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Politica e spopolamento: responsabilità e progettualità

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[1]

di Francesco De Luca (Franco)
Spopolamento [2]

 .

Che sia progressivo lo spopolamento dell’isola nel periodo invernale è un dato che anche l’Amministrazione Vigorelli ha costatato in questi due ultimi anni.

Che si sia soltanto immaginata una “politica” che ponesse un freno al fenomeno non è da supporre visto che iniziative in proposito non sono state poste in essere (oggi come in passato). Anche perché tali iniziative avrebbero dovuto (e dovrebbero) interessare della vita isolana aspetti economici e sociali, culturali e di svago.

Non è nemmeno da escludere che lo spopolamento sia considerato dagli attuali amministratori un effetto di scelte delle passate gestioni politiche, le cui negatività, di cui non si sentono responsabili, si evidenziano oggi.

Insomma il fatto ha natura complessa: viene da lontano, si è impastata con fattori di costume, si innesta in una dimensione nazionale, la sua gestione sembra locale ma in effetti è globale.

A ciò si aggiunga che questa Amministrazione è stretta nella morsa di un bilancio magro nelle entrate e gigantesco nei debiti, e aspira a valorizzare il turismo come forza economica trainante (giacché molto s’è puntato sulle iniziative di attrazione estiva).
Si può concludere pertanto che, per l’isola, la strada amministrativa tenta una salvezza quasi esclusivamente economica, e perciò privilegia il periodo estivo .

Lo spopolamento procede indisturbato perché si muove su vettori diversi da quelli che assillano l’Amministrazione. Si avverte in tutti i settori della vita isolana (socio-economici, culturali e di svago) ma ad un livello diverso.

Il percorso amministrativo è incardinato sui problemi economici (risparmi, tasse, debiti) e spazia in una dimensione pubblico-amministrativa; il percorso socio-collettivo si snocciola su volontà individuali dove si mischia la richiesta di divertimento con la necessità dei trasporti, con la presenza di un prete in parrocchia, con la richiesta di un bar aperto la domenica.

Se ne deduce, anche a sentire i pareri espressi su questo sito, che una divaricazione esista fra le due strade; da qui lo scoramento e la delusione.
Perché?
Perché lo spopolamento è avvertito dai residenti come abbandono, come insicurezza. Categorie queste non di natura economica ma d’altro. È come se ci si sentisse  non “tutelati”.

Lo spopolamento invernale ha origine “individuale” (privato), giacché è il singolo o la famiglia a prendere questa decisione, ma si ripercuote sul gruppo sociale (pubblico) giacché la “socialità” ha, fra le sue connotazioni, quella “quantitativa”.
Un gruppo sociale vive di idealità ma si fonda su un numero di persone che professano l’appartenenza.

E allora?
Allora io credo che l’Amministrazione abbia un ampio campo operativo in cui poter far brillare il suo intervento (come le parole dell’assessore Franco Ambrosino attestano). Anche per evidenziare la sua discontinuità col passato, e tentare, innovativamente, una politica per la residenzialità.

L’espressione può impressionare, ma è possibile connettersi con le forze vive sull’isola, e programmare interventi che accostino l’Amministrazione alla collettività e diano ai singoli la certezza di farvi parte.
Provvidenziali sono i rimandi suggeriti dai redattori del Sito.
Così come, da queste pagine, sono emerse disponibilità professionali e volontaristiche che potrebbero fungere allo scopo, senza onere per il Comune e con beneficio di tutti.

Sono sicuro che l’Amministratore ha individuato ormai queste possibilità  e penso che promuovere in essi un impegno “sociale” (pubblico) sia fattibile e meritorio.
Con lo scopo di provarci, di tentare a osteggiare in modo consapevole, questo  “malessere”.

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