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Codagnone, a Ventotene il libro sul Santa Lucia

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di Luisa Guarino

2013-08-01 17:46

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A ridosso delle celebrazioni per il 70° anniversario dell’affondamento del piroscafo Santa Lucia nelle acque antistanti il porto di Ventotene, è stato presentato presso la libreria L’ultima spiaggia dell’isola il libro di Nino Codagnone “Lo strano naufragio del piroscafo postale Santa Lucia” edito da Mursia, con prefazione di Mirella Romano, che l’autore aveva già proposto al pubblico di Ponza nel giugno 2011, a pochi mesi dalla pubblicazione (leggi qui).
Codagnone, subacqueo e marinaio esperto, da quasi vent’anni veleggia lungo le coste del Mediterraneo con la sua barca di undici metri “Gattofelice”. Con Mursia ha pubblicato “Gattofelice. Racconti di mare Mediterraneo” (2001) e “I nuovi racconti di Gattofelice” (2005). “Il 24 luglio 1943 il piroscafo postale Santa Lucia viene colpito e affondato da un siluro sganciato da un aereo inglese mentre viaggia da Ponza a Ventotene – si legge sulla quarta di copertina -. Grazie al ritrovamento di nuovi documenti e a ricerche storiche condotte anche presso gli archivi britannici, si è riusciti a far luce su un naufragio rimasto per oltre sessant’anni avvolto nel mistero”.

Per l’occasione Codagnone ha avuto in prestito dal museo di Ponza il telegrafo di macchina del Santa Lucia, da lui stesso donato, e per oltre un’ora e mezzo ha intrattenuto il pubblico parlando a braccio e seguendo i capitoli del libro: le numerose immersioni sul Santa Lucia; le vetuste attrezzature in dotazione negli anni ’60, quando ‘Gattofelice’ si immerse per ben quattordici volte per visitare il relitto, in compagnia di Maurizio Iannuccelli e Massimo Panizzi. “Ho ampiamente citato l’operations record book della Royal Air Force, ho parlato della mia visione fantastica del momento finale della disgraziata nave – ha aggiunto Nino Codagnone -, della coincidenza del casuale bombardamento del giorno prima, il 23 luglio, che quasi salvò la nave perché, se il comandante Cosimo Simeone fosse salpato come avrebbe voluto due ore dopo, certamente non avrebbe incontrato il 47° squadrone proveniente da Protville, e la disgrazia non sarebbe avvenuta”.

Codagnone ha intermezzato il racconto con la lettura di alcune pagine significative del suo libretto, parlando delle donne a bordo, e di alcuni uomini, tra cui il comandante Cosimo Simeone; di Carmine Romano, padre di Mirella, presidente dell’Associazione famiglie vittime del Santa Lucia; di Vincenzo Moretti, ultimo tra i superstiti deceduto lo scorso anno (e che nel 2009, nel 65° anniversario del tragico evento, aveva partecipato alla cerimonia commemorativa a Ponza); di Francesco Aprea, che naufragò altre tre volte, prima di morire nell’ultimo affondamento.

“Mi sono poi dedicato alla descrizione dei pezzi esposti nel museo di Ponza (gli ultimi tre dei quali donati dallo stesso ‘Gattofelice’ e i suoi amici sub Iannuccelli e Panizzi nell’estate del 2010) , dell’àncora ammiragliato ora esposta nel museo, e del monumento inaugurato lo scorso 24 luglio a Ponza, nella piazzetta di Giancos, dove è stata impiegata un’ancora Hall simile a quella del Santa Lucia”. Per la cronaca quest’anno i carabinieri sommozzatori hanno portato in superficie una parte della ruota del timone “molto malridotta e mancante di raggi e caviglie – commenta Codagnone – ma sempre affascinante nella sua semplicità” (per le foto, guarda qui).

Durante la presentazione del suo libro, Nino Codagnone, dal carattere a dir poco vivace e irruento, ha avuto modo di “litigare sonoramente”, con Benito, il vecchio proprietario del ristorante che si trova al Pozzillo, il quale sosteneva che gli aerei erano solo due ed erano spitfire.
“Parimenti – aggiunge il battagliero Gattofelice -, ho litigato con un altro grande vecchio del posto, il quale sosteneva con gran foga che a Ventotene c’era una spia di cui mi ha fatto anche il nome, che avvertì gli inglesi degli orari e dei passaggi del Santa Lucia. E’ stato infatti ampiamente dimostrato che tali voci di telefonate o spiate sono false. Questo signore, con cui mi sono ovviamente pacificato, è un ex maresciallo di polizia, certamente come tutti in buona fede”.

In chiusura di serata, Codagnone non ha perso l’occasione per stigmatizzare il comportamento incivile del sub ‘ignoto’ ma non troppo che ha recuperato la campana del Santa Lucia, e che, invitato ancora una volta a consegnare il reperto al Museo del Santa Lucia di Ponza, ha risposto di no.

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