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Le croci di Ponza. (4). La Croce di via Scarpellini

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di Mimma Califano

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Stiamo scoprendo che le croci di Ponza sono tante, anche se non sempre viene notata la loro silenziosa esistenza.
Come è ovvio le più conosciute sono quelle poste lunghe le strade più frequentate, ma ve ne sono altre “casalinghe” si potrebbe dire, parte integrante della casa che le accoglie o addirittura l’abitazione le è stata costruita intorno, come ci ha raccontato Polina.

In via Scarpellini, nella zona che un tempo veniva chiamata n’copp i Cuònt’ (“sopra i Conte”, inteso come cognome, un insieme di abitazioni tutte abitate da famiglie Conte), per l’appunto nel palazzo di Pietro e Lucia Conte, troviamo un’altra delle Croci dei Padri Passionisti.

Interno. Completo

Interno. Part. del part.
Ci siamo fatti raccontare un po’ della sua storia.

I coniugi Conte, emigrati in America, avevano come sogno, lavorando sodo, di mettere da parte un sostanzioso gruzzolo, costruirsi una bella casa e ritornare a vivere nell’isola natìa (desiderio, peraltro, comune alla maggior parte nei nostri emigranti).

Agli inizi degli anni ’30 del novecento, sembrava che cose andassero secondo i loro desideri, infatti con le prime rimesse avevano iniziato a far sistemare per poi sopraelevare una abitazione di proprietà dei genitori.

A lavori iniziati, probabilmente su sollecitazione di una loro parente molto devota, chiesero ai Padri Passionisti di porre una loro Croce in un piccolo locale – posto alla base del palazzo che stava nascendo – e per lo scopo ristrutturato e adattato.

Anno 1935

La costruzione del palazzo fu portata a termine nel 1935, come testimonia proprio la data incisa sulla facciata della cappella, ma una dura realtà doveva colpire questa famiglia.
Pietro e Lucia avevano solo due figlie femmine: Maria e Concetta, entrambe avranno però un triste destino.

Sorelle morte

La foto della famigliola riunita

La ragazza più giovane con le trecce.Bis

La ragazza di sin..Bis

La giovanissima Maria (foto superiore, con lunghe trecce), venne a mancare pochissimi anni dopo il completamento del palazzo di via Scarpellini.

La causa della loro prematura scomparsa, non è mai stata totalmente chiarita. La signora Lucia a chi chiedeva cosa fosse successo, raccontava di una rapina o aggressione in casa, ad opera della mano nera (vedi nota) che avrebbe talmente traumatizzato le figlie, fino a provocarne il decesso; di Maria quasi subito, e anche di Concetta, a distanza di anni, senza che si fosse mai completamente ripresa.
A memoria di queste figlie, nella Cappella, furono poste prima la foto di una figlia e poi dell’altra.

La bella deposizione del Cristo morto, posto sul davanti della Croce è di cartapesta e fu comprata a Napoli dalla signora Lucia immediatamente dopo il completamento del palazzo. Fino agli inizi degli anni ’90, era adorna di molti monili d’oro, appartenuti alle due ragazze. Durante l’estate del 1992, l’oro fu rubato attraverso le sbarre del portoncino.

Interno. Particolare

Vale la pena di chiarire un equivoco in cui parecchie persone di Ponza sono incorse.

Sulle Croci dei Passionisti, che sono sempre di colore nero, tra i tanti simboli, è riportata anche una mano (a ricordo dello schiaffo dato dal servo del sommo sacerdote a Cristo – leggi qui). Ora, poiché la causa della prematura scomparse delle ragazze Conte, è stata attribuita dai genitori alla mano nera (il cui significato non è a tutti noto), intorno a questa coincidenza sono sorti degli aloni di mistero ed anche qualche tetra considerazione sulla cappella stessa.

I quadri sul lato destro sono dei dipinti eseguiti da una nipote e raffigurano un’altra persona di famiglia e un ritratto del Cristo con la corona di spine.
Le altre foto, tra cui quella con la famiglia al completo e le statue di S. Giuseppe e del Cuore di Gesù  sono state aggiunte in un secondo tempo da chi si continua a prendere cura di questo luogo di culto e di memoria.    

Panorama da fuori.Dx. Porto

Panorama da fuori. Sin

Panorama da fuori. Più a dx. Zannone

 Panorama da fuori del vano della cappelletta. Versante di Levante

Panorama. Altro versante

Panorama dall’altro lato (a Ponente)

Nota  (a cura dell’ Autrice)
La mano nera. 
Con questo termine si fa riferimento ad un’organizzazione criminale diffusa da prima a New York ed a seguire in altre importanti città americane: Chicago, San Francisco, New Orleans, a partire dall’ultimo ventennio del 1800.
Il nome ha avuto origine dall’abitudine degli estorsori di inviare lettere minatorie contrassegnate dall’emblema del teschio e tibie incrociate e dall’impronta di una mano nera, accompagnate da minacce di morte, di sfregi e danneggiamenti.
I principali capibanda di questa organizzazione erano emigranti italiani siciliani e napoletani, che commisero molti efferati delitti, strangolando e bruciando le loro vittime.
Anche il famoso tenore Caruso sembra che ne fosse rimasto vittima.
Si trattò di un tipo di criminalità tanto sottile e ambiguo, quanto vigliacco e sanguinario nei confronti di chi non accettava la “protezione” di qualsiasi attività commerciale. Il costume di imporre il “u’ pizzu” diventò poi il brodo primordiale non solo di Cosa Nostra, la potentissima mafia siculo-americana, ma di tutte le mafie.

Enzo Catania: “Dalla mano nera a cosa nostra. L’origine di tutte le mafie e delle organizzazioni criminali” –  2006; Ed. Boroli.

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