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Le isole del mito. (9). Finisterre e altri luoghi estremi

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di Sandro Russo

 

Pochi nomi sono così evocativi come questo: Finisterre, dall’espressione latina Finis terrae, cioè “fine della terra”.

Ai tempi il cui el Camino de Santiago de Compostela era uno dei momenti centrali della vita di un cristiano, spesso i pellegrini, dopo aver raggiunto l’agognata meta e pregato sulla tomba del Santo, compivano l’ulteriore tragitto di un centinaio di chilometri per arrivare al promontorio sull’oceano Atlantico, davanti al quale non c’è altro che mare…

Google Map. Finisterre. Santiago de Compostela. OK

Google map. Santiago Fisterra e Muxìa

Quindi capo Finisterre, che ora non è più che una propaggine di roccia sul mare, ma in altri tempi rappresentava quasi il limite estremo del creato…

Cabo Fisterra

La rocca di capo Finisterre è un promontorio  formato da rocce in granito che si erge a 600 m sul livello del mare.

Faro di Capo Finisterre

Il faro di capo Finisterre

Muxìa faro

Il faro di Muxìa

Qui i pellegrini si bagnavano nell’oceano in segno di purificazione, bruciavano un indumento indossato durante il cammino e infine raccoglievano una delle conchiglie sulla spiaggia, come prova di devozione e dell’avvenuto pellegrinaggio.

Pecten jacobaeus.  Conchigia di S. Giacomo Coquille de St. Jacques

Il Pecten jacobaeus, noto come capasanta, pettine di mare o conchiglia di San Giacomo (coquille St. Jacques), è un mollusco bivalve, provvisto di 14-16 costole striate che si irradiano dalla cerniera. Insieme alla fiasca da viaggio è uno dei simboli del pellegrinaggio a Santiago de Compostela

I simboli del Pellegrino sul Camino de Santiago

Dopo la resurrezione di Cristo, San Giacomo il Maggiore, uno dei dodici Apostoli, si recò in Spagna per predicarvi il Vangelo ma, non avendo avuto largo seguito, fece ritorno a Gerusalemme. Qui incorse nell’ira di Erode Agrippa, il quale ne ordinò la decapitazione. Correva l’anno 44 d.C., e San Giacomo divenne così il primo Apostolo martire.

I suoi seguaci vollero riportare i resti mortali del martire in Spagna, e così fecero, a bordo di un vascello alla cui guida stava un angelo. Il vascello miracoloso costeggiava la Galizia, all’estremità nord-ovest della Spagna, allorché giunse in vista di un corteo nuziale che percorreva una stradina lungo la spiaggia. Il cavallo dello sposo, probabilmente spaventato dall’essere soprannaturale che conduceva il vascello, ebbe uno scatto e cadde in mare con il suo cavaliere. Ma, per evento miracoloso, entrambi emersero sani e salvi, senza neppure bagnarsi, completamente ricoperti da conchiglie di Pecten. Il miracolo fu attribuito a San Giacomo, di cui appunto la conchiglia divenne simbolo.

La tomba, dopo essere stata per decenni luogo di culto, cadde nell’oblio, fino a che nell’anno 813 un eremita di nome Pelayo (Pelagio), venne attirato da alcune strane luci a forma di stella in una certa zona del monte dove esistevano le rovine di un antico villaggio. Qui il vescovo Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno, scoprì una tomba che conteneva tre corpi, uno dei tre aveva la testa mozzata ed una scritta: “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”

Dopo questo evento miracoloso il luogo venne denominato Campus stellae (“campo della stella”) – oppure Campus tellum (terreno di sepoltura) – da cui l’attuale nome di Santiago de Compostela, il capoluogo della Galizia.

Nella tradizione popolare e nell’iconografia – soprattutto spagnola – san Giacomo è potente figura di Matamoros, alfiere celeste, vessillo della ribellione al dominio islamico.

Muxia

Per secoli capo Finisterre è stato erroneamente ritenuto il lembo di terra più ad ovest della penisola iberica, mentre il punto estremo dell’Europa continentale è Cabo da Roca, in Portogallo.

Cabo da Roca.Portogallo. Faro

Il faro di Cabo da Roca

Si sarà notato che questi resoconti continuamente oscillano tra la geografia e il mito; più facciamo attenzione a mappe e confini fisici, più le vicende ci riportano alle leggende e ai reami della fantasia.

Sulla roccia a capo Finisterre

E’ che spesso davanti al mare, a volte su un’isola, il più delle volte da soli, ritorniamo alla nostra dimensione umana; al cammino che si misura con la fatica e dal passo di un uomo. Mettendo da parte le geografie globali e privilegiando quelle locali e minime; interiori piuttosto che esterne.

Qui, davanti alle diverse finis terrae – sempre dilazionate, poste più in là – siamo presi da sconcerto per l’ineluttabile, immanente rimando alla finis vitae.
Ed è qui che abbiamo bisogno, per sostenerci, di tutte le religioni, i miti e le metafore che la mente umana sia riuscita a creare…

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Per Ultima Thule, leggi qui

Per le Colonne d’Ercoleleggi qui

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[Le Isole del Mito (9). Continua; Finisterre e altri luoghi estremi. Continua]

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