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Squarciò. “La grande strada azzurra”

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di Sandro Vitiello
La grande strada azzurra

 .

E’ il titolo di un bellissimo film, stile neorealista, realizzato da Gillo Pontecorvo nel ‘57 da un romanzo di Franco Solinas.
Narra le vicende di un pescatore bombarolo e, nella finzione del film, è ambientato in Dalmazia.

In realtà pochi sanno che il personaggio è realmente esistito ed è vissuto, fino alla triste morte, in Sardegna, alla Maddalena.
La sua famiglia era di origini ponzesi e la sua vita si è consumata in quella follia che è stato il suo modo di pescare. Durante la seconda guerra mondiale e nel dopoguerra andare a pescare era diventato impossibile; quegli anni sono stati terribili ma andare in mare per sopravvivvere era un disastro.
I pochi pescatori non coinvolti direttamente nella guerra erano costretti ad andare in mare a “rubare” il pesce e scappare velocemente verso terra.
Il modo più semplice era “pescare” con le bombe.
In genere se ne buttava una piccola che ammazzava i pesciolini; questi diventavano esca per i pesci più grossi e quando dentici o altre specie pregiate si radunavano in questa specie di mangiatoia si lanciava una bomba grande che faceva strage di pesci.
Altre volte si arrivava su una secca e si trovavano subito quintali di pesce che pascolava in un’area molto ristretta.
Inutile dire che, dopo il botto,  gran parte dei pesci rimaneva sul fondo del mare  a marcire.
Ma questi erano tempi in cui anche le autorità chiudevano un occhio, spesso tutti e due.
Alcuni, come Squarciò ne fecero una professione che andò avanti per troppo tempo.
Si spingeva fino in Corsica e i gendarmi non gliela perdonavano.
Ottenne comunque grandi guadagni e come si diceva all’epoca, era l’unico pescatore che aveva la “serva” in casa.
Lui finì la sua esistenza come raccontato in maniera romanzata dal film ma non bisogna dimenticare i tanti poveracci che nella nostra isola hanno perso la vita mentre cercavano di far sopravvivere le proprie famiglie.

Basti pensare che una grande quantità delle mine lasciate dai tedeschi lunga la costa laziale, per impedire lo sbarco degli alleati, spesso, dopo che gli artificieri americani le neutralizzavano, finivano preda dei pescatori ponzesi e non solo loro.
Qualche volta si asportavano bombe ancora funzionanti e lì avveniva la tragedia.

Come si può immaginare, il mondo dei pescatori con i mandolini e il fazzoletto al collo è parte di una storiella buona per le commedie all’italiana.
Bisogna rileggere le pagine di Verga de “I Malavoglia” o vedere anche il bellissimo film di Luchino Visconti “La terra trema” (del 1948, ispirato dal romanzo) del per capire cos’era la vita dei pescatori.

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