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Per un’ordinata lettura dell’euro

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di Vincenzo Pagano

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L’euro di nuovo alla ribalta. Ritorna il prof. Vincenzo Pagano con un articolo che, ancora una volta,  non lascia dubbi sul futuro della moneta unica. Siamo a pochi mesi dalle elezioni europee ed è un bene che se ne discuta. Da tempo sull’argomento si registrano posizioni varie e contrastanti. Ormai è opinione anche degli europeisti più convinti quella che se non vengono attuate, senza ulteriori tentennamenti, delle coraggiose politiche progressiste che portino ad una vera Federazione di Stati, effettivamente la costruzione monetaria europea rischia di crollare con conseguenze devastanti per le economie dei singoli Stati. Dal canto nostro siamo convinti che sarà proprio la minaccia di tali conseguenze a spingere i governanti europei ad adottare le giuste soluzioni, prima fra tutte quella della creazione di una BCE forte ed autonoma.
E’ tempo, come ha anche sollecitato il presidente Napolitano nel discorso di fine d’anno, di “trovare il
coraggio di sfide storiche pari a quelle vinte dai nostri padri europeisti dopo la seconda guerra mondiale.
La Redazione

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La vera genesi dell’euro va individuata molto prima del crollo del muro di Berlino e la riunificazione della Germania.
Con il crollo del sistema di Bretton Woods nel 1971 basato sui cambi fissi e pertanto favorevole all’industria sulla finanza incomincia la seconda fase del capitalismo post 1945. Questa seconda fase basata sui cambi flessibili, e pertanto favorevole alla finanza, e’ caratterizzata appunto dall’ascesa globale del capitale finanziario. L’euro deve essere compreso in questo contesto di globalizzazione finanziaria come un’altra divisa mondiale speculativa.
Speculativa più delle altre monete in quanto scollegata da un vero Stato. Già nel marzo del 1972 con il serpente nel tunnel e ancor di più con la creazione del sistema monetario europeo (SME) del 1979 si gettarono le basi per costituire un processo forzato di convergenza monetaria. Nel giugno del 1988 sotto la direzione di Jacques Delors si mise a punto la necessità di creare una nuova Istituzione per la politica monetaria: la Banca centrale europea (BCE) . Con la caduta del muro di Berlino, l’unificazione tedesca e il crollo dello SME nel 1992 si crearono tutte le condizioni per avere l’euro come moneta unica. Ma nacque un mostro! Un ibrido mai visto prima fra denaro creditizio non convertibile delle banche centrali e denaro-oro del secolo XIX.

La Banca Centrale

nuvole sulla BCE

L’evoluzione della Banca Centrale va da banca di risconto per le banche commerciali a banca di emissione e quindi banca del governo. La Bank of England studiata da Marx ci dimostra tutta la forza della Banca Centrale che possedendo il monopolio delle riserve monetarie (auree) garantisce la convertibilità del denaro creditizio da essa emesso. La continua evoluzione del capitalismo in una delle fasi più dinamiche della sua storia che va dalla fine dell’Ottocento fino alla grande Depressione è caratterizzata da una crescente accumulazione di capitale.
Il peso del credito ed il ruolo dei depositi sono stati generalizzati come mezzo di circolazione e pagamento. Quest’onda lunga di accumulazione non poteva non avere al suo interno anche le crisi monetarie. Conseguentemente si sono avute anche delle sospensioni nella convertibilità del denaro della banca centrale. La più’ famosa sospensione ovviamente è quella determinata dalla crisi degli anni trenta. Con questa crisi e il maturare del capitalismo, la Banca Centrale è diventata un ramo speciale del governo.

La caratteristica della Banca Centrale moderna e’ l’inconvertibilità del suo denaro creditizio e quindi in teoria ne può immettere in quantità illimitate. Ma questo non può avvenire (o si crede nella magia) e pertanto la Banca Centrale deve poggiare sul fondamento dello Stato. Quindi le funzioni della banca centrale fra il governo e le varie banche è essenziale per uno scorrevole mantenimento del capitalismo contemporaneo che naviga in un contesto di rallentamento di accumulazione, se non di crisi. Con questo rallentamento, e specialmente durante la crisi, ci deve essere una grande immissione di denaro creditizio come è avvenuto in America ed altrove, ma poco nell’ Eurozona.

