si spararono siluri che affondarono la nave.

La scialuppa col capitano s’era già diretta verso la sagoma di Zannone. Ore 4,30 circa del 21 marzo.

Arrivati sull’isolotto si andò presso il faro per tentare una qualche comunicazione con Ponza. I fanalisti, all’oscuro, tentarono segnalazioni con il Semaforo di monte Guardia. Senza esito. Si accese allora un grande falò (hai visto mai!)

Dal semaforo nessuna risposta, allora il Capitano scelse la via di andare con la scialuppa a remi fino a Ponza. L’urgenza più impellente riguardava gli eventuali naufraghi.
Lungo il cammino incontrarono gozzi a pesca. A tutti fu data la notizia ma per i soccorsi occorreva avvisare le autorità marinare.

Al Porto il Capitano informò la Capitaneria e chiese che il MAS, a disposizione nel porto, andasse nello specchio di mare del naufragio. Il comandante del MAS aveva l’ordine esclusivo di proteggere l’idrovolante di stanza a Ponza. Avrebbe dovuto ricevere nuovi ordini. I quali arrivarono nel pomeriggio.

Ci si diede alla ricerca con un ritardo di 24 ore, e fu infruttuosa. Soltanto un naufrago fu tratto in salvo da una torpediniera. Per cui ai dodici superstiti della scialuppa si aggiunse il tredicesimo.

Questo racconto me lo ha narrato il nipote del capitano Salvatore Migliaccio. Anch’egli omonimo del nonno, amante della sua isola anche se domiciliato a Bergamo. Quando può l’amico Salvatore lascia la città e viene a Ponza: a san Silverio cura la questua per il Comitato, a settembre partecipa alla vendemmia, in estate si gode il mare: sorridente e amabile.

Ma la vicenda ebbe strascichi. Il capitano Migliaccio dovette affrontare un giudizio e gli fu ritirato il patentino perché non aveva sacrificato la sua vita affondando con la nave. Le vittime furono 28, la nave persa.
Nonostante la sua accertata perizia nautica (perché fu dichiarato capitano all’età di 42 anni circa, dopo vent’anni di navigazione come marinaio) la sua condotta non risultò conforme alla funzione di Capitano. In seguito fu riabilitato al comando, soprattutto in considerazione dello stato belligerante in cui avvennero i fatti. Non riprese il mare, per il divieto tassativo della moglie, ed aprì una rivendita di vino a Chiaiadiluna.

Non è finita qui, la cosa ha altri risvolti. Ne parla  Silverio Corvisieri nei libri: All’isola di Ponza e Zi’ Baldone. Ne parla pure Luigi Sandolo nel suo “Ponza nel suo passato trimillenario”. Quali ?
Accenno ad alcuni: lo stato della goletta “Il corriere di Ponza”; le implicazioni dell’allora sindaco Gaetano Vitiello; la condotta del capitano Salvatore Migliaccio; il ritardo nei soccorsi.

È una pagina di storia ponzese dimenticata. Colposamente dimenticata.
Qualcuno io so che sta facendo ricerche private sulla vicenda. Lo prego di intervenire perché la storia di Ponza è minima ed è per questo che ogni piccolo tassello deve trovare  il suo giusto spazio.

 

Immagine di copertina – Il Monumento ai Caduti, in Piazza Carlo Pisacane a Ponza, venne eretto nel 1920 in memoria dei soldati ponzesi caduti nella Prima Guerra Mondiale e dei civili scomparsi nel naufragio del Corriere di Ponza nel 1918.
È costituito da un cippo alto circa 3 metri, sulla cui cima è posta una fiamma bianca in marmo; poggia su di un basamento istoriato da tre bassorilievi che rievocano episodi della Grande Guerra.

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2 commenti per La vicenda del “Corriere di Ponza”. 21 marzo 1918

  • Antonio Usai

    Gentile Redazione di Ponza Racconta, in riferimento all’articolo sull’affondamento de “Il corriere di Ponza”, per compiere ulteriori passi avanti nella ricerca storica, vi fornisco qualche elemento di conoscenza sul marittimo Silverio Contrastato morto in occasione dell’affondamento del piroscafo.
    Maria Concetta Montella era la sorella del mio bisnonno per parte di madre, Antonino Montella (Torre del Greco,16 ottobre del 1865 – Ponza, 2 luglio del 1936) sposato con Antonia Aversano (Ponza, il 07.08.1879 – 24.10.1961). Antonino e Antonia erano i genitori di mia nonna, Michelina Montella, detta Michelina ‘a bidella (Ponza 29.09.1903 –13.05.1995.
    Mi era stato raccontato da mia nonna che suo zio acquisito, Silverio Contrastato, era il comandante de “Il corriere di Ponza”, ma potrebbe essere stato anche soltanto un semplice marinaio. Certamente la sua famiglia abitava a Sant’Antonio nell’abitazione ipogea dove fino a qualche anno fa c’era un Diving. Nei registri anagrafici dei decessi, alla data 21 marzo 1918 potrebbe esserci qualche informazione utile, considerata la vastità della tragedia.
    Buon lavoro, Antonio Usai

    La scheda che segue è tratta dal mio albero genealogico scritto una ventina di anni fa:

    Maria Concetta Montella (Torre del Greco 06.08.1868, ore 23,00 – Ponza il 26 dicembre 1937), di professione cucitrice, il 1° settembre 1889 sposò il marittimo Silverio Contrastato (Torre del Greco 23.04.1863 – Ponza 21.03.1918), figlio di Raffaele e di Mariantonia Mazzella (Ponza, 26.03.1833 – 18.07.1890). Silverio morì all’età di 55 anni in seguito all’affondamento, ad opera di un sottomarino tedesco, del piroscafo “Il Corriere di Ponza” mentre navigava tra Gaeta e Zannone.

    Maria Concetta e Silverio Contrastato ebbero sei figli:
    • Raffaele Michele Contrastato (Ponza, 29 settembre 1892 – ??)
    • Francesco Contrastato (Ponza, 14 novembre 1895 – ??)
    • Mariantonia Contrastato, detta Antonietta, nata a Ponza il 9 novembre del 1898, il 29.05.1922 sposò Giuseppe Bosso (26.11.1887) ed insieme al marito emigrò negli USA. Nacque Aniello, il marito di Giulia Mastropietro, dalla quale ha avuto tre figli: Antonietta, Giuseppina e Vittoria, che vivono a New York.
    • Salvatore Contrastato (Ponza, 17 aprile 1905 – 18.12.1905)
    • Maria Assunta Contrastato (Ponza, 18 agosto 1908 – 26.10.1908)
    • Ersilia Contrastato, nata a Ponza il 19 aprile del 1910; nel dopoguerra sposò un fascista ed emigrò in Tanganica (attuale Tanzania – Africa) dove fu raggiunta dal nipote Aniello Bosso.

  • Migliaccio Salvatore

    Qualche precisazione in merito all’articolo sull’affondamento del Corriere di Ponza. Per quanto a mia conoscenza la goletta era diretta al porto di Gaeta. L’attacco del sommergibile austriaco avvenne all’una di notte e l’affondamento fu causato da alcuni colpi di cannoncino sparati sotto la linea di galleggiamento.
    Mio nonno, all’epoca dei fatti, aveva quaranta anni ed era il capitano della nave. Era in possesso del patentino di “Padrone” rilasciato dalla Capitaneria di Gaeta in data 9 gennaio 1903 quando mio nonno aveva 25 anni. Sarebbe interessante approfondire l’argomento prima che il tempo…

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