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Perché “nessuno pianta per il verde”?

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di Silverio LamonicaVerde

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Giorni fa il carissimo Franco ha pubblicato, su questo sito, “Schizzi si salsedine”, una poesia stilisticamente perfetta (leggi qui), bellissima sotto tale punto di vista (anche a me piace scrivere in versi, in rima però, perciò di metrica e stilistica, in fatto di poesia, un pochino me ne intendo, ma questo è un altro discorso). Però, ribadisco, non mi sento di condividerne il contenuto, in modo particolare quel verso: “vattene figlio” e in ciò, a giudicare dai commenti, qualcuno mi ha dato ragione, come Polina.  Qualche altro, come Gennaro, è dell’opinione che il poeta “deve denunciare le condizioni umane…”, concordo pienamente.
Ma alla denuncia del poeta: “nessuno pianta per il verde” tutti abbiamo l’obbligo di chiederci: “perché?” E, individuate le cause, abbiamo ugualmente l’obbligo di far seguire la proposta  (o le proposte per modificare in meglio la realtà).
Il perché in casi del genere, non può essere accettato come risposta per certificare una situazione amara, definitiva,  ineluttabile.

Lo stesso Bacone, filosofo del ’500, nella sua opera Novum Organum, ci dice che nella ricerca della verità dobbiamo procedere prima abbattendo i “falsi idoli” (la parte distruttiva o destruens, come lui ama definirla) cui però deve far seguito la “parte costruttiva o costruens”, tanto per usare le sue parole.

Franco ha fatto molto bene a provocarci e io accolgo tale provocazione in senso esclusivamente positivo, come lui stesso mi ha fatto capire con la risposta che ha dato al mio commento: Mi vuoi attestare che non tutto è perduto …. Questo mi conforta, un pochino…”.

Ma individuate le cause: l’arroganza, l’indifferenza, l’egoismo… che lo stesso Franco ha ricordato, mettiamoci al lavoro perché io non credo che siamo tutti arroganti, indifferenti, egoisti.
In letteratura, come nella realtà quotidiana, dal “ciclo dei vinti” di verghiana memoria (la famiglia Malavoglia subisce sconfitte su sconfitte) non riesco a trarre un senso di resa, ma la volontà di lottare e superare ogni ostacolo; lo stesso discorso vale per Moravia con “Gli Indifferenti”, così come ora  ricavo un “lancinante pungolo al riscatto” dalla poesia dell’autore in questione.

Tempo fa l’amico Giuseppe Mazzella, sì, proprio lui che cura la rubrica su questo sito “Ritratti ponzesi”, mi disse: “Caro Silverio, i ponzesi veri, quelli che vivevano alla stessa maniera (più o meno) dei coloni del settecento, traendo esclusivo sostentamento dal mare e dalla terra di quest’isola, non ci sono quasi più; gli ultimi ponzesi di quello stampo sono nati entro il 1918. Chi è nato dopo quella data non può considerarsi più un isolano, inteso in quel senso.

Jean François Millet. L'angelus. 1859

 

Noi ponzesi abbiamo cessato di essere contadini-pescatori (come lo furono i nostri antenati) perché tanti sono espatriati e quelli rimasti vivono di turismo. Ma questa nuova fonte di economia, come si sa, impegna tutti per due, tre mesi al massimo.
Ci ostiniamo a concepire il turismo esclusivamente come bagni, sole, mare, spiaggia.
In tal modo il suo periodo è effimero: metà giugno – metà settembre, tutt’al più. Non sto qui a elencare gli ostacoli che si frappongono ad un turismo così concepito: chiusura di spiagge, coste, PUA e quant’altro e che lo rende ancora più precario (beninteso, occorre rendere pienamente fruibili spiagge e coste).

Il turismo deve diventare soprattutto una risorsa culturale e Ponza ha cultura da vendere: molto viene evidenziato su queste pagine:

Cisterna della Dragonara.2

–       La storia:  gli antichi reperti archeologici dei periodi greco-romano e medievale (non ancora valorizzati), il periodo del Confino politico (il progetto di creare, l’anno prossimo, un “percorso del confino”) potrebbero essere un’attrattiva turistica non solo estiva. Occorrono guide turistiche da formare e, logicamente, consentire la fruibilità di tutti i siti e reperti archeologici. In tal senso l’attuale Amministrazione mostra di voler fare qualcosa rendendo accessibile, speriamo presto, la Cisterna romana della Dragonara.

Cucina tradizionale e nuove tendenze

–       La cucina tipica ponzese, è strettamente legata all’agricoltura e alla pesca. Trascurare queste due risorse primarie – dal punto di vista dello sviluppo turistico – è stato un grave errore. Occorre riprendere queste attività, in una forma nuova e coi mezzi moderni che possiamo avere a disposizione.

