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L’erba corallina (“l’erva curallina”)

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contributi vari coordinati da Sandro Russo

 .

Recuperiamo dai (peggiori) ricordi infantili l’esistenza e soprattutto il sapore dell’erba corallina, rimedio casalingo contro i vermi (ossiuri, elminti, ascaridi) che in altri tempi infestavano l’intestino dei bambini.

Ne parliamo sotto il duplice aspetto, popolare e scientifico (medico /  botanico), per la sua importanza nella tradizione ponzese.

Per quanto riesca a ricordare, un vaso di vetro con l’erba corallina dentro, era presente nell’armamentario farmaceutico di tutte le famiglie ponzesi – e che io sappia, anche fuori da Ponza: mia madre se ne procurava una congrua quantità ogni estate che tornava sull’isola …insieme all’origano e alla camomilla.


TESTIMONIANZE

L’erba corallina
di Sandro Vitiello (in condivisione con: lacasadeisacco.blogspot.it )

Cresceva (e credo cresca ancora) lungo la costa nord della Sardegna sugli scogli affioranti; quelli che, per intenderci, quando c’è bassa marea, compaiono sopra il livello del mare.
Scogli particolari dove si deposita facilmente la sabbia in sospensione che si mischia all’acqua del mare durante le tempeste, rubata alle spiagge prossime a questi scogli.
Più che un’alga sembra quasi un’erba. Ha un intensissimo odore di mare, di alghe che si seccano sulla spiaggia.
La raccolta iniziava in primavera, da maggio in poi. Quasi tutti i pescatori o almeno uno per famiglia si dedicavano a questo impegno.
Spesso le zone di raccolta venivano spartite secondo consuetudine.
Non è chiaro se le fasi lunari condizionassero la raccolta.

Una volta raccolta l’erba corallina veniva fatta asciugare all’ombra, molto spesso dietro gli scogli. Mentre la si lasciava essiccare la si muoveva spesso per far cadere la tanta sabbia che si portava appresso.
Quando era sufficientemente asciutta veniva conservata dentro sacchi di juta. Arrivata a Ponza in settembre si aspettava ancora qualche mese prima di utilizzarla e nel frattempo la si stendeva in qualche stanza vuota ancora per qualche mese.

Veniva utilizzata come infuso per combattere i vermi intestinali.
L’odore e il sapore erano molto intensi; comunque sgradevoli. L’effetto era pressochè immediato.
Raramente c’era bisogno di ripetere nell’immediato il trattamento.

Mio zio Francesco che per la mia famiglia si occupava dell’erba corallina, aveva anche il compito di portarne una buona scorta al farmacista-sindaco “Don Mario” che provvedeva a distribuire gratuitamente – p’ammore ’i Ddie – il prodotto a chi ne aveva bisogno.

Erba corallina a Vignola

L’erba corallina nel luogo dove cresce, nelle vicinanze della spiaggia di Vignola (Foto di S. Vitiello)

 

L’erba corallina
di Raffaele Sandolo  (in condivisione con: Associazione Amici di Montecristo)

Negli anni 1950-60, Maria Avellino, moglie di Emiliano Sandolo, pescatore, raccontava ai  nipoti: “Emiliano pescava, negli anni successivi alla prima guerra mondiale, a sud dell’isola d’Elba. A fine stagione estiva portava a casa (Ponza) il pesce essiccato per mangiare in inverno e portava anche l’ erba corallina. La prendeva all’Africhella e a Montecristo sugli scogli piani appena sotto l’acqua marina, la essiccava prima all’ombra e poi al sole. Qualche volta la portava anche dalla Sardegna, quando pescava a La Maddalena. La dava ai farmacisti e agli amici, tenendone la maggior parte per sé e per i suoi familiari. L’erba serviva a fare un infuso che bevuto serviva ‘contro i vermi’, leniva i dolori di pancia e di stomaco”.


Aspetti scientifici (medico / botanici)

I ‘vermi intestinali’ sono parassiti pluricellurali di dimensioni molto variabili (da pochi millimetri a vari metri) dell’intestino umano e degli animali.
Tra essi i più frequesti sono:
Gli Ossiuridi (Phylum Nematoda o ‘vermi cilindrici’; Genere Enterobius: Enterobius vermicularis) sono tra i parassiti intestinali più comuni, specie nei bambini, per la loro abitudine a mettere in bocca le mani contaminate con le loro microscopiche uova. Sono spesso sospettati, nei bambini, per la comparsa di prurito nella regione anale.
Allo stesso Phylum Nematoda appartengono gli Ascaridi (Ascaris lumbricoides), a diffusione enorme a livello mondiale (soprattutto Africa e America Latina); meno diffuso da noi.
I Platelminti (Phylum Plathelminthes o dei ‘Vermi Piatti’), tra cui il Genere Tenia.

Sono almeno tre le alghe, riconosciute come ‘coralline’, che hanno in comune l’azione vermifuga:

–         Alsidion elminthocorthon
–         Corallina vera (Corallina officinalis L. var.; corallina bianca)
–         Jania rubens (Linneo) J. V. Lamouroux 1816: un’alga rossa calcarea della famiglia delle Corallinaceae.

Queste ultime due sono alghe rosse (Rodoficeae), costituite da una parte aderente alla roccia, da un’altra  “articolata” che fa sembrarla un alberello in miniatura.

 

Alsidium elminthocorthon

Alsidion elminthocorthon

Corallina officinalis

Corallina officinalis§

Hippolyte leptocerus

Una curiosità: il piccolo gambero Hippolyte leptocerus che si è adattato a vivere nell’erba corallina e ha sviluppato il relativo mimetismo 

Jania-rubens-01

Jania rubens

 

Meccanismo d’azione

C’è una certa confusione sul principio attivo dell’erba corallina e sul meccanismo dell’azione antielmintica:

Innanzitutto, riguardo a quest’ultima andrebbero distinti diversi aspetti.

A rigore non è corretto parlare genericamente di attività antielmintica, ma è necessario valutare più dettagliatamente l’attività svolta sulle forme adulte, sulle forme larvali e sulle uova. I diversi principi attivi anti-elmintici sono infatti distinti in base alle specifiche attività su questi tre momenti del ciclo vitale dei parassiti.

Non così per l’erba corallina, cui si è sempre attribuita una generica attività vermifuga, ovvero quella di rendere l’ambiente intestinale inospitale per i parassiti che vengono quindi espulsi nel giro di poche ore.
L’alga staccata dalla roccia calcarea cui era aggrappata con le radici portava con sé una discreta quantità di calcare. Veniva quindi seccata e conservata. Al momento dell’uso, pestata nel mortaio, si ingeriva dopo infusione in acqua calda.
La presenza di calcare contribuiva all’azione antielmintica.
Secondo le informazioni del nostro collaboratore botanico Giuseppe Massari (Cfr. sul sito l’indice per Autori) l’azione sarebbe principalmente da attribuire al piede calcareo dell’alga, incrostatasi alla base della roccia; ma qualche dubbio sussiste per la specificità dell’agente attivo, dal momento che non tutte le alghe con componente calcarea sono egualmente efficaci.

Nota dell’Autore – Questa prima messa a punto sull’erba corallina richiede ulteriori approfondimenti: confidiamo in qualche apporto da parte dei ns Lettori, come già altre volte è accaduto su argomenti riguardanti le pratiche della medicina tradizionale.

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