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Altri viaggi. Cammina… cammina… (2)

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di Gabriella Nardacci

 

Per l’articolo precedente, leggi qui

 

Nella letteratura è ricorrente il viaggio in mare e il primo personaggio che si affida alla vastità del mare è Ulisse.
Parlo dell’Odissea di Omero che riassume tutti i tipi di significati legati al tema del viaggio…

Bekim Fehmiu interpreta Ulisse

Ulisse parte e durante il viaggio incontra e supera mille ostacoli: mostri, maghe, sortilegi, tentazioni minacciose. Vince e supera tutte le avversità con coraggio, forza e furbizia.
Si può dire che il significato del viaggio per Omero, sta tutto nel percorso anche perché, spesso, la meta gli sfugge.

Dante interpreta il viaggio di Ulisse come “un folle volo” che diventa metafora dell’abbandono, dove il navigante si fa naufrago nei gorghi dell’esistenza e la meta si annulla nella ricerca dell’infinito…
Ma attraverso il viaggio Ulisse afferma la propria autonomia, in opposizione ad ogni disegno umano e divino che possa ostacolare la libertà e il desiderio di conoscenza.

Solo inizialmente il viaggio di Ulisse può essere considerato nella sua circolarità come quello di Crusoe ( partenza – percorso – ritorno) perché Ulisse, dopo il recupero di tutto ciò che era suo, dopo una notte d’amore con la sua paziente Penelope, le dice che lui deve di nuovo ripartire.

Mi ritorna in mente qualche scena dello sceneggiato televisivo L’Odissea, del 1968 di Franco Rossi, con il bellissimo Bekim Fehmiu (nella foto sopra) e l’affascinante Irene Papas. 

L'Odissea televisiva del 1968

La notte insieme di Penelope e Ulisse

…Significativo e struggente è lo sguardo di Penelope a questa notizia. Neanche l’amore può frenare la sete di conoscenza!).


Viaggio itinerante invece fu quello di Dante attraverso i tre regni, Inferno, Purgatorio e Paradiso… per vedere alla fine del viaggio, insieme a Beatrice, un grande punto luminoso: Dio con al centro la SS. Trinità.

I viaggi – con mete o senza mete da raggiungere – hanno occupato le menti dei più grandi pensatori di ogni tempo.

Robinson Crusoe [(1719) di William Defoe], che parte, fa naufragio su un’isola e poi ritorna è considerato il capostipite del moderno romanzo di avventura e, da alcuni critici letterari, del romanzo moderno in generale: sul sito leggi qui.

Tischbein J .H.W. Goethe nella campagna romana.1787

J .H.W. Tischbein. 1787. Goethe nella campagna romana

Con il settecento illuminista si afferma la moda del “Gran Tour” con i viaggi di letterati e artisti verso paesi come l’Italia, culla di civiltà e di arte, al fine di completare e perfezionare le proprie conoscenze: Goethe, Byron, Stendhal rimangono affascinati dal nostro Bel Paese mentre Vittorio Alfieri si farà sedurre dai paesaggi nordici che accresceranno il suo romanticismo.

Caspar David Friedrich. The wanderer above the sea of fog. 1818

Caspar David Friedrich. Viandante sul mare di nebbie The wanderer above the sea of fog (1818)

A livello simbolico, il mare aperto è la dimensione dove il naufragare è sempre possibile e dove l’isola diventa luogo intimo e paradiso perduto.

Los caminantes (*) – fonema spagnolo che in italiano non trova parola che abbia la capacità di esprimere la stessa sfumatura di significato (parole vicine in italiano potrebbero essere: ‘viandante’, ‘errante’ o forse ‘vagabondo’… – non si stancano mai.
A volte, i loro passi sembrano andare per inerzia ed ogni tappa nuova è un mistero che attraversandolo si svela.

Galimberti dice che il viaggio diventa un’esperienza positiva ed educativa solo quando ci desitua e non ci immobilizza. Andare e riandare per la stessa strada è una monotonia, e portarsi dietro le cose alle quali siamo affezionati è chiudersi al mondo.
Insomma, occorre affidarsi all’imprevisto perché “…quando si parte non servono programmi ma occorre avere solo il coraggio di affidarsi alla magia dell’ignoto” (Paolo Rumiz).

Certamente io potrei classificarmi tra i “viaggiatori sedentari”.
Da giovane non ho avuto possibilità economiche che potessero permettermi di andare in giro per il mondo (desiderio che mi attraeva molto) e da sposata ho potuto vedere solo gran parte del nostro Bel Paese e qualche capitale europea.

Ma sempre, dopo qualche giorno, mi prendeva una certa nostalgia, o meglio, quel sentimento che si chiama “saudade” di cui ho parlato in uno scritto recente (leggi qui l’ultimo e i due precedenti).

Neanche ora posso più viaggiare tanto, ma il tema del viaggio mi ha sempre appassionato e ha “camminato” inconsciamente con me, con i libri, nei film, ascoltando certe canzoni…

Scia del traghetto da Ponza.OK

Recentemente agli esami di maturità è stata riproposto la traccia de: L’Infinito viaggiare di Claudio Magris.

Nel suo libro (Mondadori; 2005) Magris parla di un viaggio sempre disponibile a digressioni, soste e deviazioni improvvise, vivevo persuaso, come davanti al mare; vivevo immerso nel presente, in quella sospensione del tempo che si verifica quando ci si abbandona al suo scorrere lieve e a ciò che reca la vita – come una bottiglia aperta sott’acqua e riempita del fluire delle cose, diceva Goethe viaggiando in Italia. In un viaggio vissuto in tal modo i luoghi diventano insieme tappe e dimore del cammino della vita, soste fugaci e radici che inducono a sentirsi a casa nel mondo.

 “…Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che già si è visto, vedere in primavera quel che già si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre” (Josè Saramago).

Non c’è racconto migliore di chi riporta a casa un’esperienza di viaggio che riprendere il viaggio, perché scrive Kafka:“I sentieri si costruiscono viaggiando”.

 

(*) Ci si riferisce a Caminante , una poesia del 1912 di Antonio Machado, più volte citata su questo sito – leggi qui

 

[Cammina… cammina. (2). Fine]

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