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Quell’emergenza giovani

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di Luisa Guarino

Giovani

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Sono stata molto combattuta se scrivere o no questo pezzo, perché ho sempre cercato di rifuggire dai luoghi comuni, ma dopo le più recenti vicende che hanno coinvolto Ponza, in un’escalation che cresce anno dopo anno, voglio provare a dire qualcosa, magari banale ma che possa essere in qualche modo ‘consolatoria’ per la nostra isola, a dispetto dei momenti difficili che essa sta vivendo. E parto dal ‘bollettino di guerra’ dei giorni a cavallo di Ferragosto, o da quelli ancora precedenti riguardanti la presenza in massa dei cosiddetti ‘pariolini’, i giovanissimi romani di buona famiglia che dopo gli esami di maturità si riversano in massa sull’isola, combinandone di tutti i colori.

Il fatto è che questi giovani che affollano i locali e le strade di Ponza non sono diversi dai loro coetanei di tutt’Italia e non solo: o almeno da una buona parte di essi. Basta scorrere le pagine dei quotidiani locali per vedere cos’è successo ‘in terraferma’: danni e violenza nel centro di Cori; una spiaggia di Sabaudia appena attrezzata per poter ospitare anche i cani distrutta per accendere falò peraltro proibiti da una precisa ordinanza del sindaco; un ragazzo trovato morto al Lido di Latina la mattina di Ferragosto forse per un mix fatale di alcol e droga; una lite furibonda fra due gruppi di giovani a San Felice Circeo al termine dei festeggiamenti in onore del patrono San Rocco; ultimo (ma certo non ultimo) una maxi rissa scoppiata sere fa tra ubriachi nel centro di Cisterna: i residenti esasperati chiedono la chiusura dei pub della zona. La stessa ‘soluzione’ che forse invoca chi abita nella cosiddetta ‘zona dei pub’ nel centro di Latina.

Anche a Ponza c’è chi sollecita la chiusura dei locali, o di alcuni locali.
Ma può davvero essere questa la soluzione? O bisogna ‘innalzare’ la media dell’età di chi viene in vacanza sull’isola, magari vietandola ai minori di trent’anni?

Il fatto è che purtroppo i giovani – ma anche gli adulti, tutta la società purtroppo – sono cambiati: la popolazione si è livellata verso il basso, con l’apparire che si è sostituito all’essere, con il denaro che la fa da padrone su tutto e su tutti.
Il business che sta dietro le cose è troppo grande e importante per poter pensare a un’inversione di tendenza: alcol, droga, chi li ferma più?
E l’aggressività latente si scatena con niente, resa più pericolosa e devastante dalla presenza sempre più frequente di armi.
I locali pubblici, in cui un tempo si andava per ballare e ora per lo sballo, sono sempre stati circondati da un’aura di mistero e di pericolo anche quando così non era: figuriamoci adesso.

Mariroc
Ricordo con tenerezza un po’ amara i tempi del Mariroc, dove con mio marito trascorrevo molte serate nel fine settimana: una volta nostro figlio, che avrà avuto cinque anni, a forza di sentirne parlare ci ha chiesto: “Ma come mai a me non mi ci portate mai? Cos’è? Un locale malfamato?”
Certamente, quello non era davvero un locale malfamato, tutt’altro…

Ma come sono cambiate le cose! E non si intravede una via d’uscita. Chiudere? Proibire? I giovani possono riunirsi dovunque, all’aperto, nelle case, per strada, sulle spiagge, e ingurgitare ciò che vogliono: inveire, minacciare, assalire.
Come possiamo impedire loro di distruggere e di distruggersi?
Come se non bastasse, proprio la mattina di Ferragosto, con l’incidente in cui ha perso la vita il giovane Davide, Ponza si è trovata a fare i conti con quelle che in tutt’Italia vengono definite ‘stragi del sabato sera’, gli incidenti stradali in cui sono sempre ragazzi a morire, a cavallo del week-end e delle feste.
Anche questo purtroppo ci allinea alla media nazionale.

Non siamo più un’isola felice, né in senso letterale né metaforico.
E il ‘mal comune’ non può consolarci, perché ci addolora sempre di più.

