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Storielle ponzesi in pillole. (16). La lettera di don Mario ’u farmacist’

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 di Michele Rispoli

I soliti ignoti

 

Durante le vacanze di Natale e Pasqua, noi pochi studenti Ponzesi ci riunivamo a casa di Emanuele Vittorio, non il re d’Italia, ma quello che diventerà poi dentista, figlio di Civita Migliaccio, a Sant’Antonio.

Si ballava, si giocava a carte, insomma si trascorrevano le vacanze alla meno peggio. Soldi? Nemmeno a parlarne.
Ogni tanto (spesso), ci procuravamo ‘il mangereccio’ per passare la serata.
‘Il mangereccio’ consisteva in conigli e polli.

Le famiglie ponzesi avevano la consuetudine di allevare polli e conigli.

Pinuccio di sopra Giancos un giorno ci disse che vicino casa sua c’era una grotta piena di conigli.

Immediatamente il piano: Pinuccio dirigeva e guardava, Titino era il levriere, l’esecutore.
La sera, come pianificato avvenne il prelievo. Due grossi conigli.
Da sopra Giancos, furono portati al piazzale vicino la spiaggia, dove erano a secco alcune barche.

Assicurarono i conigli nelle barche, e vennero a Sant’ Antonio, a casa di Emanuele, in modo che tutti insieme potevano andare a prenderli e portarli a casa, dove Gavino avrebbe provveduto al resto: pulizia e cottura.

Ricordo che avevo un impermeabile sottile di color marroncino… quelli tipo uso e getta.
Arrivati a Giancos e presi i conigli, non avevamo però dove metterli; così si pensò di darli a me che, mettendo le mani nelle tasche finte, potevo reggere i conigli e nasconderli sotto l’impermeabile.
Così fu. Camminavo e intanto con le due mani reggevo i due conigli…

Arrivati all’altezza della vecchia farmacia di Don Mario, questi uscì con il suo camice bianco e con le lenti sul naso, ci guardava per riconoscere qualcuno a cui affidare una lettera da imbucare.

Abitavamo vicino, mi riconobbe, e mi chiese: – Michele, dove vai in piazza?
Io: – Sì Don Ma’, vado in piazza.
– Fammi la cortesia imbucami questa lettera.

Sfido chiunque a prendere la busta avendo le mani impegnate sotto l’impermeabile…
Gli amici erano scomparsi tutti..!

Io: – Don Ma’ mettetemela sotto al braccio.

Ero là, fermo diritto impalato e don Mario con la mano tesa con la busta.
Attimi di terrore…

Titino, furbo, capì per primo la situazione ed immediatamente accorse, prese la busta e mi tolse dai guai.

Consumammo i conigli e come digestivo la passeggiata in piazza per imbucare la lettera di don Mario.

 

La Pasqua successiva, come al solito avevamo il problema di dove prelevare ‘il mangereccio’.
Pinuccio, ci sconsigliò di ‘andare’ sopra Giancos, perché la domenica delle Palme era stato ‘prelevato’ un gallo da un pollaio e tutti erano allerta.
La sfortunata si lamentava e raccontava l’accaduto alle vicine.
La vittima di Natale rispose: – Filomè’, nun te lamenta’… E c’aggia dice ie? …A Natale a mme s’ann pigliate doie cuneglie prene, e saccio pure chi ‘i ttene ’nd’a ‘rotta!

Ladri di polli

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