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Dialettando. L’incontro-spettacolo

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di Martina Carannante

 

Si è svolto oggi il secondo evento culturale promosso dalla Pro loco di Ponza per queste vacanze natalizie. L’argomento era il Dialetto in tutte le sue manifestazioni.
Hanno animato il tardo pomeriggio: Franco De Luca, in veste di relatore, Nino Picicco, con le sue canzoni e il lavoro video, Lia e Lucia Di Meglio che si sono alternate alla voce di Franco, hanno messo in scena un piccolo siparietto e narrato dei detti.

L’intento di Franco non era quello di insegnare o impartire, quanto quello di far divertire; proprio come il dialetto insegna.

Recita prima una poesia in dialetto dal ritmo avanzato intitolata cicche ciacche, chiove fino, che racconta di una giornata di pioggia, poi una dal ritmo più languido intitolata ‘a zafagna.

Il dialetto è puramente popolare: “nasce con il popolo e si sviluppa con esso…”; ecco perché a volte può essere definito “volgare”; in ogni caso non elitario, ma burlesco; per far capire ai presenti questo concetto, Franco, ci narra la poesia “i cazz” che narra dei tanti significati di questa parola non proprio affabile che ha il “significato nell’intenzione”.

Franco sottolinea che, ad oggi, il nostro dialetto sta attraversando un momento difficile perché si va ad “imbastardire” con il dialetto laziale, in particolare con quello romano, distaccandosi così dalla matrice originaria partenopea.

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Le sorelle Di Meglio, Lia e Lucia mettono in scena una rappresentazione del Rosario, ‘rosario’ si fa per dire, perché tra una posta e l’altra le donne parlano e “sfilano la corona” e non solo quella sacra!
Sempre sulla scia del pettegolezzo popolare, quindi legata al dialetto, si passa alle voci che echeggiano tra le stradine; con la canzone di Nino Picicco che in ponzese canta e racconta della vita tra i vicoli di Ponza.

Ancora un’altra espressione dialettale e popolare quali sono le preghiere. Franco recita due inni sacri:
1) Preghiera in dialetto che “scimmiotta” un po’ il latino; non si capisce molto in quanto è di difficile interpretazione, ma molto usata in passato;
2) Un’altra preghiera popolare che non si cantava in chiesa, ma sulle sue gradinate di o in casa, in estate durante ‘la quindicina’ o prima o dopo la recita del rosario in onore della Madonna delle Grazie o del Carmine.
Franco ci fa notare quanto questa preghiera, che lui accenna, sia identica all’Inno nazionale corso. Ha stesse parole e stessa musica e l’unica spiegazione è che i popoli del Mediterraneo hanno un vincolo indissolubili con gli arabi e tra tutti i popoli latini. Ponza non fa eccezione.

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La nostro cultura è stata costruita nel tempo tramite, anche, la creazione di detti e proverbi: Nino presenta il video e la canzone di “Gente Essenziale”. Per poi passare ai detti ponzesi, propri della cultura partenopea:  “…A festa con la martella“,”  ‘U Mamozio ‘ncopp a prora“, “Palmarola m’ha cuott’ ‘u cor“, “Guardia annebbiata, libeccio assicurato“.

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Anche il Gioco e le canzoni o filastrocche cantate durante esso rientrano in ambito dialettale, Franco ci ricorda: “A primma luna monta” un gioco puramente partenopeo, da noi acquisito,

Le conte, le tiritere e le filastrocche sono la manna del nostro dialetto: hanno accompagnato l’infanzia in maniera piacevo e indimenticabile, A tal proposito Franco ci narra la favola a filastrocca intitolata “Vecchia ferraglia” scritta dal dott. Silverio D’atri, padre di Genoveffa e Giulia.

Ultima filastrocca narrataci di Franco, seria, ma leggera, è : “Vot’ e gir’ e gir’ e vot’…” 

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Si conclude con i ringraziamenti a Nino, a Lia e Lucia, al presidente Pro loco e ai partecipanti… con il prossimo appuntamento al 5 Gennaio con “A stagione i miezz…” in senso antropologico, dove i ponzesi si riprendono il territorio e le proprie abitudini.

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