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Ad Alice Munro il Premio Nobel per la letteratura

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di Sandro Russo

Alice Munro

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Ad Alice Munro, la bella signora canadese della foto, classe 1931, è stato assegnato oggi il premio Nobel per la Letteratura.

“Maestra del racconto breve contemporaneo”, l’abbiamo conosciuta una diecina di anni fa e ci ha conquistati per sempre. In particolare ci riferiamo ad una delle sue prime raccolte giunte in Italia: Hateship, Friendship, Courtship, Loveship, Marriage (2001) –  Nemico, amico, amante…; Einaudi, 2003.

Il suo racconto The Bear Came Over the Mountain presente in questa raccolta è stato adattato per il cinema da Sarah Polley (brava attrice, ma qui nel ruolo di regista) con il titolo di Away from Her – Lontano da lei, interpretato da Julie Christie e Gordon Pinsent.
Ancora questo racconto è citato nella trama de La ragazza del lago, film italiano del 2007 di Andrea Molaioli, con Toni Servillo.

Ecco cosa ne scrivevo, a suo tempo.

Mi ci è voluto poco più di un anno per leggere il libro di Alice Munro che all’inizio mi avevano prestato (grande prova di pazienza e fiducia! Grazie!).
Il motivo di tanta resistenza non l’ho capito… perché poi mi è piaciuto, e tanto!

Così ora ‘temo’ di essere d’accordo con Jonathan Franzen (‘Leggete Munro! Leggete Munro!’) che è da sempre uno dei grandi estimatori e sponsor della simpatica ‘vecchietta’ (..che vecchietta proprio non si direbbe!). E prima che alla domanda: – Allora, …com’è? – mi sfugga l’impresentabile tormentone: – Carino!  – procedo ad un resoconto più analitico per il colto e per l’inclita.

Innanzitutto, il titolo. Quello inglese è più bello: “Hateship, friendship, courtship, loveship, marriage”. Leggendo il primo racconto si capisce che è un gioco che fanno le ragazze americane sul primo che passa. Invece è anche la definizione del tema di tutto il libro; come se dicesse: “Dell’amicizia, dell’inimicizia, ecc…” …ed è davvero appropriato.

Alice Munro e la verità. Fin dalle prime battute di uno qualunque dei suoi racconti si ritrova quella particolare atmosfera dei fatti ‘come sono davvero’, nell’abbozzo dei personaggi, nei dialoghi, nelle situazioni… Subito ti sembra di starci dentro e di vederteli davanti, muoversi e parlare. E non è solo una questione di forma; è sostanza viva e reale, come in ‘Conforto’: “Erano due persone senza terra in mezzo; senza niente che separasse i convenevoli beneducati da un’intimità travolgente”  …In questa situazione qualche volta ci saremo certo trovati, senza essere stati capaci di comprenderla con tale chiarezza… 

Alice Munro e il bacio. Dopo che in ben tre distinti racconti – ‘Il ponte galleggiante’, Conforto’, ‘Ortiche’ – il bacio è il momento clou della vicenda, il suggello ad una serie di pensieri e pulsioni che attraversano tutta la trama, viene il sospetto che sia una metafora (come, per capirci, le danze nei campi di fiori che si vedono sempre nei filmoni indiani..) ..Invece no: è un bacio-bacio, senza un seguito, anzi, è specificato che dev’essere proprio così, unico e irrepetibile.

– E’ per caso una puritana repressa, la nostra Alice? – uno pensa allora. Ma proprio per niente! ..perché poi in ‘Quello che si ricorda’ la protagonista ‘consuma’ …e come! (anche se sempre l’avventura è inserita in una parentesi che non dovrà lasciare scorie né interferire con la sua vita matrimoniale)

Alice Munro e l’amore. La nostra non ci crede poi tanto; è una romantica/disincantata, una entusiasta/cinica, e altri ossimori… ma una Maestra, nel campo! Una che ne conosce tutte le sfumature, come in ‘Ortiche’: “ Ecco quello che si aspettava da lei.. una consapevolezza amplificata ed espansa della sua persona..”

Come avrebbe potuto teorizzare e descrivere altrimenti una figura come quella dell’ “amore non utilizzabile” ? Quante volte non ci avremo pensato anche noi? (non troppo spesso, in verità, ma qualche volta si!)

Alice Munro e i pensieri comuni, ovvero quello che sta sotto la superficie della vita di tutti i giorni. In ‘Conforto’: “E’ questo che provano Ed e Nina? Nausea per gli altri due, o almeno per l’aggressività razionale e per la convinzione cieca? Sfinimento, per l’incapacità di cedere a quei caratteri battaglieri? Non si esprimerebbero esattamente così. Direbbero solo che sono stanchi….”

O in ‘Queenie’, che è un capolavoro di understatement…

Alice Munro e la natura. Una capacità di osservazione precisa, consapevole della natura; i nomi e la forma degli alberi, l’attenzione alle piante che incontra; la descrizione di una tempesta improvvisa, come in ‘Ortiche’. Anche immagini crepuscolari e lievi, come in ‘Post and Beam’: “…certi segni leggeri che a volte si notano sui marciapiedi in primavera: ombre lasciate da foglie rimaste incollate per terra dall’anno precedente..”  Oppure una conoscenza-quasi empatia per gli animali, come ‘In fuga’ (..un altro libro suo, letto in tutta fretta, di seguito al primo).

Alice Munro e il tempo in vari racconti.
Il tempo viene usato per relativizzare il presente; per inserire un momento della vita di un personaggio in un contesto più globale …Non ci siamo chiesti qualche volta che fine fanno i personaggi quando la storia è finita?

Continuano a vivere, ecco… Ci dice Alice, che deve essersi posto un analogo interrogativo…

In ‘Ortiche’, l’inizio è una sintesi di quello che accadrà in seguito, e tutto il racconto è un flash-back.

‘Conforto’ (molto apprezzato) va avanti e indietro nel tempo, e non si sente nessuna forzatura, ma tutto scorre fluido, naturale.

In ‘Post and Beam’: “Tutto questo accadeva tanto tempo fa. A North Vancouver, quando abitavano nella villa Post and Beam. Quando Lorna aveva ventiquattro anni, ed era ancora nuova ai patteggiamenti.”

‘Quello che si ricorda’: parla proprio di questo, come annuncia il titolo; di come si utilizzano i ricordi…

‘Queenie’ è anch’esso una memoria della sorella acquisita, anche qui con l’inserimento in un panorama più ampio della vita che continua.

L’ultimo racconto del libro ‘The bear came over the mountain’ é costruito per apposizioni successive di informazioni, come commenta ammirato Jonathan Franzen…

Pietro Citati (nel risvolto di copertina dell’altra raccolta di racconti ‘In fuga’) parla così del tempo, nei racconti di Alice Munro: “All’improvviso apre uno spiraglio bianco in un racconto. In quel bianco trascorrono anni, decenni: un abisso allontana il presente e il passato; il tempo passa senza che nessuno se ne accorga; e ne avvertiamo, al tempo stesso, il senso della continuità e quello della lacerazione che formano il tessuto diseguale della nostra vita”.

 

Ora qualcuno dirà di aver notato e sottolineato tutt’altro, in questo libro… Ma il bello del confronto è proprio in questa diversa attenzione alle emozioni, alle cose e ai pensieri, e qui ne troviamo una varia gamma, a profondità inaspettate…

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