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La scelta di Ike (2). L’Italia e Ponza

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intervista di Sandro Russo
Ike oggi, Nella sua casa.1

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Per la puntata precedente leggi qui

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Il campanile di San Marco a Venezia, mi ha ricordato immediatamente quello di Kiel e per tutta la durata della gita nella città lagunare ho vissuto come in trance: conoscevo le strade, sapevo cosa avrei trovato svoltando un angolo…
Ricordo di aver pensato: – Vuoi vedere che mi hanno fatto nascere nella città sbagliata?
Siamo state sempre in giro, mia sorella ed io e si andava precisando la mia sensazione di voler vivere nel sud dell’Europa; in Spagna, in Grecia, in Italia… Non importava allora…

Il campanile di Kiel

Il campanile di Kiel

Campanile piazza San Marco. Venezia

Il campanile di piazza S. Marco a Venezia

Hai avuto come un senso di deja vu, di deja veçu?

Più di un deja vu: sapevo e basta. Sensazioni indistinte, come in un sogno; ma sapevo dove stavano le cose…
Mi è successo anche quando ho cominciato a studiare le lingue. Ascoltavo l’italiano e mi sembrava una lingua che riconoscevo. Mi faceva piacere incontrare la gente e avrei voluto conversare. Volevo proprio parlare… ma al tempo sapevo solo un po’ di francese e il latino.
E tentare di comunicare con un italiano in latino può essere una ben strana esperienza!
L’apprendimento della lingua è venuto dopo – e grazie a questo stimolo abbastanza velocemente e da autodidatta – perché quando feci i primi tentativi stavo ancora al Nord, e venivano offerti solo corsi in lingua finlandese o in spagnolo.

E poi?

Poi ho fatto di tutto per arrivare in Italia. Durante gli studi di architettura tornavo in Italia d’estate; qualche volta con mia sorella; poi da sola. La prima vacanza fu a Soverato, in Calabria…
Ma prima di andare in Italia stetti a Monaco per lavorare almeno per un po’ di tempo in Architettura, stando più vicino possibile all’Italia e dividendo una casa in affitto con mia Sorella, che era tornata per 4 anni in Germania per studiare da interprete di tedesco e italiano. Guadagnavo bene e per un periodo circa due volte al mese andavo per il fine settimana a Firenze, dove avevo un’amica. Il mio capo, a Monaco, era un professore universitario, che a 50 anni aveva realizzato il suo sogno di mettersi in proprio con uno studio di fotogrammetria. L’avevo messo a parte fin dall’inizio del mio progetto e lui lo capiva e mi incoraggiava: anche la sua famiglia amava l’Italia e i viaggi all’estero.

E quand’è che sei stata in  Grecia? 

Alla fine del periodo a Monaco ho avuto un fidanzato grecogelosissimo del mio amore per l’Italia con il quale mi sono spostata a Berlino e poi insieme siamo andati a Naxos, dove lui aveva comprato un grande terreno edificabile per aprire un’attività. Finita quella ‘storia’ ho interrotto anche il legame con quel posto bellissimo e sono tornata a Monaco a lavorare ancora  alcune settimane in Architettura, preparando definitivamente la realizzazione del mio progetto, il salto in Italia.

Naxos Town Naxos Cyclades Greek Islands Greece

L’abitato di Naxos, in Grecia

E l’arrivo in Italia quando avviene?

Sono arrivata a Roma per studio il 1° agosto del ’92. Avevo con me tutte le mie cose, i libri, l’occorrente per scrivere, disegnare: cinque valigie per un nuovo inizio!

Studio e lavoro?

Sì, all’inizio volevo fare restauro all’Istituto Centrale di Restauro a Roma, ma l’esame di ammissione veniva sempre rimandato e rimasi senza soldi. Dovevo avere un lavoro, che trovai prima in un’agenzia di viaggi, poi in una scuola privata, dove ebbi notizia sull’Istituto Europeo di Design a indirizzo ‘illustrazione’. Allora mi iscrissi, felicissima di aver trovato una cosa che faceva veramente per me. Scelsi il corso serale perché contemporaneamente lavoravo.
Roma mi piaceva molto: era stimolante con tutta quella gente di tutto il mondo.

