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Il video ‘promo’ di “Io sono l’acqua’ con Sabrina Marciano

Inviato in Redazione da due promoter d’eccezione, il papà e la mamma di Sabrina  – Giuseppe e Anna Mazzella Marciano.
l. R.

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Sabrina Marciano. Foto di Mirko Tommasino [1]

IO SONO L’ACQUA

testi di Rosamaria Caputi e Mauro Mazzetti

drammaturgia e regia Roberto Costantini

con Sabrina Marciano

Prima nazionale: Formia (LT) – Teatro Remigio Paone – 26 – 27 ottobre 2013

 

Il progetto

“Io sono l’acqua” nasce da un percorso drammaturgico di Roberto Costantini, e si ispira, per grandi linee, alla vicenda biografica dell’Ofelia shakespeariana.

A differenza di questa, però, la protagonista ha un ruolo attivo nei confronti di tutti i personaggi che racconta: la sua parola crea il suo mondo, il suo corpo racconta storie non dette, le sue verità emergono sotto forma di immagini sospese proprio sopra la sua bara.

Lo spettacolo offre notevole possibilità di espressione alla sua unica interprete, poiché è articolato in una scrittura scenica semplice ma dalla simbologia ben strutturata.

La protagonista crea il suo mondo attraverso una parola preziosa, resa tale dai testi di Rosamaria Caputi e Mauro Mazzetti, che diviene talvolta canto, vocalizzo, e che non comunica direttamente il senso ultimo della narrazione: giochi di parole, assonanze e allusioni rimandano costantemente a una verità “altra”.

Verità che emerge, letteralmente, attraverso le capacità narrative del corpo, strumento che contiene ed esalta la dimensione vocale grazie alle rivelazioni del Teatrodanza.

Le proiezioni permettono di leggere quanto di più riposto si annida nella mente della protagonista: dapprima i ricordi più sereni, poi il trauma subito e, infine, il trauma rimosso che la conduce ad annegare nuovamente nella follia.

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La trama

Una donna divenuta tutt’uno con l’elemento che le ha dato la morte, riemerge e fa zampillare parole che rimbalzano come fa l’acqua sui ciottoli.

Quel suo interminabile riprendere fiato, atto che apre con violenza lo spettacolo, le rende la possibilità di costruire un suo mondo attraverso il racconto, spesso interrotto dal dubbio: qual è la verità?

Superato il dolore per la perdita della madre morta di parto, torna l’eco serena di un’infanzia vissuta sulle ginocchia dell’affettuoso padre, di una giovinezza sbocciata tra le braccia del suo amato, di un progetto di vita radioso.

Eppure c’è qualcosa che (dis)turba tutto questo, un valzer malsano, un altare rimasto vuoto, il velo del convento.

Soprattutto l’acqua, che torna a chiamarla a sé, misteriosa e luminosa come la follia, fino a far crollare le sue sicurezze e farle ricordare, ancora una volta e dolorosamente, chi è davvero, e quale destino ancora la attende.

Sabrina Marciano [3]

Foto di copertina. La location della foto di Sabrina Marciano (di Mirko Tommasino) è l’Abbazia cistercense di San Galgano (ruderi a cielo aperto), vicino Siena