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Abbiamo perso il mare!

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di Rosanna Conte

La spiaggetta di Giancos

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E’ una situazione anomala, c’è poco da fare!

L’isolano, da che mondo è mondo, ha sempre avuto una vita più difficile di chi vive in terraferma.

La lontananza dai centri di cultura, di cura, di alta formazione, di mercato, di divertimento è però sempre stata vissuta con spirito di sacrificio, perché c’era l’amore per il proprio scoglio e per coloro che vi abitavano.
E se era costretto ad andarsene, il suo cuore sanguinante continuava ad essere rivolto alla sua isola e alla semplice comunità che vi abitava.

Quanti ponzesi, stando al caldo in un appartamento confortevole cittadino, potevano ricordare i freddi inverni in cui la piazza era spazzata dal levante o la Piana dal ponente da un lato con nostalgia, ma dall’altro anche con sollievo.
E  ciò, nonostante l’amore per Ponza.

La nostalgia diventava più forte con il primo sole di primavera: il ricordo dei colori e dei profumi di cui si ammantava l’isola, lasciavano l’amaro in bocca. Le pasquette al Fieno, sulla Guardia, sulla Piana d’Incenso, sulla Linguana o, una volta si poteva, ‘ncopp’u chian’i viole, erano fra i ricordi più piacevoli della vita da isolano.
Forse, chissà, quel paradiso poteva anche avere come contropartita l’isolamento invernale, quando per il cattivo tempo non arrivava il traghetto.

E non parliamo dell’estate! Potevi lavorare o meno, ma un bagno te lo facevi!

Non avevi che da scegliere. Fino a metà degli anni sessanta c’erano le spiagge del porto e la Caletta, mentre c’è sempre stata, anche dopo, Chiaia di Luna e, proprio a voler spendere più tempo ed avendo una barca a remi, c’era Frontone.
Un tuffo si faceva facilmente, anche senza una programmazione temporale, perché sceglievi il posto più vicino a dove ti  trovavi, e quel refrigerio ti faceva sentire più ricco dei primi turisti che arrivavano a Ponza.

Oggi, in maniera paradossale, il ponzese è sempre isolato e non solo d’inverno (vedi le recenti vicende dei trasporti marittimi), ma  non ha più a sua disposizione l’accesso al mare per il tuffo rinfrescante.

Le spiagge del porto non sono balneabili ( a proposito: non sono ben visibili i cartelli col divieto di balneazione e forse alle due spiagge di Giancos non ci sono proprio), la Caletta è scomparsa, Chiaia di Luna è chiusa da anni, non parliamo della Parata… Insomma il ponzese per fare un bagno deve pagare, anche se meno del turista, ma deve pagare, per andare a Frontone o in qualche cala alle Forna (e anche qui bisogna vedere se c’è la balneabilità o meno).

Insomma, i servizi marittimi sono peggiorati (e la privatizzazione non fa ben sperare), la vita d’inverno sull’isola è diventata più desolante, e d’estate non c’è la possibilità di fare un bagno, un tuffo, niente di eccezionale!

Il mare di Ponza è praticabile solo per chi possiede una barca, sia esso isolano o turista.
Una famiglia media che vuole venire a Ponza e non ha la barca, come succedeva fino a qualche anno fa, oggi deve rinunciare, a meno che non abbia a disposizione un buon budget per affrontare le spese di accesso al mare.
Questo turismo di tono minore era quello che però consentiva una ricaduta di guadagno più ampia – affittacamere, negozianti, bar ed anche il ristorante. Ora è vero che c’è la crisi e queste famiglie medie hanno qualche difficoltà, ma non c’è nemmeno stata l’intelligenza di offrire pacchetti a prezzi contenuti, in modo da far guadagnare poco, ma comunque qualcosa, a più persone.
E, naturalmente, fra le cose da offrire ci doveva essere l’accesso gratuito al mare.

Così, sulla scia delle vicende nazionali che hanno creato un solco, forse incolmabile, fra i ricchi diventati più ricchi e il ceto medio-basso diventato più povero, ha prevalso il turismo dei ricchi, che lasciano poco o niente ai lavoratori più alla minuta e, forse, molto a pochissime persone.

E’ impressionante vedere dal piazzale di Chiaia di Luna le tante “barche” che stazionano subito fuori le boe e i ponzesi che guardano la loro spiaggia dall’alto, senza potersi tuffare nel loro mare!

Oggi, anche i ponzesi che fino allo scorso anno andavano a Frontone con l’abbonamento residente, hanno ripiegato sulla gratuita spiaggetta di Giancos. Si consolano pensando che in fin dei conti, da ragazzi, il bagno si faceva nel porto…

Già, ma allora non c’erano barche da diporto e si poteva andare a nuoto fino alla Ravia, alle grotte Azzurre e alla marinella dei Morti.
Certo che c’erano le fogne, ma anche adesso si notano rivoli sulla spiaggia di Giancos e, almeno fino allo scorso anno, si è sempre rotta puntualmente in estate la condotta fognaria di Sant’Antonio. Probabilmente la presenza di inquinanti rilasciati dalle imbarcazioni ferme e in transito è ben più grave di qualche rivolo di fogna. Non saprei.

Quello che però so con certezza è che il ponzese che non possiede una barca, ma anche quello che ce l’ha, ha perso il mare!

La spiaggia di Frontone

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2 commenti per Abbiamo perso il mare!

  • giovanninappi

    penso che questa riflessione di Rosanna meriti qualche commento perchè è visibile a tutti che il turismo a Ponza sta cambiando faccia diventando prevalentemente nautico e appannaggio di chi dispone di più mezzi economici: barche veloci con cui si raggiunge l’isola in meno di un’ora, grosse barche che sostano in rada completamente autosufficienti.

  • giovanninappi

    …chiedo scusa ma stavo concludendo il mio messaggio dicendo che bisognerebbe calmierare il numero di barche che raggiungono l’isola, molte delle quali non si fermano ai pontili e non pagano nemmeno la spazzatura che producono per non parlare dei rifiuti organici che scaricano in mare, trovando il modo di istituire un numero chiuso a pagamento (campi boe?) creando anche lavoro per i ponzesi.
    Inoltre bisognerebbe salvaguardare la possibilità di fruizione del mare e delle coste ai residenti: che fine ha fatto il progetto contenuto nel PUA del sindaco Vigorelli di lasciare aree marine (mi sembra a Giancos) da assegnare ai natanti dei residenti?
    Un saluto a tutti da chi ora soffre in città,
    Giovanni nappi

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