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2009-07-21_19-27-26 s-1929 ponza-cala-feola-sottocampo-1952-mario-sandolo-con-nonna-maria-avellino 23a corrida9 Idrozoi in grotta

Paesaggi fornesi. Il Fontone

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di Giuseppe Mazzella
Le Forna. Le Piscine naturali.1

 .

E’ questo l’antico toponimo di quelle che oggi sono note come ‘Piscine Naturali’.
Fontone, cioè grande fonte, anche a distinguerla dall’altra, più piccola, di Cala Fonte.

Luogo per i bagni dei giovani del dopoguerra che abitavano nella zona del Pantano e di Via Scarfisso. Una delle abitudini del tempo, infatti, era quella di bagnarsi nelle acque sottostanti il proprio quartiere, mentre raramente ci si spostava in un altro luogo, seppure vicino.
Così quelli della Chiesa avevano tappa fissa alla Caletta, quelli di Forna Grande alla spiaggia di Cala Feola, quelli della Piana a Cala Cecata e così via.

Oggi questo luogo è tra i più frequentati dell’isola. Vi arrivano da ogni parte via terra e dal mare, al punto che nella settimana di ferragosto il numero dei bagnati rasenta il migliaio. Per poterne catturare la magia, però, bisogna andarci a maggio, quando l’acqua è più trasparente e la natura sfoggia i suoi colori con ginestre e papaveri, mentre le poche barche alla fonda si godono liberamente tutto lo spazio. Le due piscine mostrano non solo i resti di due piccole bocche vulcaniche, ma la straordinaria stratificazione della roccia delle diverse eruzioni laviche. Un paesaggio che oggi incanta e lascia a bocca aperta.

Prima che fosse costruita la scogliera e il piccolo molo, il Fontone era l’unico riparo per le poche barche dei pescatori di le Forna. Negli anni cinquanta qui teneva il suo “veliero” di quattro metri Rocco Madonna, che con il solo aiuto del vento ogni giorno andava e tornava da Palmarola per andarvi a pescare.
Qui teneva la sua piccola barca Cirotto, marito di Ritella, che aveva una nidiata di figli e che non appena sbarcava dispensava i pesci piccoli ai suoi gatti affezionati che lo avvistavano da lontano e gli correvano incontro. Era bello vedere quei gatti che senza paura si tuffavano per accaparrarseli.

Le Forna. Le piscine naturali dall'alto.3

Le Forna. Le piscine naturali. Luce

Le piscine. Estate

Fontone Dipinto
Il Fontone è stato anche la dimora dell’ultima foca monaca della Cala. Nei terribili anni di guerra, quando i viveri scarseggiavano, tentarono inutilmente di catturarla.
Ida Romano, che abita proprio poche decine di metri sopra, oggi ultraottantenne, si ricorda ancora il tentativo, col ricorso di una madia con cui poter entrare nella grotta dalla volta bassa dove viveva.

Oggi Le Piscine Naturali, abbandonato il vecchio nome, sono diventate il salotto all’aperto di Le Forna. Turisti e locali vi passano intere giornate a fare bagni, prendere il sole e a conversare. Di tanto in tanto un ardito tuffatore si lancia dalla sporgenza più alta, osannato da una folla plaudente. C’è un movimento continuo di barche che passano con gruppi di turisti che fanno il periplo di Ponza, accompagnati da indicazioni al megafono di bordo che esaltano la bellezza di questi luoghi.

Bisognerà attendere settembre per ritrovare il silenzio e il fascino della mia infanzia assolata.

Geo. Piscine naturali

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1 commento per Paesaggi fornesi. Il Fontone

  • Adriano Madonna

    Complimenti! Complimenti vivissimi a Giuseppe Mazzella, che con il suo articolo sul Fontone mi ha fatto rivivere pagine antiche e indimenticabili della mia giovinezza.
    Al Fontone, infatti, conobbi l’amore dei miei vent’anni: bionda e lombarda, aveva quindici anni, io venti. Beh, che dire? La vita è fatta anche di ricordi, che, quando sono belli, costituiscono il nostro patrimonio migliore. E io partivo proprio dalle piscine naturali per andarmene a pesca subacquea, di notte, riempiendo sempre il carniere: erano polpi, saraghi e cefali se pinneggiavo in direzione della miniera di bentonite; marmore grandi e prelibate se tagliavo dritto per dritto verso la punta del molo di Le Forna. Poi, un giorno, senza fucile “presi” la mia preda più bella e il ‘Fontone’ divenne “terra di appuntamenti” invece che terreno di caccia.
    Del resto, chi, a vent’anni, non fa volentieri a meno di un sarago per una bella bionda?
    Grazie ancora, Giuseppe Mazzella!

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