Niente mare?

All’inizio niente mare… Andavo ad Ostia, quando era possibile. Mi mancava molto!  …E la vita di città iniziò a pesarmi; cominciai a cercare piccole isole verdi in mezzo alla città e nel mare di gente… Perfino il laghetto di Villa Borghese rappresentava uno stacco….
Finito l’Istituto lavorai prima ad un progetto di restauro a Civita di Bagnoregio, poi di nuovo a Roma sul restauro delle cornici dorate nel Museo Nazionale a Villa Borghese.
Nel frattempo avevo traslocato a Marino – dove il lavoro più importante è stato il restauro della Fontana dei quattro Mori – vivendo poi per un anno e mezzo circa ai Castelli Romani. A Velletri ho anche lavorato a scenogafie teatrali, come un adattamento de “Il Maestro e Margerita” di Bulganov.

Fontana dei Mori. Marino

Fontana dei Quattro Mori, a Marino – una colonna di marmo bianco a cui sono legati quattro mori, il tutto sorretto da otto sirene in una vasca di peperino – opera originaria di Pompeo Castiglia del 1632; molto danneggiata dal bombardamenti del 1944; successivamente restaurata a più riprese

E Ponza, come e quando entra nella tua vita? 

Attraverso una signora di Roma, dove abitavo: suo figlio aveva una ‘grotta’ a Ponza.
Mi diede ‘le chiavi’, ma una volta sul posto scoprii che il locale era aperto e le chiavi erano di un armadio che c’era dentro. Ma era in qualche modo modo (molto spartano) ‘abitabile’, e sin dall’inizio un cane ‘mi adottò’ e venne a farmi compagnia sdraiandosi ogni sera davanti all’entrata.

Qual’è stata la tua prima impressione di Ponza?

Che anche senza esserci mai stata prima, sentivo di far parte del luogo, e che mi sarei sentita fuori posto nei panni della semplice turista.
Sembrava un mondo sfuggito al resto del mondo, quasi irreale dopo aver vissuto Roma, ma esistente… Come quando una gemma preziosa cade dietro un armadio e viene dimenticata… Ma è lì da qualche parte …e poi succede che la ritrovi e la devi riscoprire nella sua bellezza e nel suo significato.
…Poi anche perché assomigliava un po’ a Naxos che avevo lasciato a malincuore…
Ponza mi ha fatto pensare a un covo di pirati… Sì, la scenografia di un porto di pirati. Quando attraversavo il tunnel romano che porta a Chiaia di Luna avevo ogni volta la sensazione di sentire, nell’ultimo pezzo prima dello sbocco, un vortice di aria che mi avrebbe trasportata, uscendo sulla spiaggia, in un altro tempo…
…Ed era così; mancava solo la nave antica in rada!
Povera Chiaia, come sembra mutilata, ora…

La spiaggia di Chiaia di Luna dal belvedere

I primi anni mi adattai a fare lavori occasionali durante la stagione e finita l’estate tornavo a Roma; ma mi rendevo conto che le due realtà erano inconciliabili.
Il passo intermedio fu trasferirmi a Formia. Cominciai a trovare lavori di arredamenti d’interni in case private; facevo soprattutto trompe l’oeil e murales.
Negli anni tra il ’98 e il 2001 passavo l’estate a Ponza, esponendo sul marciapiede di Sant’Antonio, piccoli quadri di paesaggi di Ponza. Li eseguivo d’inverno su fotografie che io stessa avevo fatto l’estate precedente. L’atmosfera del marciapiede di Sant’Antonio mi ricordava un po’ quella di piazza Navona, dove avevo perfezionato la tecnica dell’acquerello…
Comunque in quegli anni mi diventava più chiaro cosa volevo fare a Ponza. Volevo “lavorare in Arte”.
Infatti dopo qualche iniziale lavoro in ristoranti per capire come funzionava, rifiutai diversi lavori, tipo reception di alberghi o altro – anche lavori remunerativi – che mi avrebbero distolta dal mio progetto.
Nel frattempo cominciavo a conoscere persone, a Ponza, che sarebbero diventate amiche…

Chiaia di Luna al tramonto

 

[La scelta di Ike (2). L’Italia e Ponza – Continua]

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