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Analogie e… differenze

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di Pasquale Scarpati
 
Gentile Redazione
Innanzitutto buona estate. Come al solito quando giunge la “stagione” solo per poco tempo sto davanti al computer. Leggo un po’ ma ho poco tempo per scrivere. Poiché qualcuno mi ha riferito che sull’Isola ci sono tante restrizioni (di tutti i tipi) e tanti uomini che le devono fare rispettare, di getto ho scritto il pezzo che vi mando, sperando di fare cosa gradita (anche se sembra un po’ avulso dal contesto che si sta profilando). In seguito riprenderò con qualche altra idea.
Un cordiale saluto a tutti. Pasquale 
 
Ponza - panorama dal parco della Rimembranza  
Al tempo in cui imperava colui che con fiero cipiglio, passo marziale e voce roboante pretendeva che gli italiani divenissero  atletici e guerrieri, uomini, amanti della libertà e della pace, osarono rifiutare quelle direttive “lungimiranti”.
Essi, perseguitati e banditi dalla società, furono costretti a stabilirsi in località isolate, rese, pertanto ancor più inaccessibili  a chiunque osasse avvicinarsi.
Una vasta gabbia avvolse  tre isole di incomparabile bellezza. Ma questa non poté impedire, in seguito, l’ascolto dell’allegro cinguettio dei pensieri e della libertà.
Al seguito di questi “reietti” giunsero manipoli di altri uomini deputati alla loro sorveglianza. Ferree leggi e la loro rigida osservanza resero prigionieri gli uni e gli altri insieme alla popolazione ivi residente.
La vita di quegli abitanti già di per sé grama e perniciosa, divenne ancora più grama sia per la quasi totale solitudine e distacco dal resto del mondo sia perché chiunque mettesse piede sulle isole veniva guardato con sospetto e doveva declinare le proprie generalità.
Uno sporadico nero pennacchio le collegava al resto del mondo: Napoli o Gaeta erano gli approdi.
 
Ponza - piazza Pisacane
Nei pomeriggi estivi, assolati, il fiero maestrale dalle onde spumose, spingeva bianche vele verso Terracina. Bastimenti o qualche raro motoveliero osavano affrontare i marosi per portare il necessario per il vivere quotidiano a quelle persone delimitate nello spazio ma non nel pensiero.  Ma le Isole, pur nelle mille restrizioni e nelle mille proibizioni, noncuranti della volontà degli uomini e dei loro sofismi, mostravano, con disinteresse, come belle donne, le loro bellezze.
Silenzio. Voci canterine di donne impegnate nelle faccende domestiche risuonavano per le viuzze strette, portate via dal vento o dalla brezza.
Mani callose riparavano le reti e le nasse, uomini lenti risalivano la china assecondando la lentezza del tempo. Fugaci saluti .
Spiagge assolate, piene di gusci di conchiglie misti ad alghe scure e pietre levigate sotto cui si celavano colonie di “ rufoli” che vanamente si lasciavano cadere in acqua per evitare  l’estremo tuffo  nel pentolino di stagno della cucina fumosa, accompagnato dai gridi festosi dei bimbi.
 
Ponza - la spiaggia della Galetta
Qua e là grossi tronchi, affaticati dalle onde del mare, riposavano sui ciottoli tersi in attesa  che qualcuno li sospingesse, tagliati, dentro un forno per cuocere il pane.
In mezzo ai ciottoli si celava talvolta una sostanza nera, appiccicosa, per lasciare, all’improvviso, la sua impronta silenziosa sotto l’incauto piede :difficile da togliere se non con  strofinacci imbevuti di olio o benzina.
Dissolto il “ condottiero”, sepolto sotto cumuli di macerie, sotto tonnellate di bombe, nel fragore dei cannoni e nel silenzio dei morti, uomini, piegati dalla sofferenza e dalle privazioni, si alzarono; nudi, si rivestirono, anelando un futuro migliore.
Ma in quegli anni essi vanamente si protendevano verso monti lontani che, nelle giornate terse e luminose, si stagliavano all’orizzonte quasi ad attirarli: un’ampia striscia di mare lo impediva.
L’inafferrabile, il sogno stava lì, oltre quei monti.   Tanti, allora,muniti soltanto della volontà, divenuta sempre più tenace a causa delle sofferenze, coraggiosamente, osarono attraversare definitivamente quella striscia di mare, portando con sé la dura esperienza accompagnata dal ricordo struggente per quegli Scogli lontani e solitari.
All’improvviso il Benessere allungò lo sguardo su quel lembo di terra, lo accarezzò, si concesse.
Orde di uomini sopraggiunti anche a cavallo di natanti ferrigni, come lupi famelici, si precipitarono sull’appetitosa pietanza; sgomitando, arraffarono a piene mani.
Mai satolli (sazi), pretesero sempre di più e nel frastuono di voci e motori non seppero udire la voce dell’Isola che, gravemente ammalata, diveniva sempre più flebile.
 
ponza - la rada d'estate
 
Sparite, così, le  vele bianche, le voci canterine, i tronchi solitari e, a volte, ma non di rado, anche la nave, qualcosa è rimasto:
le interdizioni ed il gran numero di coloro che le fanno rispettare .
 
ponza-chiaia-di-luna-01
 
I “rufoli”, inorriditi dalla confusione e dal rombo dei motori, rimangono nascosti in luoghi più sicuri: attendono che il frastuono si dilegui nel cielo lontano ed il turbine sprofondi nell’abisso del mare. 
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