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Il profumo di Ponza

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di Sandro Vitiello
Mare di ginestre

 .

dal ‘Blog’ di lunedì, 8 ottobre 2007

La prima volta che mia moglie, milanese, venne a Ponza “fuori stagione” arrivammo in una sera di primavera: era buio, c’era un po’ di vento e aveva piovuto da poco.
Niente di particolare.
Andammo a dormire molto tardi dopo aver chiacchierato a lungo con parenti e amici che erano venuti a trovarci.
La mattina successiva era ancora scuro quando la vidi seduta in mezzo al letto che mi guardava con un’espressione estraniata: per la prima volta in vita sua era stata svegliata non dai rumori o dalla luce, ma da un intenso profumo.
Quello delle ginestre.
La collina dell’Incenso e tutto il resto dell’isola erano coperte da un’enorme tappeto giallo e quei cespugli in fiore riempivano l’isola di una fraganza unica: delicata, gentile ma persistente.
La nostra isola si fa riconoscere non solo dai suoi scenari stupendi ma anche dalla ricchezza dei suoi profumi.

S.V. Profumi di Ponza.1

Una mattina di maggio di almeno venti anni fa.
Alle sette di mattina, con un mare calmo come l’olio, io e mio padre stiamo tornando dalle “scoglietelle” dopo aver tirato su le reti.
Si guasta il motore fuoribordo e si procede con i remi.
Non si vede anima viva in giro: nessuna barca, solo un gabbiano che dondola sulle poche onde lunghe.
Passiamo davanti alla spiaggia di Cala Felce, noi due da soli, con la nostra barchetta e l’unico rumore è quello dei remi della barca che tagliano l’acqua.
Il ricordo più chiaro di quel momento è il profumo degli scogli, delle alghe, della salsedine, di quel mare. Chi ha fatto qualche corso da sommelier impara ad inchiodare nella mente alcune sensazioni che spesso assumono definizioni folkloristiche.
Io quella mattina ho deciso che il profumo più buono del mare si chiama “Cala Felce”.

S.V. Profumi di Ponza.2

I bambini di Ponza, una volta, avevano l’obbligo di andare a raccogliere in giro l’erba che sarebbe stata usata come cibo per i conigli di casa.
In un pomeriggio d’inverno io col mio sacco di juta mi avvio verso ’u Caparanno.
Mentre raggiungo la cima della collina mi accorgo che dall’altra parte c’è un vento incredibile, molto freddo, mentre sul lato che guarda a ponente c’è un sole stupendo.
Magia delle isole.
La cosa migliore è rimanere sottovento e godersi quel sole così dolce, sdraiato come una lucertola.
Per quel giorno i conigli mangeranno erba secca.
Dopo qualche istante arriva al naso una sensazione sempre più forte di erba, di muschio e di salsedine.
Stare sottovento fa sì che i normali profumi di quel luogo diventino così forti che sembra si attacchino alla pelle.
Col passare degli anni ho dimenticato tante cose, anche importanti,  che mi sono capitate.
I profumi della mia isola io non me li scordo!

S.V. Profumi di Ponza.3

P.S. – Devo dire anche che ogni tanto, da un po’ di anni a questa parte, si sentono anche odori di cui non dobbiamo andare fieri; se qualcuno provvedesse sarebbe meglio.

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Un commento a “Il profumo di Ponza”
Non stento a credere al tuo racconto. Anche io porto dentro di me i profumi della campagna , l’odore del fieno , il “profumo” di cose che qualcuno giudica sgradevoli; e chissà quanti altri effluvi saranno passati attraverso le mie giovani narici. Vorrei sentire anche io i profumi della primavera di Ponza. Purtroppo in agosto l’odore tipico che si sente nelle strade è spesso quello più volte sopportato nelle nostra città. Una caratteristica che ovviamente accomuna le località di vacanza.

(Postato mercoledì, 10 ottobre 2007 da Roberto)

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