Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

a4-35 v4-8 mg 102 corrida corrida8

I colori del mare (1)

Condividi questo articolo

di Adriano Madonna

-Attinia-equina-300x225

.

Gli antozoi
Pur appartenendo al mondo animale, per forme e colori sono i più incantevoli “fiori del mare”. Andiamo a conoscere le attinie e i cerianti, del philum degli antozoi.

I celenterati sono un grande philum di invertebrati, noti anche come cnidari per la presenza di particolari cellule urticanti denominate cnidociti o cnidoblasti. Si dividono in varie classi, tra cui quella degli antozoi (anthozoa). Questo termine è formato da “anthos” e “zoion”, parole greche che significano “fiore” e “animale”: infatti, gli antozoi sono organismi animali con l’aspetto di fiori e non ci sorprendiamo granché, poiché sappiamo bene come la dimensione acquatica sia ridondante di animali con queste caratteristiche.

Fra tutti, questa volta ci soffermeremo in particolare sulle attinie e sui cerianti, appartenenti rispettivamente agli ordini degli attiniari e dei ceriantari.

Le attinie
Già alle prime discese sott’acqua, in apnea o con l’autorespiratore, l’incontro con le attinie è tra i primi che solitamente si fanno. Le attinie si trovano un po’ dappertutto, con ampie escursioni di profondità: tra specie diverse, infatti, le troveremo in pochi centimetri d’acqua così come a quote profonde decine di metri e tutte hanno l’aspetto di… piante grasse.
Ce ne sono alcune che sembrano addirittura vasetti di fiori, come l’anemone gemma (Bunodactis verrucosa):

Sea Anemone (Bunodactis verrucosa). Galicia, Spain

Actinia equina o pomodoro di mare

e il pomodoro di mare (Actinia equina), che vive nella zona intertidale, cioè lungo quella porzione di fascia costiera che viene coperta e scoperta dalle fasi di marea. Con l’alta marea, dunque, l’attinia equina si chiude e somiglia a un pomodoro, da cui il nome volgare di pomodoro di mare. Quando, invece, viene coperta dal flusso di marea, si apre e mostra i tentacoli simili a una corona di petali.

I cerianti, invece, li incontra chi s’immerge con l’autorespiratore e li troverà sui fondali detritici, nell’ambiente del coralligeno, sulla sabbia e addirittura in grotta, dove, forse, ci sono proprio i cerianti più belli.

Cerianti e attinie appartengono entrambi alla classe degli antozoi, quindi, innanzitutto, vediamo com’è fatto un antozoo, la cui forma subisce degli adattamenti passando da un ordine a un altro, così come da una famiglia a un’altra.

Come sono fatti
L’anatomia di un antozoo è abbastanza complessa, Iniziamo, dunque, dalla parte bassa, cioè quella che si ancora al substrato (gli antozoi sono organismi bentonici). Qui, dunque, troviamo una sorta di ventosa che prende il nome di disco basale o disco pedale, da cui si innalza un corpo cilindrico denominato colonna. Quest’ultima, nella parte alta, termina con i tentacoli. A seconda delle specie di attinie, i tentacoli possono essere più lunghi o più corti, più sottili o più grossi: ad esempio, Anemonia sulcata ha tentacoli fini e lunghi come spaghetti:

OLYMPUS DIGITAL CAMERA


Condylactis aurantiaca

mentre Condylactis aurantiaca li ha corti e grossi. In ogni caso, sottili o grossi, corti o lunghi, il loro numero è sempre un multiplo di 6 (tranne che per un altro sottogruppo di antozoi che hanno otto tentacoli). Indipendentemente dalle specie, i tentacoli sono ricchi di cnidociti, che servono per uccidere le piccole prede che capitano a tiro. Nascosta fra i tentacoli c’è la bocca dell’attinia, come una piccola fessura, ma in grado di dilatarsi per fagocitare un bel pescetto.

Continuiamo, dunque, il nostro viaggio dentro l’attinia, penetrandovi attraverso la bocca. Questa si apre all’apice di un condotto (la faringe) che corre al centro della colonna, lungo il suo asse longitudinale, e giunge in una grande cavità, il celenteron o celenterio, ovvero quella sacca gastrica (dove avviene la digestione) che caratterizza i celenterati.

All’interno del celenteron ci sono dei setti muscolosi detti setti mesenterici e anche il loro numero è sempre un multiplo di 6 (otto nel sottogruppo di antozoi ottameri, quelli con otto tentacoli).

La cavità interna delle attinie è piena d’acqua, che, aumentando di pressione grazie ai setti muscolari che contraggono il corpo dell’animale, dà durezza e turgidità al pari di uno scheletro. In realtà, una sorta di scheletro c’è, ma invece di essere fatto di ossa come quello dei vertebrati, è fatto d’acqua sotto pressione: si tratta, quindi, di uno scheletro speciale tipico degli invertebrati, detto idroscheletro. Per rendersi conto dell’efficacia dell’idroscheletro, pensiamo a un palloncino sgonfio e floscio in cui, ad un certo punto, pompiamo dentro dell’acqua a pressione, mettendone le pareti sotto tensione: il palloncino è diventato consistente proprio come se fosse supportato da una struttura rigida.

anemoni di mare

Movimenti e deambulazione
Le attinie, a differenza di quanto si possa credere, deambulano sul fondo, anche se lentamente, muovendosi sul disco basale. La possibilità di muoversi è data proprio dall’idroscheletro. Vediamo come.

Un’attinia è dotata di due serie di muscoli: i muscoli circolari, che abbracciano il corpo, e i muscoli longitudinali, che si sviluppano nel senso della lunghezza. Quando i muscoli circolari si contraggono, la pressione dell’acqua dell’idroscheletro aumenta, l’animale diminuisce di diametro e si allunga; quando, invece, si contraggono i muscoli longitudinali, l’acqua aumenta di pressione e l’animale si accorcia e si allarga. Contrazioni e rilassamenti alternati dei muscoli circolari e longitudinali producono un movimento detto movimento peristaltico: una vera e propria locomozione idraulica.

Così, dunque, si muove un’attinia e, naturalmente, è un movimento lento. Resta il fatto che, in caso di emergenza, sa essere molto più svelta. Se, ad esempio, fosse infastidita da un altro organismo, come una stella di mare che avanza e si fa troppo vicina, l’attinia stacca il disco basale dal substrato e, libera da vincoli, si allontana rotolando.

Dott. Adriano Madonna, Biologo Marino, EClab Laboratorio di Endocrinologia Comparata, Università degli Studi di Napoli “Federico II

 

 [I colori del mare (1) – Continua]

Nota della Redazione
Sullo stesso argomento e per altre foto consulta sul sito i cinque articoli già usciti con il titolo – I fiori del mare – nel riquadro CERCA NEL SITO, in Frontespizio

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.