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Chiaia di Luna. Un po’ di storia e di geologia…

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di Domenico Musco

 .

Grazie Giovanni per la bella foto di Chiaia di Luna del 1953.

Chiaia di Luna. 1953

 

L’autore fa riferimento a questa foto, inviata da Giovanni Hausmann per il suo articolo (leggi qui)

La foto mi ha fatto tornare alla mente ricordi mai dimenticati e mi ha permesso di riviverli per un istante, tanto da poter raccontare ciò che ho vissuto in quello spazio geografico (Chiaia) e temporale (gli anni della giovinezza).

A Ponza fino a cinquant’anni fa tutte le famiglie contadine mandavano i bambini a cercare l’erba, indispensabile per mantenere i conigli. La ricerca e la raccolta erano abbastanza complesse.
Trovarla non era affatto semplice e noi ragazzi dovevamo perlustrare il terreno alla ricerca di aree non utilizzate dai contadini poiché tutta l’isola era coltivata e di erba ce n’era poca, sia lungo le catene che nei sentieri; tutti cercavano erba fresca per gli animali.
Il cumulo di frana di Chiaia rappresentava il mio giacimento segreto; solo lì riuscivo a riempire sempre il sacco.

Ricordo che quando cadde la frana qualcuno, non ricordo chi fosse, aveva spianato il culmine dell’ammasso di frana per  ricavarne un terrazzo ove piantò una vigna.
Mentre cercavo e raccoglievo l’erba trovavo le radici e pezzi di tralci delle viti. Nella foto è ancora ben individuabile il pianoro, certamente opera dell’uomo, realizzato per la coltivazione. Allora ogni spazio era buono per ricavare qualcosa dalla terra.

Quella frana mi fa pensare a come doveva essere Chiaia di Luna centinaia o migliaia di anni or sono, considerando che ogni giorno della costa ponzese se ne perde qualche millimetro. La pioggia, il vento e in parte l’uomo, contribuiscono in modo continuo a questo processo.

In epoca romana, tra il I secolo a. C. e il I dopo Cristo, la spiaggia doveva essere molto più ampia, inoltrandosi verso mare per decine di metri. Anche la falesia doveva avere un aspetto molto diverso.

Lasciando agli esperti la descrizione geologica della falesia, con i diversi tipi di roccia che affiorano, che alternano materiali duri e friabili, è stato affermato con certezza che i Romani avevano costruito nella baia un porto denominato Diva Luna.
Il porto era collegato all’abitato di Ponza con una galleria, un tunnel, ancora transitabile, che permetteva il passaggio di uomini e merci che si imbarcavano o sbarcavano a Chiaia.

Leo-Lombardi.-Copertina-libro.-Ponza.-Impianti-idraulici-romani

Lo schema del porto, come mi ha spiegato il geologo e amico Leonardo Lombardi, autore di un lavoro sugli Impianti Idraulici Romani a Ponza [per la ricerca digitare il titolo nel riquadro CERCA NEL SITO, in frontespizio], sembra essere copia, in scala ridotta, del porto di Capo Miseno ove una galleria collegava il lago di Lucrino con Cuma. Vipsanio Agrippa, per conto di Augusto, creò la flotta romana e creò il porto di capo Miseno; è possibile che abbia progettato e realizzato anche il porto di Ponza per combattere i pirati che occupavano il mare tra la Sardegna e l’Italia, per impedire l’arrivo del grano necessario a Roma.

Che ci sia stata una forte erosione da quel tempo lontano è facilmente dimostrabile.
Il tunnel romano, che ha 2000 anni, ha una pendenza verso mare ma un livello molto alto rispetto alla linea di costa: è come sospeso. Eppure doveva raggiungere una banchina e un molo dove attraccavano le navi, banchina che al massimo poteva innalzarsi sul livello del mare per un paio di metri.

A soli 5/10 metri prima dell’uscita della galleria, verso mare, si può osservare un pozzo di areazione e illuminazione; pozzo che sarebbe stato inutile se il tunnel fosse finito dove termina oggi.
Inoltre, per scendere alla spiaggia si fanno molti gradini; i romani erano troppo pratici per realizzare dei gradini tra la banchina e la via di accesso alla città, verso la quale, probabilmente, dovevano portare derrate e attrezzature.
Il tunnel doveva essere molto più lungo e, quindi, il mare più lontano e, con esso, anche la falesia era spostata verso mare.

E’ possibile che il bordo del mare fosse alcune decine di metri più al largo. Ciò significa che in circa 2000 anni le forze della natura si sono mangiate molti metri di parete. Da un calcolo che fecero i tecnici che lavoravano a Chiaia, per la posa della rete protettiva, ricavarono che l’erosione, prevalentemente eolica, portava via circa un centimetro l’anno di parete. Dato che tornerebbe con i calcoli fatti sulla galleria.

Discutendo con Leo di queste questioni storico/geologiche emergono di continuo elementi d’interesse: la spiaggia, la falesia, il tunnel…
Altri fili da intrecciare o districare, a seconda dei casi, ma lascio andare questi pensieri fino al prossimo articolo per Ponza Racconta.

 

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