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La torre dimenticata

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di Francesco De Luca (Franco)

 .

Chi segue il sito non sbotti leggendo questo titolo. Non ce l’ho con la dimenticanza: prima il porto, ora la torre. “Ma che va truvanno? “

Niente… cerco soltanto di portare alla ribalta testimonianze del passato, impolverate dal tempo.

A proposito: del porto dimenticato (leggi qui) ho trovato menzione anche nel libro di Enzo Bonifacio: Pontio, l’isola di Pilato. A pag. 74 riporta una carta di Anonimo del fine seicento inizio settecento con una indicazione “muro del porto demolito” e il Bonifacio aggiunge: “a ridosso del molo di Ponza è presente il semicerchio di una antica struttura (Muro del porto demolito) che potrebbe essere un residuo della torre tonda o un brano murario dell’antico porto romano”.

Isola di Pontio. Mappa di Anonimo. Fine XVII inizio XVIII sec

Isola di Pontio. Mappa di Anonimo. Fine XVII inizio XVIII sec. (dal libro di Vincenzo Bonifacio Pontio, l’isola di Pilato”; cfr alla fine dell’articolo il file .pdf dell’intera pagina)

Se si guarda l’immagine non c’è dubbio che il luogo sia quello: dalla punta “gialla” a sotto il Municipio.

Saldato il debito di citazione all’ottima ricerca di Enzo Bonifacio, un’altra lampadina si è accesa e riguarda la torre tonda.

Cos’era la torre tonda ?

A Ponza, quando si dice “torre” si allude ad una torre soltanto: quella che troneggia sulla collinetta della Madonna. Innalzata dai Borbone a guardia dell’insenatura, carcere dei prigionieri liberati dai trecento “…giovani e forti” e via dicendo.

E la torre tonda ? C’era… c’era; ora vediamo da quando, con quale funzione, e dove si innalzava.

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Un’immagine dal libro di V. Bonifacio (op. cit.)

“Il solo presidio militare presente in Ponza è la grande torre tonda, posta su di uno scoglio isolato a fianco dell’antico molo e nei pressi di una vasca marina di epoca romana: costituita da quattro piani di cui, al momento, tre sono crollati, ha funzione di difesa, non solo del porto, ma anche del nucleo di abitanti che si è stabilito nelle grotte scavate sulla parete della vicina falesia” (pag. 74 ).

Chi dà queste informazioni? Le dà il Governatore di Gaeta de Barrientos in una lettera inserita nella Consulta alla regia Camera (1583).

Il Governatore ci dice notizie sulla torre, ma anche sugli abitanti insediati nella zona retrostante la Caserma dei Carabinieri su su fino alla collina di Mangiaracina.
Egli s’era informato di tutto per volontà del  Regno di Napoli (divenuto per eredità, tramite i Farnese, proprietario dell’isola ) in conflitto col Vaticano .

C’era stato infatti nel passato il proposito di Pier Luigi Farnese di colonizzare l’isola. A tal proposito diede mandato di progettare una fortificazione completa dell’isola. Progetto che fu elaborato (Progetto di fortificazione e colonizzazione dell’isola di Ponza del sec. XVI. ASN mappa b1219 e38 ).

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Un’altra immagine dal libro di V. Bonifacio (op. cit.)

Ma già il grande architetto De Marchis aveva esplorato l’arcipelago per mandato dei Farnese in epoca precedente e aveva disegnato una mappa in cui alloca in Ponza una torre rappresentata quadrata  – in realtà essa era tonda –  nota il Bonifacio (pag. 48 ).

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Ma la cosa si complica: perché un papa precedente ai Farnese, tale Sisto IV (1479 )  aveva avuto, anche lui, l’intenzione di colonizzare l’isola.
Il tentativo fallì ma lasciò in Ponza una torre, che poi i Farnese adottarono, tanto che il Tricoli scrive “era cilindrica, fu edificata dalla famiglia Farnese sopra l’isoletta che rimane al centro del porto, dai Turchi diroccata nel 1635, e chiamata Torre del Giudicato (pag. 16).

Due torri dunque? Certo, sentiamo cosa scrive l’Apollonj Ghetti (pag. 231): “Nei dintorni della Torre quadrata questi nuovi abitatori avevano fatto molte case, grotte ed altri comodi, essendovi ad un tiro di fucile l’immensa grotta magazzino di provvisioni per vitto, e con la fabbrica di vetro. Al molo del porto vi era prossima una isoletta, sulla quale dai cennati appaltatori si era costruito un casamento di sette stanze, con altra torre rotonda la cui muraglia era…”.

Dove erano ? Una, quella di origine romana, presumibilmente in zona Chiesa; l’altra  (quella del Giudicato) non so dove potesse  stare quell’isoletta al centro del porto; non ne ho trovato traccia.

