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Topi d’archivio

di Silverio Lamonica

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Il 10 luglio mi sono recato al Comune di Ponza per effettuare una ricerca nell’archivio storico: massima disponibilità (e affabilità) da parte del Sindaco, del Vice Sindaco, dell’Assessore al Personale Dott.ssa Sandolo, dell’usciere.
Tutti si sono mobilitati per soddisfare la mia richiesta: consultare un fascicolo di delibere comunali risalenti alla seconda metà dell’ottocento.
La ricerca riguarda un personaggio di rilievo che in quell’epoca venne e poi si stabilì nella nostra isola perché ricevette dal sindaco pro tempore, Cav. Vincenzo de Luca, un incarico di prestigio.

La mia curiosità, dettata dall’esigenza di appurare la verità storica, riguardava i motivi e le modalità di quella scelta; di certo erano racchiuse in quel plico di carta da imballo, integro, a sua volta custodito da una cartellina d’archivio che l’usciere Infante, molto esperto, reperisce in pochi minuti.

“Con viva e vibrante soddisfazione” (direbbe un noto comico televisivo) per il pieno successo di topo d’archivio provetto, assieme ai miei preziosi collaboratori, porto il fascicolo nell’ufficio del vice sindaco per consultarlo, reggendolo quasi a mo’ di trofeo.
Sciolgo delicatamente i nastrini di chiusura della cartella, ancora più delicatamente apro l’involucro di carta da imballaggio che l’avvolge …. quando mi appaiono pochi rimasugli di carta ingiallita su cui si leggono a mala pena frammenti di parole scritte con la classica penna ad inchiostro, immersi in un mare di residui cartacei, ridotti ormai in polvere!
Faccio constatare il tutto all’amico Giosuè, vice sindaco e, sconsolato, richiudo il tutto, profondamente deluso che ben altri topi mi avevano preceduto.

Mi è stato detto che circa venti anni or sono un  archivista di Latina “mise a posto” le carte e i registri più importanti.
E’ evidente che all’epoca quelle carte avevano già subito un processo di deterioramento, rosicchiati in parte da tarme e topi, per l’appunto, ma che doveva essere allo stato iniziale.
E’ chiaro che “l’esperto” si limitò a spolverare, più o meno sommariamente, quei documenti e a riporli nei plichi, senza alcun procedimento di vera e propria “bonifica” con appositi additivi chimici, che ne avrebbero arrestato o almeno ritardato la rovina pressoché totale.

Strana, triste sorte, quella dell’archivio comunale di Ponza!
Già distrutto il 27 giugno 1857, quando i relegati comuni, liberati da Pisacane, vi appiccarono il fuoco, nel vano tentativo di cancellare ogni traccia del loro triste passato.
Anni fa documenti molto interessanti dell’archivio comunale furono trovati nei sacchi della spazzatura sulla discarica di Monte Pagliaro! Chi permise che si perpetrasse di nuovo un tale scempio?

Caro Gennaro Di Fazio, a questo punto una tirata d’orecchi da parte dell’Architetto Giuliano Massari, ponzese non meno di noi, ce la meritiamo veramente: svegliamoci!

Ora che un’Amministrazione comunale lavora seriamente per il recupero delle emergenze archeologiche, rivolgo fiducioso il seguente appello: salviamo il salvabile!
Fotografiamo gli ultimi documenti rimasti ancora integri se siamo veramente interessati a conservare quegli atti che sono le nostre radici!

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