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Incontro con Liliana & Appello

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di Rosanna Conte

Coperta patchwork

 

Lunedì sera, 22 luglio, sono andata sugli Scotti, alla Madonna della Civita per l’annuale rito religioso e annessa festività laica di stampo agreste. Arrivata un po’ in ritardo, ho cercato una sedia e mi sono guardata intorno: un largo sorriso su un volto che non riuscivo ad inquadrare mi ha salutato con dolcezza.

Mentre rimestavo nella mente chi potesse essere quella signora, mi è giunta la sua voce inconfondibile anche se non la sentivo da più di quarant’anni: “Non mi hai riconosciuta, vero?”

Era Liliana! Mentre l’abbracciavo calorosamente, quanti ricordi dell’adolescenza sono sopraggiunti!
Rivedevo il chioschetto del Suricillo sul marciapiede di Sant’Antonio e risentivo le canzoni di allora che il juke-box, messo di lato, ci consentiva di risentire a piacimento.
Quante ore trascorse su quel marciapiede!
Liliana, come sua madre, era dolce, mai aggressiva e se c’era qualcosa da rimproverare, lo faceva con garbo e senza spaventarci. Era l’opposto della sorella, Rosaria, che somigliava moltissimo al padre: scorbutica, inveiva spesso e volentieri contro chi poteva dare fastidio, e non era amata da noi ragazzi.

Nonostante siano passati tanti anni, Liliana ha conservato la dolcezza della voce e del sorriso, ed è stato piacevole sentirla parlare anche con le altre vicine.

Ascoltando i discorsi che nascevano e si spegnevano facilmente, ho appreso che Anna Buono, la mamma di Liliana, era un’abile tessitrice di coperte imbottite.
Era presente una signora che ne aveva acquistata una negli anni cinquanta quando Anna, venuta da Ischia, aveva portato con sé un telaio orizzontale e soddisfaceva le richieste delle donne ponzesi sia facendo coperte nuove sia aggiustando quelle vecchie.
Immediatamente ho chiesto che fine avesse fatto quel telaio.
– “L’hanno buttato giù, con gli altri mobili vecchi, quelli che hanno comprato la casa in cui abitavamo. Noi non avevamo potuto comprarla perché avevamo investito i risparmi nell’apertura del chiosco”.

Che peccato! – ho pensato subito – avrei potuto inserirlo nell’articolo sulla Tessitura pubblicato da poco su Ponza racconta.

Sarà stata una coincidenza, ma nel pomeriggio avevo avuto anche un’altra informazione che riguardava la tessitura, in questo caso da Lino Pagano.
Avevo letto il suo libricino “Margherita e il principe” e ci avevo trovato la notizia che, a Ponza, c’era qualche donna che sapeva lavorare a tombolo, attività che consente di tessere merletti. Da uno scambio di messaggi è venuto fuori che sua nonna Adelina lo lavorava su ordinazione e che, però, sua madre non l’aveva imparato perché non le piaceva: preferiva il ricamo.

Queste due notizie mi spingono a fare un invito ai ponzesi che seguono Ponza racconta: “Se conoscete l’esistenza di telai, di tessitrici di ieri e di oggi o di lavoratrici per hobby di qualsiasi forma di tessitura, scrivete alla Redazione”.

La conoscenza delle proprie  radici è il primo e fondamentale passo per la formazione di una coscienza collettiva, indispensabile per ostacolare il degrado e lo smembramento di ogni società.
E l’invito, pertanto, non si ferma alla tessitura, ma intende estendersi a tutti gli ambiti che riguardano la nostra storia.

Ognuno di noi può essere utile alla ricostruzione del nostro passato e ogni tassello, per quanto piccolo, serve a completare quel  mosaico vivo che sta alle nostre spalle e che può essere meglio compreso quanto più è articolato e ricco di particolari.

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