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L’esperimento di Ponza e Ventotene narrato dal basso. ‘Mmaculata (1)

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di Rita Bosso

 .

Il dibattito introdotto da Sandro Romano si arricchisce di contributi e suscita crescente interesse.
Recupero qualche pagina dalla prima versione del mio “Memorie di Amalie – Ponza 1734/868”, che non compare nel libro perché, in fase di
editing, si ritenne che i riferimenti storici fossero eccessivi ed appesantissero la lettura.

Mi avevano parlato di ‘Mmaculata, la prostituta dal cuore buono, che aveva esercitato negli anni della seconda guerra e poco dopo; la figura di questo racconto è ispirata a lei che, pur non avendo mai sentito parlare di Illuminismo, ne incarna i valori; ella intuisce che a Ponza si sta attuando un esperimento sociale di grande portata, un passaggio verso “l’uscita dallo stato di minorità”, per dirla con Kant.
Ovviamente non cita documenti a sostegno della sua tesi: se ve ne fossero, ella non saprebbe leggerli; se ve ne fossero, tutto il suo ragionamento sarebbe invalidato.


Io la penso proprio come ‘Mmaculata.

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Lo stemma di Carlo di Borbone, re di Napoli dal 1735 al 1759

 

– Farai la fine di ’Mmaculata, a forza di stare sempre via via – murmurèa mia madre.

Che non mi pare un cattivo augurio, in fin dei conti; se dovessi scegliere tra diventare come mia madre, che sta sempre chiusa in casa a mugugnare, o come ‘Mmaculata, che in casa ci sta solo quando deve lavorare, benvoluta da tutti i bambini del vicinato, non avrei dubbi.

’Mmaculata tene ’u core buono, ‘Mmaculata è di cuore –  persino le vecchie bizoche lo ammettono; e don Gennaro il prete, con una risatella fessa:  – Addò nun ce stann’ campane, nun ce stann’ … sottane.

Ogni tanto le guardie se la portano, la tengono rinchiusa  per qualche giorno e fuori alla porta sprangata della sua casupola si diffonde la malinconia; poi, quando la rilasciano, i bambini le si affollano intorno e la aiutano a sistemare la casa, le donne le portano una tazza di brodo caldo, di camomilla o d’orzo. Perché ’Mmaculata tene ‘u core buono e, quando riprende a lavorare, i clienti la riempiono di fichi secchi e di mostarde, che lei mette a disposizione dei bambini.
– Mmaculà, mio figlio deve partire, ha bisogno di una giacca di lana pesante. Vedi che puoi fare…
’Mmaculata sa a chi chiedere e, il giorno dopo, consegna una bella coperta di lana buona, proveniente dal deposito degli ufficiali, perché lei ha una clientela varia.

– ’Mmacula’ , ma tu a Ponza come ci sei arrivata? – le chiedo.
– Eh, storia lunga… Ricordati, qua stiamo in un feudo farnesiano. Lo conosci il regolamento, no? “Feudi farnesiani, separati dal demanio reale, governati con proprie leggi, propri magistrati, propri fiscali. Sono esentati da adoa, dogana, gabelle su focolare, sale, tabacco, angarie” – recita sorridendo.
– ’Mmaculà, volevo solo sapere perché sei arrivata qua – la interrompo.

– E io te lo sto dicendo. Il regolamento dice che le isole godono di diritto d’asilo per qualunque malfattore, debitore, inquisito. In qualche modo si devono popolare, questi scogli…


La copertina del romanzo MEMORIE DI AMALIE-PONZA 1734/1868 (Demian Ed.; 2010)

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[L’esperimento di Ponza e Ventotene narrato dal basso. (1) – Continua]

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