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6 commenti per Quell’emergenza giovani

  • Paolo Iannuccelli

    Cara Luisa,
    condivido molte delle cose che hai scritto, soffermandoti su argomenti di scottante attualità, di enorme importanza.
    Le devianze del mondo giovanile sono note a tutti, fenomeni come il bullismo crescono di giorno in giorno, il consumo di bevande alcoliche fa spavento, per non parlare della droga.
    La scuola italiana è sicuramente la peggiore in Europa, non fa nulla per migliorare la qualità dell’insegnamento, eccetto le solite e benedette eccezioni.
    Il livello culturale dei nostri ragazzi è spesso vicino allo zero, basta ascolatarli, interrogarli, non sanno nulla di nulla, conoscono solo telefonini e programmi televisivi da cancellare, sono talvolta dispettosi e maleducati.
    Il dramma esiste e poco si sta facendo per evitare peggiori conseguenze.
    Ponza è uguale al resto dell’Italia in sfacelo. Forse i giovani isolani hanno qualcosa in più nel carattere e nella generosità, li conosco bene, sono stato il loro presidente dei canestri.
    La mia attività di insegnante e manager di sport dalla mattina alla sera mi porta a contatto con varie realtà, per questo sono spinto a scrivere queste modeste righe e lanciare un piccolo messaggio di speranza e pacato ottimismo.
    Grazie al binomio cultura e sport, i nostri ragazzi riescono a progredire e stare lontani da certi fenomeni devianti.
    Sono membro del consiglio direttivo del Panathlon Club International e dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport, due organizzazioni costantemente impegnate a combattere il bullismo ed esaltare i valori del fair play.
    Battiamoci tutti nel sociale, lontano da proclami, promesse ed annunci.
    Ponza necessita di una biblioteca multimediale, di un museo, cinema, teatro, ludoteca, palasport funzionante, centro polivalente di aggregazione giovanile per svolgere attività pomeridiane.
    Con queste strutture molte cose potrebbero cambiare.

  • Silverio Tomeo

    Forse bisogna distinguere tra gioventù isolana e gioventù avventizia portata dal flusso estivo, per quanto siano presenti processi di omologazione e di deculturalizzazione molto forti. Anche le “droghe” non sono tutte uguali, per effetto e pericolosità, e solo una legge ridicola è arrivata ad omologarle in termini di repressione. L’abuso dell’alcool è devastante per chiunque. Sull’isola durante il confino di polizia degli anni ’20 del secolo scorso c’era una biblioteca di diverse migliaia di libri, curata dagli stessi confinati, ed ora? Purtroppo se arrivano branchi di giovani e minorenni aggressivi è anche perché alcuni locali alla moda sono entrati nel giro della “peggio gioventù romana”. Ricordo la gioventù con le chitarre, i libri, i capannelli, gli occhi dolci, e quella impegnata dei centri sociali. Adesso vi beccate i “pariolini” e i “chiattilli”, gli arroganti “figli di qualcuno”, quindi nessuno è innocente in tutto questo.

  • Mario Capobianco (mariusbrillo)

    Personalmente mi trovo combattuto nel buttare anch’io giù due righe. Il discorso è che la cosa mi ha veramente colpito: estate 2013, settimana di ferragosto, proprio il 15 al porto io e la mia compagna abbiamo assistito ad un vero e proprio show… dell’orrido! Ragazzini, molti dei quali presuppongo neanche maggiorenni, in balia degli eventi; cosa non ho sentito dire da quelle bocche, robe di sesso da film hard, dette in tutta spontaneità, per non parlare dei discorsi, completamente senza senso, il tutto nella totale assenza dei genitori, tutori, insomma ragazzini allo sbando, ma col portafoglio ben rimpinguato, durante la serata, neanche erano le 22, soldoni spesi in alcol e pizzette.
    L’indomani, nel raggiungere il porto, per una visita guidata, all’altezza del campo inglese un elicottero di soccorso sorvola a pochi metri da noi, nel recupero di una macchina schiantatasi su una roccia, lì nel punto più bello dell’isola.
    E’ il simbolo dei tempi, lo sbando metaforico e figurato. l’ultimo giorno della nostra permanenza mi ha segnato per sempre… dal gommone, nell’insenatura a mio parere più bella, quella di Lucia Rosa, in alto era ben visibile la macchina schiantata… ti s’accappona la pelle, pensi agli attimi di paura vissuti e all’assurdità di una vita spezzata di un ragazzo di famiglia perbene, fortunato, mentre nel mondo dall’altro estremo non si sopravivve a un raffreddore.
    che senso ha!? Non riesco a essere indifferente ad un fenomeno che già ho osservato nella mia città, Napoli, così come a Roma, dove ho vissuto, ma scommetto che è un po’ così ovunque.
    Tornando a noi, oltre al racconto, volevo suggerire di rendere presenti sull’isola controlli antialcol e servizi taxi-navetta, davvero inesistenti ed insufficienti.

