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Alle radici dei guasti attuali

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Erminio Di Nora
Porto. Anno 1963

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Condivido con voi una riflessione datata, sullo spopolamento delle isole minori, considerandone uno degli aspetti.
E. D. N.

 

Alla c.a. del Ministro per le Politiche Agricole
On. Giovanni ALEMANNO

Oggetto: La sconfitta delle spadare di Ponza.
Egregio Signor Ministro,
Le scrivo per portare alla sua attenzione alcuni dei problemi che interessano la pesca in Italia ed in particolare la Regione Lazio e la Provincia di Latina.

Il D.M. 25 luglio 2002 (Piano spadare), pubblicato sulla G.U. del 9 dicembre 2002, rappresenta purtroppo una ennesima sconfitta per l’intera categoria dei pescatori professionali, che dovranno accontentarsi di poche migliaia di euro per dismettere un’attività che per decenni ha dato occupazione a centinaia di abitanti dell’isola di Ponza ed a migliaia di pescatori in tutta Italia.

La riconversione, così come prevista dal decreto, non è assolutamente in grado di garantire la continuità dell’occupazione, del reddito, ma soprattutto non potrà  incentivare quelle famiglie che vorranno continuare a risiedere sull’isola, portando la stessa verso quello spopolamento che da tempo  viene denunciato .

Anche per questo motivo, in occasione di incontri con esponenti politici del suo partito, avevo suggerito di inserire le isole minori tra le aree che avrebbero potuto usufruire del credito d’imposta per i nuovi investimenti.

Sono fiducioso che la Regione Lazio, forte dell’interessamento dei propri rappresentati istituzionali locali, interverrà per integrare il contributo indicato nel decreto sopra menzionato ma, purtroppo, devo constatare che se per i primi ritiri era prevista l’integrazione in licenza con il sistema ferrettara, per questi ultimi rimasti ciò sembra non essere citato nel Decreto in oggetto e, per di più, rimane difficile pensare che una imbarcazione di 20/30 tonnellate possa essere adibita alla pesca con reti da posta in quanto, oltre ad avere costi di gestione molto elevati, andrebbe ad interferire con la già difficile attività svolta dalla piccola pesca costiera; una lotta tra poveri, un conflitto già in atto, in considerazione dell’utilizzo della rete ferrettara secondo modalità più restrittive rispetto a quelle previste dalla UE come ad esempio la pesca entro le tre miglia dalla costa.

Per quanto sopra esposto, con questa breve nota chiedo quindi, ove possibile, un suo diretto interessamento e, restando a  disposizione per ulteriori chiarimenti, porgo distinti saluti e le auguro buon lavoro.

Minturno, li 11/01/03

Distinti Saluti

Erminio dott. Di Nora
(già Consigliere per il Ministro per le Politiche Agricole)

 Rete

Aggiornamento, a distanza di undici anni

A parte questa lettera, che fa riferimento a una problematica specifica, tre Parlamentari Pontini ( On. Conte, Sen. Pedrizzi, Sen. Forte ) furono da me sensibilizzati sul problema spopolamento, e a tal proposito hanno presentato altrettante interrogazioni, che al loro interno vedevano anche possibili soluzioni. Purtroppo i Governi che si sono succeduti, come anche quelli Regionali, non hanno compreso che le isole sono regolate da proprie specificità, come affermava il buon Beniamino Verde.

Nelle interrogazioni erano previsti crediti d’imposta per investimenti “puliti”, e molto altro.

Molti motopescherecci che non avevano potuto avere accesso al premio per la demolizione avrebbero potuto essere utilizzati per la ricerca, l’analisi delle acque, il trasporto dei passeggeri, controlli, visite guidate, ecc….

Oggi, con i problemi economici delle imprese di trasporto marittimo, nonostante gli sgravi per il cabotaggio, ci ritroviamo a riflettere su misure proposte da più di un decennio.

L’unità aiuta indubbiamente a superare questa fase di profonda crisi.

Erminio Di Nora

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Foto di copertina: un’immagine del porto, anno 1963 (Archivio Giovanni Pacifico)

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2 commenti per Alle radici dei guasti attuali

  • sandro vitiello

    Mi permetto di segnalare due fatti recenti a conferma – in negativo – di quanto scritto sopra.
    Da questo inverno alcune delle ormai poche barche da pesca ponzesi, hanno deciso di “fare base” in qualche porto della costa: Gaeta o Formia.
    Non passerà molto tempo e anche queste saranno “famiglie perdute”.
    Anche se alcuni tipi di pesca sono ancora soddisfacenti, il pesce di Ponza “non vale niente”.
    Nei pochi giorni di bel tempo che questo inverno ha regalato, con le reti si sono pescati decine di quintali di pregiatissimo merluzzo.
    Viene portato a terra e valutato al pescatore intorno ai 3 euro al kilo.
    Per di più è di qualche mese fa la polemica che il camion che porta il pesce sulla costa debba essere “accompagnato” da un dipendente della pescheria, con costi ulteriori che ovviamente, alla fine, vengono scaricati sul valore del pescato.

  • polina ambrosino

    Lo spopolamento è causa, non conseguenza della crisi isolana, come molti sostengono. Lo spopolamento è iniziato quando la crisi era ben lungi dal venire e se solo si facesse un censimento di quali famiglie negli ultimi 10 anni si sono trasferite, solo l’1% di esse è andata via per motivi di lavoro, tra queste le famiglie dei pochissimi pescatori rimasti. Ora non siamo qui a fare un’analisi sociologica dei perché e percome si sia arrivati a questo, in quanto si è già detto tutto e il suo contrario, ma per far vivere un paese ci vuole l’amore per esso, il coraggio di rimanerci, la forza di fare, nel proprio piccolo, il massimo e, soprattutto, sapere anche accontentarsi quando i guadagni non sono più gli stessi degli anni d’oro. Andarsene perché è dura, perché c’è poco, perché i trasporti, la scuola, la sanità non funzionano egregiamente, servirà SOLTANTO a creare un paese in cui il poco diventerà NULLA. Per la cronaca, due giorni fa, in un tg, è passato un servizio in cui un paese della campagna toscana, diventato paese fantasma, abbandonato dalla sua gente per altri lidi, è stato ripopolato da immigrati che si sono dedicati a quelle attività semplici, umili, certo non da miliardari, che nessuno voleva più fare, e adesso quel paese è rinato, produce e VIVE. La sostanza della vita non è solo nel fare soldi a palate, che possono finire, come sta accadendo, ma imparare a vivere con meno, ma con perseveranza di intenti e fiducia nei tempi migliori che arriveranno per chi , nelle tempeste, non abbandona la nave.

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