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“I vandali a scuola” – Commento e riflessioni

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di Polina Ambrosino

vandalismo a scuola

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Ciò che è successo la scorsa settimana, alla scuola elementare di Cavatella,  è talmente grave d’aver suscitato non solo sdegno e collera ma anche grande preoccupazione, molto bene evidenziata  da Polina Ambrosino nel commento fatto all’articolo di Silverio Lamonica (leggi qui).
Essendo tante le problematiche affrontate da Polina, anche come “addetta ai lavori”,  il suo scritto  è stato scorporato dalla sezione “Commenti” e viene presentato come articolo autonomo.

La Redazione

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Lunedì scorso, all’apertura del plesso di scuola primaria (elementari) di Cavatella, il personale di servizio trovava la porta aperta, porta che si può aprire solo dall’interno. Ad una prima occhiata sembrava tutto a posto, ma poi, arrivando io, ed entrando nell’aula di mia competenza, trovavo tutto il pavimento, i banchi, la cattedra e alcune sedie , imbrattate con tantissimo sapone liquido, per togliere il quale è occorsa l’intera giornata.

La mia classe si è momentaneamente spostata in un’altra aula, libera solo perché quest’anno, nel plesso, manca la classe V.

Ma questo gesto è solo l’ultimo di una lunga serie: il campetto antistante la stessa scuola è tenuto malissimo e chi lo utilizza non si cura di portar via i rifiuti che produce (bottiglie, lattine, carte di patatine e quant’altro) né di evitare danneggiamenti alle porte e alla recinzione; tutte le fioriere sono state spostate e gettate per terra, le pale dei fichi d’india tirate ovunque; i vetri della stanza al primo piano della scuola, evidentemente utilizzati come tiri a segno, sono tutti e otto crepati.

Più volte alcuni ragazzini, minorenni, sono stati visti arrampicarsi sul tetto della scuola per recuperare palloni, mettendo a rischio la loro sicurezza e,  purtroppo,  anche quella della scuola: se dovessero farsi male si innescherebbe la macchina dei controlli che non perdonerebbero nessuna mancanza in tema di sicurezza, e possiamo ben immaginare quali conseguenze, simili controlli potrebbero avere…

Inoltre, prima che io arrivassi, altri danni erano stati apportati al plesso sottostante della scuola dell’infanzia nonché a quello delle medie, al primo piano, dove ex alunni hanno devastato infissi e suppellettili.

Di certo questi miei scritti non mi creano simpatie fra i ragazzi, ma so che molti di loro non c’entrano con simili gesti e vorrei che fossero loro, i primi, a denunciare i “compagni” responsabili: coprire questi gesti non è solidarietà ma vigliaccheria.

La scuola, la strada, i campi sportivi, sono costati lacrime e sangue ai ponzesi.
Le vecchie generazioni non hanno avuto la fortuna di avere scuole che fossero scuole: si insegnava in case adibite a scuole, senza nemmeno i servizi igienici. I campi sportivi sono arrivati negli anni ’90, e anche la mia generazione ha sofferto la mancanza di attrezzature sportive, e ciò nonostante i ragazzi di allora si distinguevano nei giochi della gioventù, nei tornei di calcetto a Ponza dove giocavano anche dieci squadre mentre oggi si fa fatica a farne una per andare a giocare fuori, si distinguevano nel ping pong e nel dragon boat pur non avendo sponsor, né sovvenzioni.

Solo LA VOGLIA DI FARE teneva insieme quei ragazzi.
La voglia di divertirsi e di fare bene, di mettercela tutta e di vincere. Un orgoglio li spingeva a fare tutto ciò: un sano orgoglio.
Anche noi ci lamentavamo che a Ponza non c’era gran che, anche noi protestavamo perché ci sentivamo incompresi e non curati… ma CI DAVAMO DA FARE, e il nostro divertimento non era quello di devastare.
Le “guerre” si facevano, le scorribande pure, ma la nostra vecchia scuola non è mai stata preda di assalti, né nessuno si sognava di andare a rompere quelle due porte del vecchio campo sportivo di Le Forna…

Spero che questa società così ‘usa e getta’, cosi annichilita dal troppo che storpia, sappia trovare in sé quel sano orgoglio che fa crescere sani, con una dignità, che faccia trovare la strada giusta per far tornare Ponza l’isola in cui i ragazzi si distinguano nello sport come nella scuola, come nell’arte.
Ai ragazzi vorrei dire di non accontentarsi di questa miserabile strafottenza che non fa apprezzare quello che si ha.
Sarebbe il caso di organizzare un grande incontro con tutte le categorie sociali e, soprattutto, con le famiglie, affinchè si aprano gli occhi, ci si confronti e si capisca che così non si va da nessuna parte.

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