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Dai sogni… nei sogni

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di Francesco De Luca
Chiomadoro di Mayabar

 .

Le giornate si sono allungate. Il pomeriggio chiaro permette di  sbrigarsi coi compiti scolastici. Sulla Dragonara, a casa di Franco Schiano, ci si raduna per organizzare una banda. Il modello vorrebbe copiare i Ragazzi della Via Pal: il libro che si sta leggendo a scuola dietro la spinta del maestro Tagliamonte. Ci sta Silverio Ricciolino, Pasqualino Gagliano, Sem, Francuccio ’a Musella, Vincenzo  ‘u matunaro.

La madre di Franco sorveglia silenziosa e il gruppo, assemblato intorno ad una tavola, sopra l’ammezzato, cerca di darsi una organizzazione.

Il fatto è che il modello più compiacente è quello proposto dai film western. Ossia, da una parte i “cattivi” e dall’altra i  “buoni”.

Il territorio in cui lottare è quello  della Dragonara, con le grotticine (ora diventate casette), nei dintorni dell’hotel Luisa.

Non c’è da conquistare nulla, nessuna ricompensa finale. C’è soltanto da eliminare l’avversario (chi spara per primo lo estromette), e non essere eliminati.

Franco ed altri  conoscono meglio il posto e si nascondono per agguati sicuri. Altri sono meno accorti. Pasqualino ha il dono d’essere sempre ferito e stenta a morire.

Si corre, si litiga, si briga. Con poco fastidio per le case vicine perché non si maltrattano le “catene” con le fave, e non ci sono animali da impaurire. Qualche vecchietta, soltanto, ogni tanto ha da ridire.

Ad una certa ora… la campana suona… e si deve andare alla funzione in chiesa. Un saluto in fretta, ci si vedrà con alcuni in sagrestia.

Blek Macigno

Manca un tipo bonario e forzuto come Blek Macigno, per cui l’eroe da imitare è quel tipetto tutto nervi e intelligenza di Capitan Miki. E’ più vicino fisicamente. In nessuno della combriccola sono evidenziate le sue qualità. Si aspira tutti al suo ruolo. Tutti miranti a guidare il gruppo. Tutti svelti di mano e di cervello come Capitan Miki.

E il sogno ?
C’era ma… in quei giochi “di ruolo” ce n’era poco.

Oggi, posso dire che rapiva la fantasia più il principe Chiomadoro e la sua ambientazione orientale. Eppoi, accanto a Chiomadoro era sempre presente una bella principessa o una donna fatale.
Con Capitan Miki era  più imminente il duello corpo a corpo, la fuga, la cattura.

Capitan Miki.1

Il sogno è legato al gioco e in esso tante componenti oniriche vengono alimentate. Nel gioco, talora, le situazioni sognate si mettono alla prova; talora nel gioco i ruoli sognati prendono realtà.
Quella scritta e letta da quelli della mia generazione non ha brillato per fantasiosità.
I Capitan Miki non hanno pareggiato i torti e i Chiomadoro hanno perso i capelli. Ma soprattutto la realtà giornaliera sembra impastoiata di necessità, di ragioni forzate, refrattaria al sano gioco della proiezione sognante.

Non c’è scampo: occorre irrimediabilmente lasciarsi andare al sogno per garantirsi  la salute mentale.

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