  • giovanninappi

    Intervengo nel dibattito per fare delle osservazioni di un tenore diverso, se parliamo solo di fenomeno sociale e/o culturale finiamo per assimilare quanto accaduto a Ponza a quello che succede dovunque nel mondo giovanile: stragi del sabato sera, abuso di droghe e alcol etc.
    Ma a Ponza l’opera di prevenzione e di repressione di questi fenomeni sarebbe facile da realizzare: ci sono tre locali da monitorare (il Covo, il Melograno e le Terrazze) dove all’ingresso negli orari serali potrebbero essere eseguiti controlli antidroghe ed una sola strada (Ponza-LeForna) da piantonare per controlli antialcol da parte delle forze dell’ordine.
    Se questi controlli con le relative sanzioni venissero eseguiti, molti giovani verrebbero scoraggiati dall’eccedere o deciderebbero di andare altrove a fare i loro “sballi”. Ma forse è proprio questo che non si vuole?
    Cari saluti,
    Giovanni Nappi

  • Gabriella Nardacci

    Cara Luisa,
    il tuo articolo ha suscitato in me tante riflessioni.
    Innanzitutto mi congratulo per la morbidezza con la quale hai affrontato un discorso così delicato ma soprattutto per quella serie di domande finali che hanno “aperto le braccia” e, senza giudicare, hanno chiesto aiuto per un problema che si estende sempre più a largo raggio: l’emergenza giovani.
    Chissà perchè, quando i giovani si comportano male, la colpa è sempre della scuola e dei cattivi insegnanti… E’ vero che ce ne sono (ahimè!), ed è vero che spesso i giovani non sono preparati affatto, ma io credo che sia ora di finirla con questo “togliersi le colpe” lasciandole alla scuola.
    Spesso gli insegnanti lottano con l’ignoranza dei genitori e con la prepotenza dei loro figli. Spesso alcuni giovani hanno la sfrontatezza non solo da non rispettare i loro insegnanti che difficilmente possono fare lezione, ma anche di minacciare i compagni che vorrebbero ascoltare i professori.
    Spesso le classi sono numerosissime e molti giovani sono pieni di problematiche familiari e sociali.
    Molti genitori non hanno tempo di ascoltare i loro figli e fanno prima a dare loro soldi e regali pur di levarseli di torno.
    Una buona educazione parte sempre dalla famiglia che è il primo nucleo che fa da modello già quando si è bambini.
    Sulla spiaggia si assiste a certi spettacoli patetici e ridicoli. Bambini che si annoiano sotto l’ombrellone e genitori che si lamentano perchè si stanno annoiando. Frasi del tipo: “…sei sempre il solito, non sei capace di far niente da solo! …E lasciaci in pace a prendere un po’ di sole!” sono all’ordine del giorno.
    Se ci si riesce a far “scomodare” un papà “stanco” allora il borbottìo è sottovoce con relativo sbuffamento… I bambini guardano e tirano le loro conclusioni. Non sottovalutiamoli!
    Per fortuna però non tutti sono così, sia giovani che genitori. Ci sono certamente quelli che non si annoiano… quelli che ricevono una ‘paghetta’ settimanale e devono farsela bastare, quelli che devono rientrare a una certa ora, quelli che sanno chiedere scusa e che sanno comunicare i loro problemi perchè c’è una mamma che non ha il problema di perdere l’aereo per andarsene in vacanza con le amiche ed anzi… chissenefrega dell’aereo se mio figlio ha un problema da risolvere!
    Se giovani minorenni con le tasche piene di soldi vengono a Ponza (perchè si dice che sia un’isola per gente ricca visto che tutto costa caro…) e distruggono distruggendosi, sicuramente la colpa non è della scuola, ma di cattivi genitori che non hanno insegnato ai loro figli il rispetto della vita propria e di quella degli altri.
    Certamente un maggior controllo andrebbe fatto sia sulla strade che nelle discoteche e andrebbero rispettate le regole per i minorenni e questo è quello che dovrebbe fare lo Stato… Per quanto riguarda alcuni genitori, beh che dire… Forse a scuola dovrebbero andarci prima loro!
    I giovani hanno bisogno, invece, di essere ascoltati, perchè la vita è dura anche per loro.
    Una volta i nostri genitori ci dicevano che se combinavamo qualcosa di brutto, era meglio che non ci facevamo vedere più a casa…
    Oggi ai giovani figli si dovrebbe dire sempre che la porta di casa è sempre aperta qualora si trovassero a dover risolvere qualcosa di grave.
    Son tempi duri per tutti!

  • vincenzo

    Tutti gli amici di Ponzaracconta hanno a mio avviso una sensibilità culturale, ovviamente con i normali distinguo, comune: amano la lettura, credono fortemente nella forza della conoscenza e della storia, amano un’isola che c’era, sono in parte ambientalisti quindi hanno a mio modo di vedere un concetto di isola, un’idea di isola, un progetto isola.

    A Ponza affrontare il quotidiano significa analizzare e risolvere problemi che sono emergenze.

    Ma affrontare le emergenze: giovani, vecchi, bambini, sanità, scuola trasporto, esodo invernale, traffico, sviluppo, dissesti… non fanno emergere l’idea di isola, il progetto isola.

    Quale isola vogliamo? Questo è il punto e su questo dobbiamo batterci non più mediando, non più svendendo le nostre convinzioni: questa è la sfida di Ponzaracconta.

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