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Panem et circenses

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di Rosanna Conte

Panem et circenses

Il poeta Giovenale, grande osservatore della società romana e fustigatore dei suoi costumi,  dicendo che il popolo desiderava ansiosamente due cose, il pane per sfamarsi e l’intrattenimento dei giochi del circo per divertirsi, coniò una locuzione che, dopo quasi duemila anni, è ancora usata per la sua forza comunicativa:  Panem et circenses.

Essa sintetizza e simboleggia la politica degli imperatori romani nei confronti del popolo: in cambio di “pane e circo” gratis, il popolo rinunciò al suo potere politico e ad ogni diritto di manifestare la propria volontà, lasciando agli imperatori campo aperto per qualsiasi azione.

Il popolo di cui si parla è la plebe della città di Roma, costituita da disoccupati che si iscrivevano nelle liste della distribuzione del frumento e formavano il pubblico delle feste e dei giochi. Essi sopravvivevano grazie proprio a queste elargizioni imperiali e trascorrevano tutta la loro giornata preferibilmente al circo, dove si svolgevano le corse delle bighe, negli anfiteatri, dove c’erano le lotte fra gladiatori e quelle con gli animali feroci, e nei teatri.

 

I circenses erano, quindi, usati per divertire, cioè per allontanare dalle preoccupazioni e dagli affanni – dal latino de, particella che indica allontanamento, e vertere, che significa “volgere”: volgere altrove, deviare – e dare piacere.

Da allora i potenti, quando hanno bisogno di avere un popolo imbelle e ossequiente che lasci loro mano libera in tutto, adottano la stessa politica .

 

Il divertimento in sé non è qualcosa di negativo, anzi, guai se non avessimo delle distrazioni: esse sono indispensabili per il nostro equilibrio mentale e fisico e vanno integrate sempre con le nostre normali attività. Il problema sorge quando c’è la ricerca continua e ossessiva del divertimento avulso dalla quotidianità della vita e, anzi, quando esso diventa l’unico scopo della vita stessa.

Nella società di massa il divertimento sta alla base di molte attività imprenditoriali che, con offerta continua, soddisfano le esigenze di tutti, dai più sobri ai più ossessionati. Ci sono località pubblicizzate proprio per la varietà e ricchezza di questo tipo di offerta, sono quelle che con termine nuovo, vengono chiamate divertimentifici.

I conoscitori dell’animo umano sanno bene che, quando le persone sono  psicologicamente o culturalmente deboli, l’offerta del divertimento è una carta vincente per guadagnare o aumentare enormemente il proprio potere di influenza. Così si possono impiantare anche divertimentifici mobili e momentanei, là dove non ce ne sono di fissi, perché siano, come i circenses romani, grandi distrattori dai problemi reali e strumento di consenso per chi li ha offerti.

Mutatis mutandis, i conoscitori dell’animo umano possono trattare le persone del terzo millennio da “plebe imbelle” e Giovenale non si meraviglierebbe perché, da grande pessimista qual’era, non credeva che l’uomo potesse debellare i vizi insiti nella natura umana e diventare virtuoso.
Noi a distanza di secoli e con le conoscenze che abbiamo acquisito in tutti i campi, sappiamo che la volontà stimolata dalla razionalità può sconfiggere il vizio.

Non bisogna sottovalutare che l’intelletto, se opportunamente sollecitato alla riflessione, produce giudizi e il giudizio è la bussola che guida nelle scelte piccole e grandi della vita.

William Trego. La corsa delle bighe da Ben Hur

William Trego. La corsa delle bighe, da Ben Hur

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3 commenti per Panem et circenses

  • vincenzo

    Pane e divertimento: per vendere queste cose bisogna conoscere l’animo umano?
    Dove dobbiamo cercarli questi conoscitori dell’animo umano: nelle banche, nei salotti buoni dove si decidono i destini dell’umanità?
    Ma il pane e il divertimento alimentano l’animo umano?
    L’uomo che cerca la verità, che cerca la strada verso se stesso, va allo stadio o legge un libro di Herman Hesse?
    Quelli di cui tu parli, cara Rosanna, non gli frega niente dell’animo delle persone; al contrario conoscono la pancia che solletica il piacere, il desiderio momentaneo di sopravvivenza.
    Balotelli è diventato un mito e non certo per chi vuole alimentare la sua anima!

  • rosanna

    I conoscitori dell’animo umano sono tanti e stanno dovunque; non c’è bisogno di fare un corso particolare, basta essere un po’ filosofi, cioè riflettere sull’uomo, anche senza aver mai studiato una disciplina così affascinante come la filosofia. E’ ovvio che i citati “conoscitori dell’animo umano” sono coloro che piegano ai propri interessi quelle debolezze umane che hanno largo spazio nei momenti di decadenza, cioè quando sono tramontati i valori che hanno guidato e dato lustro alla società precedente ed ancora non se ne sono affermati altri in grado di configurarne una nuova di cui andare fieri.
    In questo “vacuum” è facile che emergano gli eterni vizi dell’animo umano e che, come dici tu, non si vada alla ricerca di se stesso e del senso della vita, ma si assume a principio cardine soddisfare il proprio piacere.
    Se questo atteggiamento prevale, nonostante ci siano tanti che ricercano se stessi e rielaborino valori utili al riassetto di una nuova società, la vita comune galleggia sull’azione di coloro che riescono a dominare i più deboli i quali, come dici tu, sono solleticati a far risalire dal profondo dell’anima gli aspetti più negativi. E’ un’azione voluta, mirata e per questo, molto deleteria.
    Da ciò scaturisce la necessità di parlarne.

  • vincenzo

    Cara Rosanna io apprezzo molto quello che scrivi ma questa volta ho una perplessità che non inficia la tua conclusione e cioè: “sappiamo che la volontà stimolata dalla razionalità può sconfiggere il vizio”.

    IO aggiungerei: volontà, razionalità tentativo di sconfiggere il vizio!

    L’animo umano è un concetto astratto ma forse proprio per questo così fondamentale per l’uomo alla ricerca della sua identità, il suo fine ultimo nel mondo, sulla terra, nell’universo.

    La mia perplessità sta proprio in questo, impossibile conoscere l’animo umano al contrario è molto facile conoscere i bisogni umani, anzi addirittura nel mondo moderno artificialmente, a tavolino, nei laboratori si creano nuovi bisogni che diventano desideri, sogni, che spingono masse, moltitudini di genti, che forse perderanno il lavoro il giorno dopo, a fare file chilometriche, per comprare l’ultimo Iphone.

    Questi maghi, uomini materiali hanno trasformato l’uomo da schiavi di imperatori a schiavi del consumo. La cosa bellissima era che il re anche nelle monarchie assolute era visibile e concreto infatti è stato possibile impiccarlo, oggi il vero potere, è invisibile: parlo di vero potere non quello dei nostri parlamenti.

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