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Storielle ponzesi in pillole. (55). Un camion di cocomeri

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di Michele Rispoli

Cocomeri

 .

La signora Carmela Conte ved. Migliaccio, detta Carmelina, rimasta vedova, con tre figli a studiare, affittava la camera fronte Sant’Antonio della sua abitazione.
Gli inquilini sono stati diversi: un tal Anello (non ricordo il nome), detto ’u quattariéll’, poi Giorgio Marcone, e qualche altro.
Durante il suo periodo di locazione, Giorgio Marcone ci aveva messo un negozio di frutta e verdura.

Un 14 agosto di diversi decenni fa, arrivò a Ponza con un camion pieno di cocomeri. Giorgio doveva liberare il camion per rimandarlo indietro; la cooperativa scaricatori di porto aveva chiesto troppi soldi ed era disperato.

Noi, i soliti che frequentavamo la casa di zia Civita (Civitella ’i Mariantonia), madre di Emanuele ed Adele, proponemmo a Giorgio che l’avremmo aiutato in cambio di dieci cocomeri.
Giorgio accettò e quindi salii sul camion dove prendevo i cocomeri e li passavo ai compagni che li portavano nella camera-negozio.
Durante lo scarico pensai di fare due catene di passa-mano, una verso il negozio di Giorgio, l’altra verso il retro del cortile di Civitella; i cocomeri erano tanti… dieci – venti in più o in meno non si sarebbero notati.

Finito il lavoro, Giorgio guardava il mucchio di cocomeri nella stanza e il cassone del camion. Non si capacitava: – Possibbile che ’ind’a ‘sta stanza ce sta ’nu camio ’i mellùn?
Non sapeva che un terzo del carico era finito nel cortile di Civitella!

Io dissi a Giorgio: – I mellùne nuoste c’i pigliamme addimane!
A questo mondo non bisogna essere mai buoni..!

Non so per quale motivo Giorgio andò nel giardino dietro l’abitazione, passando nel corridoio aperto laterale.
Si accorse del movimento nel cortile, e scoprì l’altra catasta di “meloni”.
– Aah! …Mò capisco pecché ’a stanza è vacant’! …Volevate vendere i meloni miei!?

Così rimanemmo pure senza ricompensa, perché Giorgio piano piano se li trasportò tutti nel negozio suo.

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