Come si vede la Torre attuale ha precedenti.
C’era sicuramente quella tonda e ce n’era un’altra che talvolta è descritta tonda e talvolta quadrata. Non sono riuscito a dipanare la matassa.
File .pdf allegato sul porto dimenticato: Una pag. dal libro di Vincenzo Bonifacio

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Le fonti sono:
Apollonj Ghetti – L’arcipelago pontino – Fratelli Palombi Editore;
Giuseppe Tricoli – Monografia per il gruppo ponziano – Caramanica Ed.;
Vincenzo Bonifacio – Pontio l’isola di Pilato – Vianello libri.

 

Appendice del 20.03.2014  a “La Torre dimenticata” 

di Francesco De Luca
Quando si dice: quattro occhi sono meglio di due. E sì perché l’amico Sandro Russo mi ha fatto notare, riguardo all’articolo sulla Torre, che alcune affermazioni  vanno riviste.

Eccomi pronto, nelle mie limitazioni, a portare chiarimenti e a chiedere l’aiuto di altri per precisazioni più appropriate.Ho ripreso di nuovo il Tricoli, il De Rossi, il Bonifacio per cercare di rispondere al seguente quesito di Sandro: ma la Torre è stata opera ex novo dei Borbone o non piuttosto innestata su una precedente di marca farnese ?

In breve il mio risultato: della torre quadrata parla, come ho riferito, il De Barrientos sul finire del 1500 e informazioni non difformi sono riportate dal Pacichelli nel 1685. Se ci si aiuta con le mappe pubblicate da Bonifacio, antecedenti la colonizzazione, essa (torre quadrata) doveva situarsi sulla collina della Madonna, dove attualmente sta ‘La Torre’ attuale.

Era a presidio del porto dimenticato di origine romana ? Non ci sono  riferimenti precisi e a me appare improbabile. Dunque non era quella a difesa degli insediamenti romani in zona Martirìa (in zona Chiesa), anche perché quella era rotonda e stante su una lingua di terra. Non era nemmeno quella sull’isolotto in mezzo al porto, edificata dai Farnese e denominata del Giudicato.

Era un’altra torre.

Innalzata dai Farnese? Probabilmente se ne servirono, quando decisero di colonizzare l’isola in virtù dell’enfiteusi. Ma non ho trovato riscontri. Era su rovine romane?  Di rovine romane ce n’erano sulla collina della Madonna e ce ne sono ancora, ma cosa ci fosse esattamente su quello sperone non lo so.

Capisco la delusione: finire l’articolo con una ammissione di ignoranza è brutto ma chi più sa dia il suo contributo!

 

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2 commenti per La torre dimenticata

  • La Redazione

    Franco De Luca ha apposto un’appendice al suo scritto su “La Torre dimenticata”.
    La si trova in calce all’articolo

  • Enzo Bonifacio

    Caro Franco,
    le tue perplessità sulle torri di Ponza sono legittime poiché sono generate dalla confusione e dalle notizie contraddittorie tramandate dalle fonti storiche.
    Anch’io a suo tempo sono stato preso dai medesimi dubbi, ma ritengo che sia necessario rivolgersi alla fonte primaria che è rappresentata dalla Consulta alla Regia Camera che riporta fedelmente il rapporto del generale Barrientos del 1854. La torre tonda era già esistente all’epoca della visita dell’ufficiale a Ponza, per cui era già stata edificata in precedenza, forse durante l’occupazione dei Carafa, ma è anche possibile che sia collegata alla presenza dai gaetani sull’isola.
    La planimetria della torre era circolare secondo i dettami delle costruzioni militari anteriori al Cinquecento ed era alta non più di una trenta metri. Dalle mappe del periodo farnese si evince la sua presenza nella zona dietro la caletta ed in prossimità della vasca romana da cui si accedeva all’ingresso; la posizione più probabile ove immaginare la presenza della torre ritengo sia il rilievo sullo sperone di roccia gialla che sovrasta la stessa vasca ed è possibile che ricalcasse parzialmente la curva tonda del muro dietro la capitaneria. Del resto non ci sono evenienze murarie o resti del pozzo in cui fu posto l’esplosivo per farla brillare.
    La torre quadrata (l’attuale Torre Borbonica) fu, sempre secondo il Barrientos, edificata dai Farnese in località sopraelevata (la collina della Madonna) proprio per coprire con il fuoco dei suoi potenti cannoni tutto lo spazio antistante la baia del porto che non poteva essere garantito dalle piccole bocche di fuoco della torre tonda.
    La torre durante il periodo farnese fu amministrata da un castellano che inviava periodicamente le sue relazioni al Duca di Parma così come ho potuto verificare dalla intensa comunicazione epistolare.
    Con il passaggio dell’isola all’amministrazione borbonica la torre fu restaurata e continuò a rappresentare il principale presidio militare dell’isola; attualmente in accordo alla tradizione continuiamo a chiamarla “Torre Borbonica” ma, per rispetto delle evidenze storiche ed architettoniche sarebbe più giusto denominarla “Torre Farnese”.
    Dell’antica torre romana, come giustamente affermi, non vi è nessun riscontro, le strutture che si palesano dal mare sotto la costruzione appartengono ai resti della villa imperiale.

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