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La Polonia ci ha lasciato di poppa

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di Domenico Musco

Varsavia. Piazza del Castello reale

 .

Anche i polacchi ci hanno superato..!
Forse non sono esperto come i grandi professori di economia quando parlano di PIL, di inflazione o di altri termini complicati per indicare se un paese é ricco o povero.
Io sono molto semplice e faccio il conto della serva usando dei parametri del tutto personali e dei paragoni altrettanto semplici: i marciapiedi, i sottopassaggi pedonali, la pulizia delle strade, i negozi con la merce esposta, come va vestita la gente, se i locali sono pieni e che tipo di macchine vanno in giro, di quale valore…
Varsavia. Il Palazzo della Cultura. Notte
Bene, paragonando questi valori a quelli di Roma o di qualunque grossa città italiana posso affermare che le grandi città polacche – ad esempio Varsavia o Cracovia – sono molto, ma molto meglio.

Organizzazione e gentilezza sono una caratteristica di questo popolo che ha subito sulla pelle e ha pagato un prezzo altissimo per l’occupazione nazista.
Più giro in Europa e più mi rendo conto che i giornali e la televisione dicono il falso, quando tentano di dipingere la nostra situazione economica in termini elogiativi rispetto ad altri paesi europei senza l’euro. Mi sono convinto inoltre che siamo il fanalino di coda dell’Europa che usa l’euro.

Varsavia. Metro

Qualcuno penserà: ma tutto questo che c’entra con Ponza?

Tutto a mio parere c’entra nel nostro mondo globalizzato, perché si vola a Varsavia con 120 euro e la vita del turista costa meno che da noi.
Certo é sempre il conto della serva, ma sono convinto che il turismo si sposterà sempre più verso altri lidi che non siano Ponza.

Non solo il turismo ma anche i capitali si investono dove il terreno é più fertile. Sono semplici considerazioni, riflessioni amare ma ritengo sempre più difficile che la cresta dell’Italia si risollevi, se prima non si alza la cresta di tante economie periferiche come la nostra piccola isola.

Per far ciò occorre fare squadra ed avere obiettivi comuni: trovare il minimo comune multiplo (mcm) che ci unisce e non il Massimo Comune Divisore (MCD) che ci separa.

Sono solo considerazioni che desidero condividere, come questa impressione riportata in un recente viaggio in Polonia: anche i polacchi ci hanno superato.
Ricordate quando vennero in massa a lavorare in Italia, dopo i nord africani?
Ora sono spariti tutti e stanno sicuramente meglio in Polonia.

Il Palazzo della Cultura a Varsavia. Sera

Il Palazzo della Cultura che si vede nella foto si trova a Varsavia. É un edificio di trenta piani che Stalin regalò ai polacchi in un gesto davvero munifico… In quei trenta piani tutte le stanze sono occupate da persone che si occupano di cultura, l’energia vitale di una nazione.

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1 commento per La Polonia ci ha lasciato di poppa

  • vincenzo

    Domenico in effetti scomoda la Polonia che assolutamente non è vero che ci ha “messo di poppa”, per fare un discorso interno che riguarda Ponza e come tanti, forse senza crederci troppo dice:
    “Per far ciò occorre fare squadra ed avere obiettivi comuni: trovare il minimo comune multiplo (mcm) che ci unisce e non il Massimo Comune Divisore (MCD) che ci separa”.

    I ponzesi non hanno né voglia né capacità di unirsi.

    Unirsi significa in parte rinunciare a rendite di posizioni acquisite con la fatica fisica e famigliare, impossibile da accettare per la cultura ponzese.

    Ci si unisce a volte sulla scorta della paura: vedi PUA Vigorelli, con la costituzione del sindacato balneari ma poi ci si divide nei fatti determinando le distanze degli uni dagli altri per rimarcare i privilegi acquisiti nel tempo.

    Una occasione perduta per dimostrare una intelligenza nuova, è stata l’ ultima consultazione amministrativa. Io dissi, e per questo organizzai delle riunioni pubbliche, che quello era il momento per dimostrare all’esterno e a noi stessi la capacità di unirsi nella scelta del “NON VOTO” e di unirsi nella scelta “DELLA COSTITUZIONE DI UN UNICO COMITATO CITTADINO” costituito a partire dai candidati e dai presidenti associazioni locali. Quel messaggio politico dell’isola, allo Stato, e poi a Noi stessi impegnava tutti a trovare il mcm tra gli interessi e aveva come interlocutore il commissario prefettizio, quindi lo Stato che garantiva l’equidistanza tra le parti.
    Questo non si è voluto e in particolare, caro Domenico, non l’ha voluto Antonio Balzano che al contrario, snobbando la riunione, ha voluto disputare la gara. Gara che ha perso e che ha a mio avviso fatto perdere un’altra grossa occasione all’isola di fare squadra.

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