Attualità

Il faro e il nonno

di Rita Bosso

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Adesso ci vorrebbe un brindisi col vinello della vigna di quassù, con i vestiti non proprio da giorno di festa ma decorosi, adatti ad una foto ricordo.

Siate sinceri, neanche voi ve l’aspettavate; vi hanno fatto piacere la mobilitazione generale, le trentunomila firma raccolte, i filmati, i racconti; vi hanno commosso e stupito l’entusiasmo di chi ha lanciato l’iniziativa, la tenacia di chi ha seguito l’iter burocratico, però eravate rassegnati alla vendita, allo sventramento, alla trasformazione in resort di lusso; vi siete detti che forse era meglio vederlo rinascere a nuova vita anziché assistere all’agonia, al degrado, all’incuria, al vandalismo, ma lo dicevate col groppo in gola.

Fanalisti al faro della Guardia
Mio nonno è quello coi baffi, a destra della lanterna; nel ’35, quando scoppia la guerra d’Africa, viene richiamato sotto le armi, come molti altri ponzesi che hanno fatto il servizio militare in Marina; morirà nel ’38, quindi la foto dovrebbe risalire alla prima metà degli anni Trenta.
Di nonno Aniello conoscevo, sino a pochi anni fa, un ritratto in divisa da sottufficiale di Marina e qualche modo di dire, rimasto nel lessico familiare: “E che abbiamo fatto,  la casa del maestro di musica?” – era la frase usata per richiamare all’ordine i figli.
Suonava nella banda del paese. Risolse in maniera sbrigativa la crisi scolastica di un figlio: lo portò a bottega del suo amico Vittorio Scotti, falegname, a cui raccomandò di non risparmiare fatiche, al somarello; in capo ad un paio di giorni nel bambino si sviluppò un profondo e duraturo amore per lo studio.
Altro non so, di lui; i figli non ne parlavano, non ne avevano mai accettato la morte improvvisa, a quarantaquattro anni.
Da qualche anno, di tanto in tanto, mi arriva qualche sua fotografia, spuntata dai bauli dei parenti: in divisa da marinaio, diciottenne; in giacca di velluto e cravatta, bellissimo, in una foto dall’America dove era emigrato nel 1913, a ventiquattro anni; sulla Scarrupata insieme al figlio, mio padre: non ha ancora quarant’anni ma ne dimostra molti di più.

Enzo Di Fazio, nel corso delle sue ricerche sui fari di Ponza, ha trovato alcuni documenti che riguardano nonno Aniello e li ha fotocopiati; apprendo così che il 19 agosto 1929 prende servizio al faro della Guardia, trasferito da Ventotene; dopo una settimana inoltra un esposto al Comando Zona Fari e Segnalamento Marittimo di Napoli: l’alloggio a cui ha diritto, in cui dovrebbero risiedere anche la moglie e i due figli, non gli è stato consegnato perché in pessime condizioni igieniche; il reggente del faro gli ha proposto di portarsi un letto da casa ma la strada che porta alla Scarrupata, già nel ’29, è definita “impraticabile”.
Nonno Aniello informa il Comando che moglie e figli non potranno alloggiare nella casa del faro e sollecita l’invio del letto e degli “altri oggetti di casermaggio”.
Il Comando di Zona della Regia Marina dispone, con urgenza, la disinfezione dei locali e dà disposizioni precise: le pareti dovranno essere raschiate e tinteggiate con latte di calce; i pavimenti devono essere lavati prima con potassa grezza, poi con creolina e acido fenico; anche porte e finestre devono essere lavate con potassa grezza sciolta in poca acqua, quindi verniciate con pittura ad olio.

Dopo qualche giorno il reggente Silverio Vitiello informa che le disposizioni sono state eseguite, ma “non è stato possibile procedere alla disinfezione degli effetti lettierici”: il materasso, originariamente in kapok, è oramai ridotto in polvere e le fasce sono marce, per cui non lo si può sottoporre ad alcun trattamento.

Null’altro so di mio nonno, se non che l’11 dicembre 2013 è stata una gran bella giornata, anche per lui e per i suoi colleghi.

Nonno

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