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L’affondamento del Teseo (3)

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di Alessandro Vitiello (Sandro)
Teseo.3

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Per le puntate precedenti, digita: Teseo – nel riquadro CERCA NEL SITO, in Frontespizio
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Morirono trentasei persone, ufficialmente disperse.

I quattro ufficiali del Teseo, tra cui il comandante, si salvarono. Morirono sette sottoufficiali tra cui quello che accompagnava il gruppo di mio padre a Civitavecchia.
Morì anche un marinaio di Ponza, nella zona di Santa Maria. Si chiamava Franceschino, era cugino di Totonno del negozio di pesca.
Era un grande nuotatore, era un ragazzo pieno di vita. All’epoca, come si direbbe oggi, era già un uomo di mondo.
Si buttò in mare troppo presto, quando arrivò la prima nave, quando si salvò solo quel marinaio che finì in Olanda.

Tutte le navi che avevano partecipato al salvataggio e che avevano dei marinai salvati a bordo, dopo l’affondamento del Teseo, e dopo essersi assicurati che non si poteva salvare più nessuno, fecero rotta verso Golfo degli Aranci, in Sardegna.

Intanto nel salone del Trieste i naufragi che non avevano mangiato da due giorni chiedevano cibo e da bere.
Arrivò un colonnello medico e spiegò loro: ”Ragazzi a pancia vuota si campa, a pancia piena si muore”.
Voleva dire che se avessero iniziato a mangiare senza regola da subito avrebbero corso seri rischi.
Venne dato loro intanto un po’ di caffè.
Una tazza di brodo in giornata e dieci maccheroni poco conditi prima di sera.
Avevano avuto vestiti asciutti, qualcuno era stato medicato per piccoli tagli, niente di particolare.
Chi aveva subito grossi traumi era in fondo al mare insieme al Teseo.

La mattina successiva in quel salone arrivò ogni ben di Dio da mangiare.
Si parla di quattro quintali di gallette, cioccolato a volontà, latte, caffè e tutto quello che la cambusa della nave aveva disponibile.
Verso le undici del 13 dicembre il Trieste era già a Golfo degli Aranci.

Il Teseo aveva subito il danno che poi l’avrebbe portato all’affondamento a dodici miglia da Civitavecchia.
La tempesta di Tramontana li aveva scarrozzati di nuovo in Sardegna. Affondò a quaranta miglia a scirocco dell’isola di Tavolara.

A Golfo Aranci la mattina stessa del tredici dicembre tutti i naufraghi vennero passati sul Trieste. La mattina del quattordici la nave riprese il mare verso La Spezia.
La Spezia era una meta obbligata. Di fatto venne aperto un procedimento per appurare le responsabilità del naufragio e tutti quelli che erano sul Teseo rimasero per più di due mesi a disposizione delle autorità militari.

Quasi tutti i giorni c’era un interrogatorio da parte dei giudici che volevano sapere dettagli di quanto era successo.
Non venne emessa nessuna condanna perché probabilmente il collasso della nave era da imputare a qualche errore di progettazione.
Anche il comandante Francesco Pasqualino(?), capitano di corvetta, venne assolto.

In primavera mio padre tornò a Ponza a godere della licenza natalizia.
Ritornò poi a finire il militare alla Maddalena ma venne ancora una volta chiamato a La Spezia a testimoniare.

Una mattina di una quindicina di anni dopo mio padre incontrò per caso sulla spiaggia di Giancos il papà di quel ragazzo di Ponza che era morto nel naufragio; inutile raccontare i dettagli di quel triste incontro.

PS.: i marinai che si salvarono furono 44 sul Trieste, 39 sulla Acaralissa, 1 sulla nave merci che finì in Olanda e 20 sull’altra nave merci.

 

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[L’affondamento del Teseo. (3). Continua]

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