Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

l-07_0 lfi q-17 fg m2-8 Spugne, briozoi e astroides

La festa della Vergine Assunta, a Sassari

Condividi questo articolo

di Teresa Denurra

 

Alla nostra corrispondente in terra sarda avevamo scritto delle nostre tradizioni isolane e dei festeggiamenti per la Madonna dell’Assunta a Ferragosto, a Le Forna.
In preparazione dei festeggiamenti di Ponza quindi, è con molto piacere che
pubblichiamo quanto che ci ha mandato sulle tradizioni del ‘cugini’ isolani ed in particolare sulla sua città: Sassari.
la Redazione

Per altri scritti dell’Autrice, cerca sul Frontespizio, all’Indice per Autori: Denurra Teresa

 

La festa della Vergine Assunta, detta comunemente a Sassari Nostra Signora di Mezzagosto, è sempre stata la festa più importante della città, la festa della sassareseria autentica, detta anche “La Festha Manna”, ovvero la festa grande.

Le radici di questa festa sono singolari e antichissime: le origini risalgono alla presenza pisana in Sardegna nel XIII secolo e i documenti storici riferiscono di otto pesanti ceri da portarsi in chiesa ad opera di altrettante corporazioni di arti e mestieri della città, i “Gremi”, per venerare la Vergine Assunta.

D’altra parte Sassari (e non solo) tra il XVI e il XVII secolo è stata funestata da diverse epidemie di peste; i documenti di autorevoli storici (1) le riportano, a partire dal 1504, ricordando in particolare quella del 1580 che fece ventimila morti e quella del 1652 che lasciò in vita solo poco più di cinquemila abitanti.
Quasi tutte queste epidemie cessarono nel mese di agosto, si crede per grazia della Vergine Assunta, e così la festa ha preso definitivamente la connotazione di un voto, un ringraziamento alla Madonna da parte dei Gremi, per aver liberato Sassari dalla peste.
L’ufficializzazione pare risalire a un decreto del 1531, durante la dominazione spagnola.
Un voto analogo si rinnova, in provincia di Sassari, a Ploaghe e a Nulvi. E ancora si ritrova qualcosa di simile a Iglesias e a Pisa, in intrecci piuttosto complessi per i quali si rimanda ai documenti storici (1).

Come si svolge la festa? Si tratta di una processione di colonne lignee, denominate Candelieri (in origine ceri di cento libbre sostituiti poi dal legno, più economico e appariscente), nella sera del 14 agosto. La partenza è dalla piazza Castello, al centro della città, ed è una lunga discesa (“la faradda”) sino alla chiesa di S. Maria di Betlem.
Ogni candeliere, riccamente ornato con effigi sacre, bandiere, coccarde e nastri colorati, rappresenta una corporazione o gremio; in origine erano otto, ora dieci; il gremio è rappresentato da un gruppo di appartenenti alla corporazione, detti gremianti guidati dall’obriere maggiore e dall’obriere di candeliere.

L’obriere maggiore è una sorta di capo-gremio (porta lo stendardo del gremio ma non fa danzare il cero) ed è affiancato dall’obriere di candeliere che ha il compito di coordinare e guidare il gruppo dei portatori (uomini particolarmente agili e forti) durante la sfilata, indicando i momenti in cui si deve andare avanti e i momenti di pausa: in questi ultimi il candeliere viene posato e i portatori riprendono fiato; dopo poco, sempre su indicazione dell’obriere di candeliere, i portatori, afferrano il cero per i bracci situati alla base e lo fanno danzare incitati dalla folla. Poi, altra pausa e ripresa della discesa. Così più volte, per tutto il percorso sino alla chiesa di S. Maria di Betlem.

Gremianti
e obrieri indossano costumi secenteschi spagnoleggianti. L’obriere di candeliere porta uno stendardo simbolo del gremio e durante il percorso dirige, nelle frequenti soste, la trascinante danza del pesante candeliere, realizzata in modo spettacolare dai portatori che arrivano alla fine della faradda stremati dal caldo e dalla fatica, ma tenuti su da robuste libagioni e dall’incitamento della folla: migliaia e migliaia di sassaresi e turisti si accalcano lungo il percorso, privo di transenne per favorire il contatto con la gente.
Ad un certo punto musica, urla, tamburi, applausi si mescolano creando un clima di caos incontrollabile, ma sempre festoso.

La sfilata in piazza Castello

La sfilata in piazza Castello

 I candelieri sfilano in quest’ordine:

  1. Fabbri;
  2. Piccapietre: maestri scalpellini, cavatori e intagliatori di pietre;
  3. Viandanti: gli antichi carrettieri;
  4. Contadini: piccoli proprietari terrieri e prestatori d’opera per latifondisti;
  5. Falegnami;
  6. Ortolani;
  7. Calzolai;
  8. Muratori;
  9. Sarti;
  10. Massai: grossi proprietari terrieri dediti alla coltivazione dei cereali; questo gremio sfila per ultimo, ma ha poi il privilegio di entrare per primo nella chiesa di S. Maria di Betlem con la riverenza di tutte le altre corporazioni. Il rilievo dato ai Massai è sicuramente dovuto al valore simbolico e all’importanza dei cereali e del pane in particolare.

La facciata della Chiesa di S. Maria di Betlem a Sassari

Sassari. La facciata della chiesa di S. Maria di Betlem

Durante il percorso viene fatta una sosta al teatro Civico, detto anche Palazzo di Città, dove avviene la cerimonia dell’Intregu: questa consiste nell’investitura del nuovo obriere dei massai che scambia con il sindaco l’augurio tradizionale sassarese (ma presente in tutta la cultura sarda) “A zent’anni” (a cent’anni).
L’obriere riceve il gonfalone della città; da questo momento sindaco e amministratori si uniscono alla sfilata chiudendo il corteo.

La sfilata davanti al Palazzo di città. La discesa dei Candelieri

La sfilata davanti al Palazzo di città (sulla sinistra) subito dopo l’Intregu

Ogni anno questo è un momento politicamente cruciale: i sassaresi sono molto schietti e non lesinano commenti pesantissimi se lo ritengono necessario; pertanto, se chi governa la città ha operato bene non mancano applausi e parole di apprezzamento, se no sono fischi assordanti, urla e epiteti non riferibili qui.

Uno degli aspetti più caratteristici è il coinvolgimento dei vicoli del centro storico: dove non transitano veicoli è facile vedere tavole imbandite da più famiglie vicine di casa che festeggiano sino alle prime ore del mattino e se vi capita di passare, anche se sconosciuti, siete invitati immediatamente a sedervi e a condividere cibi tipici e vino, diventando sassaresi per una notte.

Il 2013 sarà un anno particolare perché la festa precede di pochi mesi la sentenza dell’UNESCO che inserirà i Candelieri nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

I sassaresi che non potranno rientrare in città per il 14 agosto avranno l’opportunità di inserire un brevissimo filmato, su Facebook o su Twitter, con l’augurio a zent’anni.

La festa prosegue con celebrazioni religiose il 15 agosto e si conclude la notte del 16 con fuochi artificiali sul mare, nel litorale di Platamona, da sempre la spiaggia dei sassaresi.

A tutti voi, con amicizia e con l’invito a vivere almeno per una volta nella vostra vita la nostra cara e chiassosa festha manna, auguriamo da Sassari e dintorni: “A zent’anni”!

 

(1)  Enrico Costa – Sassari – Edizioni Gallizzi.

 

Scritti inerenti la tradizione del 15 Agosto a Ponza
Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.