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Berlinguer

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di Paolo Iannuccelli
Al comizio di Berlinguer

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Ha fatto bene Sandro Russo a proporre una discussione sul film voluto e creato da Walter Veltroni sulla illuminata figura di Enrico Berlinguer, a trenta anni dalla morte (leggi qui).
Un eroe dell’Italia democratica, un protagonista di lotte per la libertà, ci ha lasciato, lasciando un vuoto profondo tra tutti gli italiani, anche tra quelli che non la pensavano come lui.

Sono stato iscritto per due anni al Pci, dal 1974 al 1976: ‘formidabili quegli anni’, fatti di speranze, di dialogo, di forti passioni, di giovani che crescevano intellettualmente e culturalmente, di operai che sfidavano a viso aperto i padroni.
A 30 anni dalla sua morte improvvisa, di Enrico Berlinguer molto si è scritto e molto si è discusso.
Proprio il tempo trascorso e la permanente attualità di tanti temi, da lui proposti alla guida del Partito comunista italiano, danno il profilo e la misura esatti del ruolo che ha avuto nella storia e nella vicende non solo nazionali.
Fu insieme uomo della transizione verso l’Eurocomunismo, della piena democratizzazione della politica italiana e assertore dell’emancipazione e delle lotte dei Paesi del Terzo mondo.
Fu il teorico del compromesso storico, dopo la tragedia cilena, l’autore del dialogo col vescovo di Ivrea, Luigi Bettazzi, su una società aperta ai valori cristiani, e l’uomo che preparò il governo di unità nazionale nel 1978.
Berlinguer dialogò con socialisti come Loris Fortuna, fautore dei  diritti civili, con Lelio Basso, vicino ai paesi in cerca di liberazione dal colonialismo, Gino Giugni  e Giacomo Brodolini, fautori dello statuto dei lavoratori, donne d’acciaio come Marisa Belisario e Tina Lagostena Bassi, con cattolici come Adriano Ossicini, Raniero La Valle.
Fu il sostenitore di una idea di austerità alta, nei consumi e negli stili di vita, di un nuovo modello di sviluppo rispettoso dell’ambiente e del territorio.
A lui si deve il merito di avere sollevato il tema della questione morale e di avere intuito come una progressiva degenerazione dei comportamenti della politica avrebbero potuto infliggere un colpo pesantissimo alla credibilità delle istituzioni.

Nel giugno del 1976 ero sotto il mitico balcone di Botteghe Oscure a gridare: “E’ ora, è ora di cambiare, il Pci deve governare”.
Magari avesse davvero governato, l’Italia di oggi non sarebbe ridotta così male, solo il grande Pci era in grado di dare una svolta, di portare le classi subalterne a contare di più. Berlinguer ebbe una duplice capacità: quella dell’innovazione e quella della conservazione e trasmissione di valori permanenti, quali la giustizia sociale, la pace, il rifiuto della violenza.
In questo, anche se da posizioni politiche a volte diverse, fu molto simile a un altro grande protagonista di quella stagione: Luciano Lama.
Nella lotta contro il terrorismo, contro la strategia della tensione, ma anche nel senso di responsabilità mostrati di fronte alla piaga dell’inflazione, ognuno dei due si mosse nella stessa direzione.
Berlinguer era un capo amatissimo, dal grande seguito popolare, ad onta di un carattere schivo e riservato.
Il modo con cui morì, a Padova dopo le sofferenze di quel comizio, stampato nella memoria degli italiani, lo consacrò come una delle poche icone laiche della politica nazionale.
Il giorno in cui si sentì male, Sandro Pertini si trovava nella stessa città e fu tra i primi a correre all’ospedale.
Con la morte di Berlinguer è finita ogni speranza di progresso, è cominciato il tramonto.
Onore al compagno Enrico.

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1 commento per Berlinguer

  • Caro Iannuccelli, l’onestà, e la dignità con cui Berlinguer difendeva le istanze dei COMUNISTI italiani sono indiscutibili: vedendo i figliocci di Berlinguer rinnegare la propria storia non posso che dire anch’io Onore al Compagno Enrico, ma credimi rimane l’onore delle armi ad una persona che è stata coerente fino in fondo, fino all’ultimo comizio alle sue idee, idee che però non hanno avuto la forza di diventare maggioranza e governare in Italia, in Europa e in Occidente.
    Oggi il PD è entrato nella grande famiglia socialista europea, ma ne ha dovuta fare di trafila e di strada rinnegando molta parte del proprio passato.

    Caro Iannuccelli, poi credo proprio che esageri quando dici che con la morte di Berlinguer è finita ogni speranza di progresso. Tu pensa che l’umanità ha subito nel corso della storia umiliazioni enormi, ed è riuscita poi a rinascere. Io direi in altri termini più realistici che con la morte di Berlinguer una grande parte del popolo italiano ha perso un punto di riferimento coerente e affidabile.

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