Jean François Millet. L'uomo con la zappa.1860

–       L’agricoltura: il contadino di oggi non si “spacca la schiena” mandando su e giù la zappa per ore, come una volta, oggi esiste la motozappa, come pure per ripulire cereali e legumi si usano macchinari, non più la “scogna e lo scognare” ben descritti dall’amico Di Monaco e di cui troviamo traccia nel Museo Etnografico di Gerardo a Frontone. Tuttavia sarebbe molto interessante mostrare ai turisti quest’ultimo strumento in azione. Ottimo, a mio avviso, il progetto Isole Slow, qui illustrato da Daniele Coraggio. Sarebbe opportuno che Daniele ce lo illustrasse de visu in un incontro pubblico, con l’ausilio di esperti del settore, mettendo in evidenza i vantaggi sia dal punto di vista occupazionale che degli utili e sondare, nello stesso tempo, la fattibilità di creare cooperative agricole, come suggeriva Michele Rispoli.

Jean François Millet. Donna che inforna il pane. 1854

La coltivazione delle “catene”, su più vasta scala, a viti e legumi, costituirebbe un freno decisivo ai tristi fenomeni degli incendi e dei dilavamenti del terreno, messi così bene in evidenza da Giuseppe Massari (oltre a fornire legumi di alta qualità e tipi di vino pregiato in aggiunta a quelli prodotti da Emanuele e da Pouchain).  La competenza di promuovere un incontro per far aderire anche Ponza al progetto Isole Slow, è del Comune e/o della Comunità L’Arcipelago di cui Coraggio è presidente e, assieme a Polina, premo anche io su questo tasto. Ma qualora non ci fosse l’interessamento delle suddette autorità (e non lo credo affatto) la Pro Loco e le Associazioni Commercianti, Albergatori ecc. le forze socio- economiche, come Franco le definisce, hanno pieno titolo a farlo, basta col tirare a campare! Sarebbe questo un ottimo punto di partenza per creare uno sbocco occupazionale a molti nostri ragazzi, specie se teniamo presente che oggi il consumatore è alla disperata ricerca di prodotti sani e genuini e la nostra isola, se ben coltivata, è in grado di offrirli a piene mani. Tuttavia spero che le Autorità di cui sopra si stiano già muovendo in tal senso.

Maurizio Narcisi. Pescatori

–       La pesca: sono gli stessi pescatori a denunciare un progressivo depauperamento della fauna ittica. Anche qui: Comune, Comunità l’Arcipelago, forze socio – economiche, assieme all’Assessore all’Agricoltura e pesca della Regione Lazio, dovrebbero contattare i colleghi della Regione Sicilia la quale ha messo a punto degli ottimi progetti in tal senso (v. il sito www.consittico.it e altri ). L’amico Oreste ha sperimentato, per un certo periodo, l’acquacoltura. Sarebbe interessante conoscere i vantaggi e le difficoltà riscontrate in una tale impresa. Comunque credo che tali allevamenti potrebbero essere utilizzati anche per ripopolare la fauna ittica e consentire l’incremento della pesca dilettantistica, anch’essa ottima attrattiva turistica: rendere partecipi i turisti delle tradizionali tecniche di pesca con la nassa e la coffa e le strategie dei “segnali” o riferimenti a terra per individuare il punto esatto e recuperare attrezzi e prede, la traina, lo “specchio” per la cattura di polpi e grancevole, la pesca a totani e calamari con le “lampare” di una volta, se la legge lo consente, le “suvarelle” o sugherelli con gli ami innescati che potrebbero coinvolgere i più piccoli. E poi i nostri chef e le stesse massaie potrebbero mostrare ai “forestieri” le tecniche di cottura “alla ponzese” dei pesci appena pescati. Questa sarebbe una forma di turismo che potrebbe iniziare a metà marzo e finire a fine ottobre – novembre e creare ulteriori possibilità di occupazione. Ma per raggiungere un tale obiettivo è necessario sottoporsi a certe regole che in parte già esistono: divieto di pesca a strascico,  non pescare oltre un certo quantitativo e altre, in ciò il Circomare di Ponza potrebbe dare il suo costruttivo contributo, con un’azione preventiva anziché  repressiva, fornendo agli addetti ai lavori le opportune istruzioni.

Carnevale del mare

–       Le ricorrenze: Mons. Dies, negli anni ’40, creò una manifestazione religiosa veramente suggestiva: la processione, all’alba dell’8 dicembre, dell’Immacolata coi canti. Ora quella tradizione richiama a Ponza, ad inverno ormai iniziato, ponzesi continentali e forestieri in numero sempre maggiore, almeno così mi risulta. Più di recente è stata creata la Sagra delle fave e casatiello a Pasqua, cui  potremmo affiancare La Sagra dei turtanielli e mostarde in occasione della vendemmia che potrebbe diventare essa stessa un evento di agriturismo. Analogamente potremmo inventarci altre manifestazioni laiche. Perché non creare, ad esempio, “Il Carnevale del Mare”, con maschere in tema e premi vari? E qui un prezioso contributo potrebbero fornirlo l’Associazione “A Priezza” e attori di teatro come Proietti, Cordella  ed esperti in fatto di costumi e moda, come la Signora Fendi, tale da rappresentare un’alternativa al Carnevale lagunare di Venezia, dove notiamo una maschera tipo di colore nero, molto simpatica, col naso eccessivamente pronunciato.
Sta ai creatori nostrani ideare un’altra maschera tipo ispirata alla multiforme fauna ittica del nostri mare. Io sono del parere che per ottenere buoni risultati tutti i ponzesi – sia di nascita che di “elezione” o scelta – debbano collaborare.
Ma occorre anche saper valorizzare  anniversari di eventi importanti che hanno caratterizzato la nostra isola; qualche cosa si è fatto in passato con Luigi Verneau e Carlo Pisacane, qualche cosa  si farà l’anno prossimo con il 75° Anniversario dell’abolizione del Confino Politico, cui docenti e alunni dell’I.C. “C. Pisacane” hanno deciso di partecipare e questo è il dato più importante. Ma altri avvenimenti possono essere suggeriti consultando il nostro “Calendario Storico”  e i testi di storia riguardanti Ponza.