La Banca Centrale Europea e’ strutturata indipendentemente dagli apparati legislativi e pubblici delle nazioni europee. Emette denaro creditizio non convertibile non avendo un rapporto diretto con lo Stato né un ministero del Tesoro. Ciò è indispensabile se si desidera togliere di mezzo la possibilità di finanziamento diretto delle spese dello Stato da parte della Banca Centrale e mantenere basso il livello di inflazione (eliminare la monetizzazione del debito pubblico). Ma l’unica possibilità per cui il rapporto fra la banca centrale e l’amministrazione dello stato manca è perché manca anche lo stato stesso. Di stati ce ne sono tanti nell’Eurozona, ma manca quello più importante: un solo stato sopranazionale. Di conseguenza la Banca Centrale Europea non e’ una vera banca centrale ma solo operante come banca centrale di un insieme di banche centrali nazionali (BCN). Le Banche Centrali Nazionali servono per finanziare le banche commerciali e la BCE può intervenire solo indirettamente sul mercato secondario dei titoli pubblici. Quindi l’euro come denaro comune all’ Eurozona non esiste. Esistono gli euro nazionali dei diversi paesi dell’ Eurozona e l’euro emesso dalla BCE. Fino a quando si è in una fase espansiva dell’economia può anche andar bene, ma appena subentra una crisi economica si va in tilt come e’ successo con la crisi del 2008. Dopo cinque anni prevale ancora un nervosismo sui mercati per la tenuta dell’euro!

Con l’insorgere della crisi del 2008 si e’ avuto un’impennata del debito pubblico per far fronte alla diminuzione delle entrate fiscali ed una maggiore spesa pubblica. Questo innalzamento del debito pubblico in rapporto al reddito nazionale non ha avuto alcun risvolto al di fuori dell’Eurozona, mentre nell’Eurozona ha costretto i vari governi nazionali a trovare fondi necessari e di conseguenza ad indebitarsi.
L’assenza della BCE ha cosi trasformato il debito pubblico dell’Eurozona in un debito privato. Con l’assenza della BCE si assoggettano gli interessi degli stati al settore finanziario e s’inserisce una bassa inflazione se non una deflazione.
Ma con la deflazione diventa più difficile ridurre il valore reale dei debiti pubblici. La natura privata dei debiti pubblici (non avendo più garanzia dalla BCE) di Eurolandia associata alla possibilità di default ha permesso ai capitali impegnati nei titoli di stato dell’Eurozona di spostarsi verso un più sicuro impiego. Naturalmente si è optato per  i risk-free: titoli del tesoro americani e titoli del tesoro tedeschi facendo aumentare lo spread esponenzialmente fra il tasso di interesse sul debito pubblico tedesco e i tassi sui debiti degli altri stati dell’Eurozona. La prova sta nel fatto che le nazioni con la propria moneta non hanno visto un aumento dello spread (rispetto alla Germania, per esempio). L’ aumento del debito pubblico è stato superiore per gli Stati Uniti, il Giappone e l’Inghilterra rispetto ai paesi dell’Eurozona, ma lo spread fra i loro titoli di stato e quelli tedeschi è rimasto stazionario se non diminuito; questo è anche vero per altri paesi europei al di fuori dell’area Euro. E’ inutile fare propaganda attribuendo l’innalzamento dello spread al debito pubblico.

Con la prossima crisi si affacciano due scenari: far pagare soprattutto al popolo lavoratore gli inevitabili aumenti del debito pubblico come è successo per l’ultima crisi o un automatico impedimento alla crescita del debito pubblico e il fiscal-compact va in questa direzione.

Infatti, quello che i vari governi dell’Eurozona stanno predisponendo ora – ossia l’automatico impedimento al deficit (annuale) pubblico – toglierà loro l’unico strumento che hanno per fronteggiare la parte acuta della crisi, ergo ne seguirà un inevitabile disastro in quanto gli stati diventeranno insolventi e tutte le contraddizioni emergeranno fra le varie banche centrali nazionali e la fuga verso i safety (1). Le Banche Centrali Nazionali dei paesi creditori chiederanno la liquidazione degli asset alle altre banche centrali nazionali e l’euro emesso da una banca centrale divergerà da quello emesso da un’altra. Senza saperlo o facendo finta di non saperlo i governi stanno preparando il crollo dell’euro.

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(1) safety: beni ed attività finanziare dotate di maggiore sicurezza (NdR)

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1 commento per Per un’ordinata lettura dell’euro

  • Luigi Di Meglio

    Come ben descritto nell’articolo, il problema principale risiede nella impossibilità/scarsità di intervento della BCE nel finanziare i deficit governativi. Le regole che governano l’Unione Europea sono state pensate soprattutto per contenere eventuali aumenti dell’inflazione e non i periodi recessivi (combattuti, ad esempio, attraverso l’attuazione di manovre anti-cicliche). Gli stati, dopo aver perso la possibilità di attuare direttamente politiche monetarie, stanno perdendo anche la facoltà di compiere politiche economiche in deficit (a seguito di accordi come il Fiscal Compact). Tra l’altro, ci sono molte difficoltà anche nell’applicare delle compensazioni di bilancia commerciale fra paesi con forte surplus (Germania) ed altri in deficit(Italia). Una possibile soluzione, proposta da vari economisti, potrebbe essere un sistema basato sul “Bancor” enunciato da J.M. Keynes quasi 70 anni fa. Ad oggi, però, i governi vanno in tutt’altra direzione.

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