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Passeggiate nel cielo tra mito, religione e scienza (2)

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di Antonio Francesco Piras

Helios

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Quando si parla di astronomia, immancabilmente si finisce di coinvolgere, almeno da parte mia, il mito, la religione, la scienza. Altrimenti l’Universo si ridurrebbe ad un insieme di fenomeni quantificabili e misurabili. Un po’ come fare la lista della spesa.

Il Sole, per esempio, può e deve essere descritto scientificamente: ma esso è anche il simbolo di qualcosa che lo trascende, ci parla dunque dell’Altro, come del resto la Luna e come tutte le stelle e i pianeti ai quali molti popoli e generazioni hanno dato i nomi che ci sono pervenuti.

Su una sola cosa, mito, religione e scienza sono concordi, ossia che c’è stato un principio.

In principio, secondo la Sacra Bibbia, Dio creò il cielo e la terra.
In principio, secondo gli antichi Greci, non esistevano né gli dei, né gli uomini, né il giorno, né la notte, né i pianeti e né le stelle.
C’era solo il Nulla, che si estendeva all’infinito. Poi, dal nulla, emerse la terra.
Era bella, rotonda e con un cuore ardente d’amore. Ma era tanto triste perché era sola.
Per fortuna dopo un po’ nacque il cielo.
E il cielo era tutto l’opposto della terra. Mentre lei era calma, misurata e piena di abissi nascosti, il cielo era rapido e mutevole, e non avrebbe potuto nascondere niente, neanche a volerlo.
Quando il cielo vide per la prima volta la terra, così bella, rimase senza fiato e subito se ne innamoro perdutamente. L’avvolse tutta in un abbraccio, e giurò di non separarsene mai.
E la terra, all’inizio, nutriva gli stessi sentimenti.
Il nome della terra era Gaia, mentre il cielo si chiamava Urano.
Quando lei lo baciò per la prima volta, lui per l’emozione divenne tutto rosso e diede vita al primissimo tramonto.
Quando Urano chinò la testa incoronata di stelle per dormire accanto a Gaia, le cosparse monti e valli di luce argentata.
Dopo queste prime effusioni sentimentali i due decisero di mettere su famiglia e, dalla loro unione, nacquero esseri giganteschi chiamati Titani.
Poi nacquero i Ciclopi ed i Centimani che erano esseri mostruosi.

Per fortuna, in seguito nacquero i nipoti che erano molto belli. Elio il Sole, Selene la Luna, Eos l’Aurora e Iride l’Arcobaleno.

Selene. La Luna

Rappresentazione del mito di Selene

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[Passeggiate nel cielo. (2). Continua]


Richiami mitologici
[a cura della Redazione; sintesi da Robert Graves (1983): “I Miti greci”; Longanesi Ed.]

I sei figli e le sei figlie (titanidi) di Urano e Gea (Cielo e Terra), e alcuni dei figli concepiti tra loro, furono per lunghe ere i Signori supremi dell’universo.
Crono, il più importante dei Titani, governò l’universo finché venne detronizzato dal figlio Zeus, che si impadronì del potere.
Altri titani furono Oceano, il fiume che scorreva attorno alla Terra, e la sua sposa Teti;
Mnemosine, la dea della memoria; Temi, la dea della giustizia divina; Iperione, il padre del Sole, della Luna e dell’Alba; e poi Giapeto, padre di Prometeo, creatore dei mortali e di Atlante, che reggeva il mondo sulle spalle.
Di tutti i Titani soltanto Prometeo e Oceano si schierarono con Zeus contro Crono, procurandosi così tutti gli onori, mentre gli altri furono condannati a vivere nel Tartaro.
Tuttavia, Zeus si riconciliò infine con loro, e Crono divenne re dell’età dell’oro.

Olimpo. La residenza degli Dei

Il monte Olimpo, residenza degli Dei

Eos
Figlia dei Titani Iperione e Tea, Eos era la dea dell’Aurora. Sorella di Helios lo annunciava e lo precedeva su un cocchio trainato da due cavalli. In questo ruolo la dea assumeva due diversi nomi: Emera, al primo apparire del sole e Espera al calare.
Per avere avuto un rapporto con Ares, Afrodite la condannò ad innamorarsi continuamente. Alcuni dei suoi amori furono: Orione, Cefalo, Titono…
Eos fu sposa di Astreo, dal loro matrimonio nacquero i Venti: Borea, Zefiro, Noto e tutte le stelle.

Pierre Narcisse Guérin. Eos e Cefamo 1810. Parigi Museo del Louvre

Pierre Narcisse Guérin. Eos e Cefalo (1810). Parigi Museo del Louvre

Iris o Iride
Iris o Iride è una dea dell’Olimpo, messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno. È figlia di Taumante e di Elettra, e sorella delle tre terribili Arpie.
È vestita di “iridiscenti” gocce di rugiada ed è proprio per la sua luminosità di colore variabile che la membrana dell’occhio si chiama “iride”.

Rappresentazione frattale dell'arcobaleno

Rappresentazione frattale dell’arcobaleno

Ringraziamenti

Un saluto a tutti i lettori di Ponza racconta da Eclipse.

Ringrazio Sandro Russo che conosco da più di un anno e che mi ha proposto di scrivere in questo spazio dedicato alle stelle.

Inoltre mando un saluto all’astrofilo ‘desiderante’ Giovanni Hausmann che non conosco, ma spero di incontrare l’anno prossimo durante la manifestazione dedicata alle stelle, perché scrive sempre un buon commento sui miei articoli.

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