Nuotatore

–       Lo sport: Biagio Rispoli ha iniziato, su queste pagine multimediali, una interessante collaborazione, illustrandoci settimanalmente lo svolgimento e l’esito delle  partite disputate. Nei risultati, ahimé spesso deludenti, io noto una certa correlazione con il clima di indifferenza e di rinuncia che purtroppo grava su quest’isola come una cappa e che Franco ha magistralmente denunciato. Ma Biagio, per fortuna, non molla: ragazzi, diamoci una mossa, siamo tutti con voi! Però io sono certo che altri sport che una volta si praticavano, e che  Iannuccelli ci ha ben descritto, si potranno “riesumare”, ma qui occorre la promozione da parte di quelle forze socio-economiche di cui sopra, perché abbiamo elementi in grado di portare avanti seriamente tali iniziative e penso a Umberto Prudente che per un lungo periodo ha diretto molto bene la squadra di basket isolana  e a Rossano Di Loreto. Grazie a quest’ultimo si svolgono, ai primi di luglio, gare di corsa che richiamano a Ponza turisti da ogni parte d’Italia. Prospettai a Rossano una gara di nuoto “di fondo” da disputarsi annualmente, La Botte – Ponza porto in memoria di Andrea Conte, il marinaio che il 14 agosto 1795, come narra Tricoli, all’altezza dello Scoglio La Botte sfuggì alla cattura da parte dei pirati turchi, tuffandosi dal paranzello di Francesco Coppa e dopo 10 ore di nuoto raggiunse indenne la riva. Rossano osservò che, a causa della crisi economica, mancano purtroppo gli sponsor, per cui una gara del genere non potrà disputarsi, almeno nell’immediato futuro. Ma assieme a Iannuccelli non mi stancherò mai di affermare che dobbiamo investire sempre di più sui nostri ragazzi e sullo sport come risorsa turistica: “Ponza può diventare l’isola dello sport” e ciò servirà “a porre un freno al dilagante spopolamento invernale”. Anche qui voglio richiamare l’attenzione di Comune, Comunità l’Arcipelago, Pro Loco, Associazioni varie per un incontro, al fine di rilanciare questi sport, potenziando sia l’Associazione Calcio, unica superstite, sia le altre.

Ponza. Aerial view. Foto da Flickr

Sono d’accordo con Vincenzo nell’affermare che è necessario “promuovere un modo diverso di fare turismo, scegliendo uno sviluppo chiaro e coerente” e a tale proposito, con questo lungo intervento ho cercato di fornire una via d’uscita, spero chiara e coerente, dal dramma che tormenta Franco e non solo lui, perché, come afferma sempre Vincenzo, anche per me è importante “costruire un’ idea di isola in cui tutti quei pochi rimasti (ma dobbiamo fare in modo di essere sempre di più) possano ritrovarsi e magari ricominciare a guardarsi negli occhi”. 

 

Nota
I tre dipinti di Jean François Millet (1814 – 1875) sul mondo contadino sono:
L’Angelus (1859);
L’uomo con la zappa (1860)
Donna che inforna il pane (1854)

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1 commento per Perché “nessuno pianta per il verde”?

  • vincenzo

    Dedicata a Silverio Lamonica

    I figli vanno via da sempre,
    quando non condividono le idee dei padri
    ma guai al padre che dice al figlio “vattene figlio mio”.
    Si va via perché il mondo cambia, le idee cambiano
    ma il padre deve credere nel suo mondo e nelle sue idee.

    Ci sono padri che combattono da sempre in minoranza, sempre all’opposizione nel loro mondo.
    E il figlio guarda quel padre e gli dice: “papà ma che ci facciamo in questo posto?”
    “Figlio” – dice il padre – “campiamo e lottiamo. Soffriamo come tutti… questa è la vita, ma credimi
    questo posto può ancora dare molto, anche a te!”

    “In che modo?”- dice il figlio -“visto che ognuno pensa solo a se stesso e in questa arte gli altri sono più bravi di noi?”

    Ecco questa domanda che fa quel figlio al padre deve essere riempita di contenuti, idee di isola, ma non basta: questi contenuti devono essere organizzati in una proposta politica e di governo, certamente di svolta culturale.

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