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Il sovversivo col farfallino

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 Riceviamo in Redazione e pubblichiamo

 

Cari amici di Ponza racconta, vi segnalo questo mio libro appena uscito, un po’ della storia  vostra, nostra e di tutti.
Cordialissimamente,
Antonio De Vito

Il sovversivo col farfallino.Big

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Una utile rivisitazione di un pezzo “nero” della storia d’Italia, il confino di polizia degli  Anni ’20  e ’30  dell’altro secolo. Per istruzione e per memoria.
Cronaca e storia della grande persecuzione. Dissenso, punizione, sofferenza, martirio.

Antonio De Vito
Il sovversivo col farfallino
Destinazione Ponza
Edizioni del Rosone, Foggia 2013, pagg. 192, 14 euro

 

Dalla Prefazione di Michele Galante:

Ad  Antonio De Vito dobbiamo essere grati non solo per avere ricostruito le vicissitudini  politiche e umane (spesso dolorose) del padre, ma anche per averci consegnato un libro dalla scrittura agile, accattivante e comprensibile. L’autore, che può vantare una lunga esperienza giornalistica, è stato capace di usare un linguaggio piano e scorrevole, e di operare una meritoria opera di divulgazione, rendendo il libro fruibile anche ai non addetti ai lavori. E soprattutto ha avuto la capacità di sottrarre il personaggio De Vito alle spire del linguaggio piatto e ripetitivo degli apparati repressivi, conferendo dignità e anima al protagonista, facendone emergere la profonda fede democratica. Un libro che ci fa conoscere un mondo che si è cercato di cancellare e che ci chiama al dovere di ricordare quanti si sono battuti e si battono per la libertà di tutti noi.

 

Dalla Presentazione:

Un sovversivo negli anni difficili del primo dopoguerra del “secolo breve”, dopo la marcia su Roma.
Squadracce fasciste e abdicazione dello Stato liberale, Mussolini al potere, l’instaurazione del regime, l’assassinio di Matteotti, annullato il parlamento, chiusa l’aula “sorda e grigia”, le leggi fascistissime, il Tribunale speciale.
Gli albori e l’affermarsi del ventennio del Duce, mentre veniva abolita qualsiasi libertà.
Gli Anni ’20 dell’altro secolo, incertezza e dramma per tanti nell’Italietta povera uscita dalla Grande Guerra, tra incendi di Camere del lavoro e bastonature contro chi non ci stava.

 

Il “sovversivo col farfallino”, destinato a Ponza, era un “ragazzo del ’99”, mandato a diciotto anni sul Piave e tornato a casa ribelle nell’animo. Anche lui non ci stava, come tanti (ma erano pochi, in tutta Italia).
Un ragazzo che in trincea leggeva L’Avanti!, coltivava anche negli anni successivi ideali socialisti e poi comunisti, dal 1921, con la fascinazione e la speranza della Rivoluzione d’Ottobre.
Un canto popolare intonava, all’epoca: “…E noi faremo, noi faremo, come la Russia…”.
Il semplice ebanista diventa pericoloso per il fascismo, pur senza fare niente di male. Non era d’accordo, e basta.
Perciò doveva essere messo in condizione di non nuocere allo Stato autoritario.
Il verbo era: gli oppositori in galera o al confino.
Appunto. Lo Stato si difendeva così da chi dissentiva.

Questo libro non contiene memorie, racconti di quella lontana persecuzione lasciati dal protagonista.
L’Autore fa parlare le carte (che riguardano suo padre e, in parte, un suo fratello) contenute in due faldoni del Casellario Politico Centrale, le annotazioni di poliziotti, carabinieri, prefetti, le autorità che si stavano difendendo dai sovversivi, dai tanti renitenti ad accettare il regime.

Cinque anni, più altri tre di colonia di polizia, in questo caso prima Ustica, poi Ponza, intervallati da mesi di carcere per aver festeggiato il 1° Maggio o aver osato scrivere su un appunto “Viva Lenin” o aver partecipato a una protesta per la riduzione della “mazzetta”.
Anni anche di studio, nell’isola-prigione a cielo aperto, con insegnanti come l’ing. Bordiga.
Appunti allineati con bella grafia dal sovversivo in vari “quaderni”; 1500 pagine di apprendimenti importanti, una scuola per il futuro.

Il racconto fatto su queste “carte”, sui “cenni” del Casellario, che ha ammucchiato negli anni e fino ai tempi della Repubblica nata dalla Resistenza, centinaia e centinaia di pagine ancora depositate nell’archivio di Roma (e fotocopiate, per fortuna, da mani volenterose e poi arrivate tardivamente alla famiglia e chiuse per anni in un armadio e conservate fino ad oggi) è storia personale di uno dei tanti, e di suo fratello, ma anche memoria pubblica da non disperdere.

Questa rivisitazione del mondo confinario – gli anni passati “all’isola” dal sovversivo Giuseppe De Vito vanno dal 1927 al 1937, quelli del fratello Felice dal 1930 al 1933 -, si giova di vari contributi e testimonianze, anche di Gramsci ed Amendola, di materiali raccolti da storici sui confinati e sulla loro triste esperienza (altro che “villeggiatura” per bocca di Berlusconi!), di qualche utile digressione sul paese contadino pugliese, Torremaggiore di Foggia, luogo d’origine dove alla fine fu “rimpatriato” il sovversivo protagonista, poi trasferitosi a Torino e dopo la guerra tornato al Sud.

Il libro vuol essere un contributo “diverso” dalla pubblicistica nota sull’argomento. Non c’è solo Ponza. Tra ieri e oggi, un reportage su fatti, persone, avvenimenti, che attraversa, significativamente, aspetti negletti o sconosciuti o dimenticati della Storia del nostro Paese.

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