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Ecco il libeccio!

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di Giovanni Hausmann

I faraglioni di Lucia Rosa a Ponza

 .

Din… din… e ancora din… din… Mi sveglio e guardo l’ora.
Sono le tre di notte e lo sveglia-stupido appeso alla finestra messo apposta per annunciare il vento mi chiama per dirmi che è ora di andare a controllare le vele di copertura della terrazza. Din… din… ancora con maggiore insistenza e a questo punto mi alzo e vado alla portafinestra. il vento sta rinforzando anche se viene da sopra.
Guardo le nuvole e vedo che corrono verso nord est.
Allora è libeccio..! – mi dico – speriamo non venga anche a piovere. E pensare che ieri sera era tutto tranquillo, forse troppo tranquillo! – imbroglio le vele e me ne ritorno a letto.

Din… din… continua l’aggeggio attaccato alla finestra – Domani lo tolgo – penso tra me.

Ore 7 il vento è forte e si fa sentire.
– Ora vado a dirgliene quattro, non può essere così invadente, così arrogante e presuntuoso, mica è il vento più importante – penso – …è un vento di seconda categoria di fronte al maestrale o alla tramontana o addirittura al grecale, deve farla finita!

Mi infilo qualunque cosa diversa da un pigiama e, lasciando a malincuore il mio the fumante, esco in terrazza.
Fa freddino e le nuvole corrono lasciando qualche prima spuzzata di pioggia.
Lui è così, fa casino, da fastidio e spesso fa anche danno.

Salgo lungo la stradetta verso Lucia Rosa contro le raffiche e faccio un po’ di fatica perché il vento, incostante, mi spinge di qua e di là.
“Almeno 20 nodi con rinforzi fino a 23/24 diceva ieri sera windfinder, con temporali alternati a schiarite passeggere, vento in rinforzo fino a 25 nodi e mare agitato”.

Arrivo in cime al crinale e il mare è incazzato di brutto. Lucia Rosa, ai faraglioni, è irriconoscibile; quasi non si vedono gli scogli, rompe addirittura sulla secca dei mattoni.
Il colore del cielo si confonde con quello del mare – tutto grigio “canna di fucile” – uniforme; le raffiche vengono su dalla cala e rinforzano, quasi non si può stare in piedi.
il cielo si apre verso Palmarola con qualche raggio di sole che illumina il mare ormai bianco di ‘gallinelle’ forza 5/6, ogni tanto una secchiata di pioggia giusto per lavarsi la faccia, e in poco tempo sono completamente bagnato.
L’aria è carica di salsedine mista a pioggia e gli alberi sotto la strada si piegano per schivare le raffiche. Bello spettacolo!

È proprio un arrogante, spocchioso come quei soggetti tutti palestrati e tatuati, tipo l’uomo di mastrolindo, che si aggirano per qualche periferia urbana, sicuri di sé che cercano di incutere paura e soggezione, che se te li trovi nel traffico è meglio dargli strada per evitare questioni. Insomma un piantagrane che se te lo trovi davanti non sai mai come va a finire ma è certo che tu ci vai a rimettere.

Lo sanno i pescatori che lo hanno incontrato diverse volte e sono dovuti scappare di poppa alla ricerca di un ridosso.

Resisto perché non mi stanco di guardare. Non c’è anima viva: gabbiano o cristiano, solo vento, nuvole, mare e pioggia.

In fondo però sono contento del libeccio, mi piace la sua forza: darà una bella ripulita al mare portandosi quanto di peggio hanno lasciato le barche, portandosi via magari anche le acque sporche delle fogne di Cala dell’Acqua o di Cala Caparra e la spiaggetta nascosta di Cala Cecata che solo quest’anno ho scoperto, ridando un aspetto dignitoso a quei posti strani ed intriganti, o convincerà quel gestore della telefonia, che ha avuto la sciagurata idea di installare un’antenna telefonica sopra Lucia Rosa, a desistere: non tanto per non deturpare un posto così magnifico perché sarebbe troppo logico, ma piuttosto per evitare che quel vento arrogante e presuntuoso con una ennesima raffica un po’ più forte si porti via antenna, fili e tutto l’ambaradam, trasformatori annessi!

– In fondo questo arrogante compagno mi sta quasi diventando simpatico – penso tornandomene a finire il mio the mattutino.

Rosa dei venti

 

Cartina. Ponza

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