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Riflessioni a margine del “Premio Caletta”

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di Rosanna Conte

Consumismo. Ponza

 .

A fine estate, ormai da sei anni, ci ritroviamo col “Premio Caletta” organizzato dall’associazione Almadela,  che si interessa principalmente di eventi collegati al mondo della moda, ma che all’interno dell’evento premia, oltre che giovani stilisti che partecipano al concorso “Emozioni di Ponza”, anche ponzesi che abbiano saputo “valorizzare l’immagine dell’isola, rispettandone le tradizioni e le caratteristiche principali”,  “tutti coloro che sono e fanno grande Ponza”  e ponzesi adottivi fedelissimi dell’isola.

Si sottolinea che il criterio guida è premiare l’impegno nel mondo del lavoro, anche se affiancare anziani ponzesi, in gran parte  artigiani e pescatori, a giovanissimi stilisti non locali, non avalla quella settorializzazione, rivendicata per il mondo della moda, che è anche indice di professionalità.

Si può immaginare che già inizialmente l’intreccio sia stato voluto per facilitare l’accettazione di un evento del tutto estraneo all’isola (a parte l’ispirazione per creare le collezioni), motivando l’evento moda a Ponza con la premiazione di veterani lavoratori locali in modo da far sentire gli isolani partecipi di una novità che vive esclusivamente in un solo giorno dell’anno,  durante la manifestazione e senza alcun legame col tessuto sociale.
Ma anche premiare gli ospiti famosi fedelissimi è servito, purtroppo, solo a solleticare  l’amor proprio ponzese: il loro contributo a stimolare una crescita dell’isola non c’è stato, se non come immagine vetrina-vip.

Alla sua sesta edizione, quando sarebbe stato opportuno far conoscere gli esiti delle carriere di giovani stilisti precedentemente premiati, il premio è diventato Premio Caletta – le isole del Mediterraneo con  lo scopo di esaltare, come scrive Latina-today, ” il valore delle culture isolane spesso rudi nei modi e chiuse ma sicuramente trasparenti, concrete e produttive”. Ha innalzato, quindi, il tiro puntando a diventare un premio diretto a persone che vivono in tutte piccole isole, italiane per il momento, poi, forse, anche estere. In realtà, le altre isole presenti erano solo la Sicilia e la Sardegna che non sono nemmeno piccole.

Quella delle premiazioni estive è una moda che imperversa da decenni in tutti gli angoli, anche i più sperduti, del nostro paese, ed in genere è promossa dalle istituzioni, enti o associazioni che gravitano su quel territorio. Ponza, chiusa nel suo guscio, se ne era tenuta lontana, anche se a ben guardare, avrebbe potuto individuare tante tipologie di premi, dall’immersione in apnea, alla fotografia subacquea e terrestre, che avevano una radice nel suo territorio e nella sua storia.
Era, quindi, vergine quando Almadela l’ha individuata come posto ideale per impiantare le sue manifestazioni e ogni anno cerca persone da premiare. Il che non è poco sia per il numero esiguo dei ponzesi, sia perché è difficile individuare personalità che abbiano fatto grande Ponza, visto lo stato in cui versa.

Ora l’idea di aprire alle altre isole del Mediterraneo è bella, oltre che essere proficua, ma cosa si intende per ‘aprire’? Se l’apertura è dare solo un premio di riconoscimento, come per il momento è avvenuto con l’assessora ai Beni culturali della regione Sicilia, Maria Rita Sgarlata, e con la signora Aurelia Arba, abile tessitrice di “Intrecci nuragici”, credo che siamo molto lontani da un vero scambio culturale fra isole del Mediterraneo.

Un’apertura ad altre popolazioni richiede molto lavoro e impegno per ideare e realizzare una progettualità che operativamente consenta lo scambio e può avvenire solo su contatti e conoscenze propedeutici.

Non è costruttivo per i ponzesi aver scoperto, sabato sera, che sono il centro del Mediterraneo solo perché da Ponza sono partiti dei premi verso personalità  sconosciute.

Certamente la dott.ssa Giannina Usai, presidente dell’ANCIM (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori), sarà ben lieta di mettere a disposizione la sua influenza e gli strumenti di cui fruisce per avviare un percorso di scambi, ma per ora, cioè nella serata di sabato, ha potuto dare il suo assenso alla sola piccola isola presente: Ponza.

Come una piovra, il premio Caletta è calato anche sull’operatività altrui, come il progetto di Marevivo “Delfini guardiani del mare” premiando l’alunno Simone Casalino nella sezione “Delfino Guardiano”. Ora nessun premio è stato dato più meritatamente di questo, in quanto ben guadagnato dal giovane Simone, ma può esistere una giuria che vada a premiare attività organizzate da altri?
Quale valenza propulsiva può avere in un tessuto sociale un ‘premificio’ avulso dallo stimolo ad operare per meritare un premio?
È deleteria la ricerca di  motivazioni qualsiasi per dare premi: se ne svuota il senso e  se ne deprezza il valore.

Purtroppo, la superficialità è la cifra del nostro tempo e quando le istituzioni si adeguano, in buona o cattiva fede, si rischia di sprecare risorse preziose economiche, intellettuali e culturali senza conseguire esiti apprezzabili o, ed è ancora più grave, si rischia di abbassare il livello della capacità di giudizio della cittadinanza più sprovveduta.

 

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