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La piazza

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di Francesco De Luca (Franco)

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Con l’autunno la piazza si riprende la priorità su tutti i siti topici: sul mare, le cale, sulle vigne, su tutto. Dando l’impressione che in essa prenda corpo la voce degli isolani.

E’ proprio così ? Non mi pare.

Quello che appare è che ci sono “frequentatori abituali “ della piazza. Stazionano fuori al bar, e di solito si intrattengono su qualsiasi notizia o fatto o chiacchiera possano far trascorrere la mattinata in compagnia. Perché il loro bisogno è “passare il tempo non in solitudine “.

Ci sono poi i frequentatori abituali con intento strumentale alla propria attività. Così, ad esempio, alcuni quotidianamente devono andare sul Comune per gratificarsi della loro scelta politica. Sono gli “aficionados “. Sul Comune si consolano per il semplice fatto che trovano i compagni di sorriso. Ecco, potrebbero essere identificati così: i compagni di sorriso.

Ben diversi da chi invece mugugna, a prescindere. Eterni insoddisfatti, tesi a giudicare con spirito oppositivo.

E poi ci sono i crocchi. Ma essi non sono abituali. Si accroccano per commentare i fatti del giorno: uno sposalizio, una pescata, l’apertura della caccia.

Infine i passanti: coloro per i quali la piazza non è luogo d’espressione ma una semplice strada di transito.

  • Le donne devote, vanno in chiesa alla spicciolata e, al termine delle funzioni, a gruppi ritornano a casa.
  • Gli analisti della politica passeggiano commentando ordinanze e determine amministrative.
  • I manovali e gli impresari edili camminano con dispetto perché il tempo di magra non accenna a finire.

Le banchine, sono anch’ esse da accorparsi alla piazza? Perché anche lì c’è chi si intrattiene con i colleghi per commentare la magra stagione che li attende. Con la particolarità che i pescatori sono di breve dialogo e di eloquenti silenzi.

Mancano i militari. Nonostante la presenza di molte forze armate con un corpo abbastanza nutrito, i militari trascorrono la presenza sull’isola in disparte. Non so se per scelta o per comando.

Mancano i bambini. A Santantonio, di pomeriggio, qualcuno compare. In genere non hanno la piazza come fonte di ispirazione per i giochi, né di espressione.

La piazza è boriosa e inetta, collerica e inconcludente, meglio passarci a passo sostenuto per non indulgere nella sua falsa autenticità.

 

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1 commento per La piazza

  • polina ambrosino

    La piazza Pisacane è da sempre tutto ciò di cui sopra, anche se meno affollata dei tempi che furono.
    Sant’Antonio è stata da sempre la piazzetta dei bambini, un po’ perchè c’è la spiaggia, un po’ perchè ci sono muretti bassi e panchine per sedersi senza dover per forza andare in un bar o sopraelevarsi su una balaustra come quella del porto.
    Oggi la piazzetta di Giancos, più grande, non ingombra di attività varie, senza i buchi e i dossi causati dalle radici degli alberi come a sant’Antonio, è diventata nuovo ritrovo per le giovani generazioni che vi giocano a pallone o con piccole bici, dove si incontrano ragazzini e ragazzine.
    La piazza è per “i grandi”, intesi come persone agée. Non è mai stata adatta a svaghi, a chiacchiere rilassanti e giochi. E’ il luogo dello struscio, dove si fa l’aperitivo, dove si sparla di tutto e tutti, dove si giudica e comanda. Ogni paese ne ha una, e noi, anche se ce l’abbiamo stretta e lunga, non differiamo.
    Di certo, però, la luce meravigliosa che vi arriva la sera, in ogni stagione dell’anno, è unica. E la bellezza di questa nostra piazza risplende, nonostante le miserie a cui è costretta ad assistere da secoli.

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