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Storielle ponzesi in pillole. (60). Tradizioni per la ricorrenza dei Morti

di Michele Rispoli
Macelleria [1]

 .

In questi giorni appena trascorsi che si sono ricordati i nostri cari defunti, spesso ho pensato a Totò con la sua ’A Livella e a Totonno Guarino, il macellaio.

Da piccolo, quando era possibile, mia madre mi mandava alla macelleria di Totonno per comprare la carne.
Quando acquistavo la carne a fette, mi raccomandava di dire a Totonno di “farla fruttare”, cioè tagliarla sottile in modo da avere una fettina in più, quando invece compravo la carne per il brodo mi raccomandava di farmi dare tante ossa. C’era sempre qualcosa da rosicchiare.

Una volta, andai a comprare la carne da brodo. Era venerdì, 2 novembre. La macelleria era piena di clienti.
Totonno quando mi vide, guardandomi da sopra gli occhiali poggiati sul naso, mi chiamò a lato del banco, dove c’era il ceppo, e mi disse: – ’È mise ’a scarpa sott’u liétt?
La vecchia usanza… era una delle poche possibilità di vedere qualche caramella o biscotto.
Risposi di sì.
E continuando mi chiese, alzando il tono della voce: – E dimme… chi t’ha mise più cchiù robba, ’nd’i scarpe… i muòrt’ ’i màmmeta o i muòrt’ ’i pàtete?