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Tra Aglientu e Ponza un grande abbraccio

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lettera inoltrata da Sandro Vitiello

la chiesa

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Nei giorni successivi all’incontro tra la delegazione ponzese e la comunità di Aglientu, dopo che i giornali di Sardegna hanno raccontato della bella festa che c’è stata alla chiesetta di san Silverio sulla spiaggia di Vignola, a Quinto Zizi – presidente della Pro Loco di Aglientu – è arrivata questa bella lettera che racconta l’arrivo dei pescatori ponzesi, verso la fine degli anni ’50.
Merita di essere considerata perché racconta quell’evento con lo sguardo di un bambino di Sardegna.
La lettera è in formato .jpg perché è la scannerizzazione di una lettera arrivata con la posta ordinaria
Sandro Vitiello

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TRA AGLIENTU E PONZA UN GRANDE ABBRACCIO

Preg.mo Signor Zizi

nel leggere questo titolo nella Nuova del 27 Settembre c.a., mi son tornati alla mente avvenimenti che riguardano gli squisiti rapporti tra aglintesi e punzesi.
Correvano gli anni 57/58 e nel periodo estivo con mia madre, andavamo a trovare nello stazzo di Michele Melaiu il nonno materno (Pauleddu montesu), carbonaio, da molti anni al servizio nelle varie proprietà.
La vita di campagna certo non era facile per nessuno, ma grazie a Dio in quello stazzo non mancava nulla, non mi riferisco solo ai beni materiali, ma soprattutto alla grandezza d’animo degli abitanti degli stazzi, alla loro generosità ed al loro spirito di accoglienza, soprattutto verso chi poteva meno di loro.
Era il periodo in cui il passaggio dei limusinaggj era alquanto frequente e questi si alternavano, quasi a scadenza fissa nello stazzo di Juanni Abbatu.
Anche se ero piccolo, riuscivo a vedere nei loro occhi una luce di felicità, contenti di essere stati ben accolti, dove potevano dormire in un comodo letto e mangiare a tavola con tutti gli altri.
In uno di quei giorni, ziu Micali, entra in casa e depone sul tavolo il cannocchiale che poco prima puntava verso la Torre di Vignola, e rivolgendosi alla moglie e ai figli disse:
Sippinu, prippara la calarina, Mattia e Annina, puniti la robba illi beltuli, so arriendi li punzesi. Io rimasi un po’ sbigottito perché non capivo cosa volesse fare, l’ho capito dopo diverse ore, al suo ritorno.
Le bisacce non profumavano più di formaggio pecorino, salsicce, o di pane caldo ma di pesce, pesce fresco (saraghi, sarraine, capponi, orate, pagelli, aragoste…).
Quel pesce era stato regolarmente pagato, ma i ponzesi ne avevano aggiunto, come riconoscimento per quell’uomo che aveva fatto diverse ore di cavallo; un’altra volta mi capitò di trovarli tutti seduti a tavola nello stazzo, con l’abito della domenica, con tanta allegria e con ampi scambi di doni terra-mare.
Il mare di Vignola, oggi un po’ avaro nel cedere i sui frutti, in quei tempi era molto generoso nel rendere il giusto merito ai quei pescatori coraggiosi.
Coraggiosi non rende il giusto merito ai ponzesi, sia perché sapevano affrontare il mare con tutte le difficoltà che conosciamo ma soprattutto perde erano predisposti a stare lontani dai propri affetti per diverso tempo riuscendo in questo modo ad ottemperare a tutti i bisogni familiari.
Evidentemente i ritorni economici erano buoni, non solo perché rimasero in zona per diversi anni ma perché ritennero giusto erigere una chiesetta al loro protettore: San Silverio, per proteggerli nel lavoro tanto difficoltoso e come ringraziamento verso la gente degli stazzi e di tutta la popolazione di Aglientu.
Che dire di questa iniziativa, senz’altro encomiabile, prova di grande civiltà.
E’ vero che i tempi sono cambiati: siamo tutti di fretta, gli impegni sono tanti e non abbiamo tanto tempo da dedicare agli altri, siamo diventati egoisti e distratti nel mettere in atto azioni buone in favore del prossimo, nonostante tutto, si trova sempre la persona pulita, la comunità giusta che opera mettendo in secondo piano il dio denaro.
Complimenti Signor ZIZI, a lei e alla Pro Loco di Aglientu per l’iniziativa e per quanto vorrete ancora fare nel rispetto dell’accoglienza e dell’alto senso civico.

Cordialmente

(Firma)

Tempio P. 30 Settembre 2013

Lettera

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