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Euro sì, euro no (2)

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di Vincenzo Di Fazio (Enzo)

euro si euro no

 

per la prima parte, leggi qui

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Per quanto riguarda il nostro paese, se da un lato l’adozione dell’euro ci ha consentito di sostituire una moneta debolissima, che ci provocava continue crisi finanziarie, dall’altro, non avendo posto in essere adeguati controlli, ha determinato quasi in maniera generalizzata il raddoppio dei prezzi. È stato fin troppo facile arrotondare tutte le cifre come se un euro valesse mille lire.
È mancata una vigilanza attenta e responsabile sull’evoluzione dei prezzi e questo è una colpa gravissima dei governi che si sono succeduti dopo l’ingresso dell’Italia nell’euro.

Oggi l’euro  è una valuta autorevole su scala internazionale, in stretta competizione con il dollaro americano. È la valuta di una zona economica che esporta in una misura maggiore degli Stati Uniti, dispone di mercati finanziari ben sviluppati ed è sostenuto da una banca centrale di calibro mondiale ed è, sotto molti aspetti, un’ovvia alternativa al dollaro.
Sebbene al momento sia di moda affrontare la questione nei termini più cupi, rimane il fatto che è una moneta utilizzata in tantissime transazioni internazionali e fa parte delle riserve di valuta estera di molte banche centrali.

Far nascere la moneta unica europea prima di aver realizzato un’Europa politica e culturale è stato sicuramente insieme un atto di coraggio ed un azzardo.

Scriveva, qualche giorno fa Piero Ottone su “La Repubblica”:

“..l’adozione prematura dell’euro è stata figlia dell’idealismo, l’idealismo di chi insegue un antico sogno, un’Europa federale in grado di competere con le potenze economiche generate dalla globalizzazione. A Occidente gli americani, del Nord e del Sud, che fino ad un certo punto hanno imparato a collaborare fra loro; a Oriente i cinesi, gli indiani, i giapponesi, coi loro satelliti: solo facendo causa comune gli europei sarebbero stati in grado di fronteggiare gli uni e gli altri. Per questo si mise in atto l’unione doganale, che ha portato tanti benefici, E si è pensato che l’unione monetaria avrebbe completato l’opera.
Così è nato l’euro, prima del tempo: non per malizia, non in seguito a losche manovre; ma per le false speranze di chi sogna un’Europa federale. Ci si è illusi che la moneta comune avrebbe accelerato l’unificazione del continente…”

Oggi non è tanto avere dei ripensamenti sull’euro quanto averli sull’Europa.

È diventato improcrastinabile che i governi dei vari paesi, soprattutto quelli più forti, facciano tutti gli sforzi possibili per realizzare quei provvedimenti necessari per uscire dall’attuale situazione di impasse, è indispensabile rendere la BCE più autonoma, alla stregua della FED americana e costruire un Parlamento europeo con poteri legislativi più adeguati; è importante trovare accordi per una politica economica più flessibile (fondamentale nei periodi di crisi) attraverso la revisione dei criteri di rigidità ed austerità previsti dai trattati; è auspicabile destinare più risorse alla ricerca e alla cultura per avere più progresso e più sviluppo.

Può essere così rimossa quella brutta idea che viene fuori da una famosa copertina dell’Economist dello scorso mese di dicembre dove i governanti europei danno l’impressione che, dimentichi della crisi, a braccetto, ridendo e cantando, stiano correndo verso il precipizio.

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A conclusione di questa serie di considerazioni, che hanno appena sfiorato una questione su cui tanto si discute e che hanno solo lo scopo di stimolare delle riflessioni, mi piace ricordare un evento di cui non si è molto parlato e forse non a tutti è noto: l’assegnazione del premio Nobel per la pace nel 2012 all’Europa. Tra le motivazioni si legge: perchè “il ruolo di stabilità giocato dall’Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d’Europa da un continente di guerra ad un continente di pace e perchè da oltre sessant’anni contribuisce a promuovere riconciliazione, democrazia, pace e diritti umani”

nobel per la pace 2012 all'europa

Riporto al riguardo parte di uno scritto del mese di settembre di Umberto Veronesi: “Il Nobel è allo stesso tempo un premio e un impegno ad essere un Continente pacifico e pacificatore. Non c’è più spazio per la discussione e dobbiamo agire per mantenere quella stabilità che il mondo ci chiede e che invece oggi è minata da forti movimenti antieuropeisti”
…E ancora:
“Abbiamo un modello: gli Stati Uniti d’America che non a caso sono anche l’emblema del progresso e dell’innovazione. Gli Usa sono diventati una federazione quando hanno rinunciato agli eserciti nazionali e poi hanno trovato un sistema politico che esprimesse un governo unico, ma che rispettasse l’autonomia degli Stati membri.
Gli Stati Uniti d’Europa sono scritti nella storia e sono già nella mente dei giovani.
Il nostro compito oggi è di accelerare il passo in questo cammino.”

l'europa dell'euro

Perciò non posso non essere europeista.

Euro sì, euro no – 2 – (fine)

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