- Ponza Racconta - http://www.ponzaracconta.it -

La piazza

di Francesco De Luca (Franco)

ponza-porto [1]

Con l’autunno la piazza si riprende la priorità su tutti i siti topici: sul mare, le cale, sulle vigne, su tutto. Dando l’impressione che in essa prenda corpo la voce degli isolani.

E’ proprio così ? Non mi pare.

Quello che appare è che ci sono “frequentatori abituali “ della piazza. Stazionano fuori al bar, e di solito si intrattengono su qualsiasi notizia o fatto o chiacchiera possano far trascorrere la mattinata in compagnia. Perché il loro bisogno è “passare il tempo non in solitudine “.

Ci sono poi i frequentatori abituali con intento strumentale alla propria attività. Così, ad esempio, alcuni quotidianamente devono andare sul Comune per gratificarsi della loro scelta politica. Sono gli “aficionados “. Sul Comune si consolano per il semplice fatto che trovano i compagni di sorriso. Ecco, potrebbero essere identificati così: i compagni di sorriso.

Ben diversi da chi invece mugugna, a prescindere. Eterni insoddisfatti, tesi a giudicare con spirito oppositivo.

E poi ci sono i crocchi. Ma essi non sono abituali. Si accroccano per commentare i fatti del giorno: uno sposalizio, una pescata, l’apertura della caccia.

Infine i passanti: coloro per i quali la piazza non è luogo d’espressione ma una semplice strada di transito.

Le banchine, sono anch’ esse da accorparsi alla piazza? Perché anche lì c’è chi si intrattiene con i colleghi per commentare la magra stagione che li attende. Con la particolarità che i pescatori sono di breve dialogo e di eloquenti silenzi.

Mancano i militari. Nonostante la presenza di molte forze armate con un corpo abbastanza nutrito, i militari trascorrono la presenza sull’isola in disparte. Non so se per scelta o per comando.

Mancano i bambini. A Santantonio, di pomeriggio, qualcuno compare. In genere non hanno la piazza come fonte di ispirazione per i giochi, né di espressione.

La piazza è boriosa e inetta, collerica e inconcludente, meglio passarci a passo sostenuto per non indulgere nella sua falsa autenticità.