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Questa pesca non è “sportiva”!

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di Sandro Russo

Un mondo in bilico

 

Non è mia intenzione impegnare la Redazione in una disputa forse di scarso interesse per questo sito, ma intendo comunque esprimere la mia posizione sul tema: quella della pesca o della caccia “sportive”, che di sportivo non hanno un bel niente.

Il comunicato della Manifestazione Swordfish Week che si tiene a Ponza e a Ventotene in questi giorni, è stato pubblicato integralmente sul sito (leggi qui), a conferma della pluralità dell’informazione, ma questo non ci deve impedire di esprimere una diversa opinione.

Indipendentemente dalle ragioni contingenti di ‘fare cassa’ e del richiamo turistico, penso che abbiamo l’obbligo – specie nei riguardi delle generazioni più giovani, dei bambini che ci guardano – di non accreditare come positivi e “sportivi”  dei comportamenti che tengono in nessun conto le sofferenze e la morte inflitte ad altre specie animali, a maggior ragione quando ciò viene fatto per divertimento o ‘per passare il tempo’.

Diverse organizzazioni animaliste – ma potremmo dire ‘umaniste’ – testimoniano con la loro esistenza, e in diverse occasioni hanno sottolineato, la ‘cecità’ della nostra ‘civiltà & cultura’ nei confronti degli animali…

“(…) Non è più tollerabile la pesca sportiva come divertimento o passatempo per gente superficiale e crudele; tanto meno  la pesca di chi si arma con fiocina e bombole d’ossigeno a caccia di esseri senza possibilità di scampo, se non nella fuga: è come se un soldato andasse a caccia di bambini armato di bazuka.  Non è ammissibile che bambini e ragazzi vengono iniziati alla violenza e all’insensibilità verso il dolore di un essere senziente: la pesca sportiva più di ogni altra manifestazione di violenza abitua l’essere umano all’idea della supremazia del più forte sul più debole, a considerare sacrificabile la vita degli altri viventi per il piacere dell’uomo: questo induce inevitabilmente al disprezzo della vita e all’indifferenza verso la condizione dei propri simili. (…)”

Da un editoriale dell’Associazione Vegetariana Animalista:
leggi qui il testo completo in formato .pdf Contro la pesca sportiva. Il più vile e crudele passatempo

 

Il logo del PETA

Il logo del PETA – People for Ethical Treatment of Animals

Lo so, veniamo da una cultura marinara; l’isola è vissuta di pesca e per la pesca, ma erano altri tempi..!
Come ci ha ricordato Ortensia nel suoi anni tardi, a proposito dei 600 uccelli da lei spennati, puliti e cotti  in un sol giorno, c’era una giustificazione di sopravvivenza per ‘apparare le reti’ agli uccelli di passo.

La stessa Ortensia negli ultimi anni ospitava nel suo albergo i gruppi di bird watching e i volontari della Stazione Ornitologica ponzese e conveniva che quei giorni grami, per fortuna, appartevano al passato.
Noi stessi abbiamo numerosi amici cacciatori, segnati senza possibilità di scampo dal ricordo di un padre o uno zio che li portava con sé da bambini… Vogliamo continuare a dare questi imprinting?

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Il logo dell’Ente Nazionale Protezione Animali

Dagli uccelli ai pesci: tutti siamo stati pescatori; dalla ‘cannella’ ai totani; dal fucile alle bombole. Poi le leggi, la sensibilità dei tempi, la maturazione individuale ci hanno cambiati.

Ma ancora leggiamo di queste kermesse organizzate intorno all’uccisione dei pescispada, o di campionati di pesca subacquea (che pure hanno avuto un passato eroico, qui a Ponza), e ci sembra di essere in un altro tempo, o su un altro pianeta.

Ente Nazionale Protezione Animali

Un manifesto dell’Ente Nazionale Protezione Animali

Possibile che sia soppresso quel “riflesso di accudimento” (leggi qui) che la natura ha predisposto per la protezione dei più deboli e degli indifesi?
O meglio: perché si manifesta negli individui in un certo momento del loro ciclo biologico – quando si diventa genitori, per esempio, o quando si diventa nonni – e non riesce a instaurarsi nell’essere umano come specie?

La-stagione-dei-piccoli-ricci.1

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Su questo sito l’argomento è stato più volte posto e la risposta è stata, tutto sommato, ‘flebile’.
Lo riproponiamo, insieme ad un’antologia di  tutti gli articoli precedenti sul tema:

02. Cernia

Il rispetto per la natura nella cultura occidentale (leggi qui)

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Hyppocampus-hyppocampus

Il piccolo popolo. La negazione dell’umanità nel mercato di Canton (leggi qui)

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1. Coniglio

Il saggio “Eating animals” e Jonathan Safran Foer (leggi qui)

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2. Ponza.-Maiale-copia

L’alimentazione tra religione, cultura e memoria (leggi qui)

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3. I-diritti-degli-animali

Sulle varie opzioni ‘vegetariane’ e relative nomenclature (leggi qui)

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4. Fenicotteri-rosa.-Flamingos

Il rispetto per gli animali. Riferimenti letterari (leggi qui)

 

 

 

 

 

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6 commenti per Questa pesca non è “sportiva”!

  • Michele Rispoli

    Non è mia intenzione aprire una polemica con la redazione di Ponza racconta né con Sandro Russo.
    Sono un cacciatore e pescatore dilettante, quindi sportivo. Le prede, poche, provenienti dalle attività sportive, le prendo con partecipazione e interesse e le mangio con piacere.
    Ritengo, fino ad oggi, che l’uomo è al centro dell’universo. Tutto ciò che ci circonda, a mio modo di vedere, sono pertinenze.
    L’uomo è la prima casa; il garage, il forno, il ripostiglio, ecc. sono pertinenze.
    Così in natura. Tutto ciò che ci circonda è in funzione dell’uomo e non è l’uomo in funzione degli animali, pesci o uccelli.
    Sentiamo spesso dire: i diritti degli animali. Benissimo, potreste indicarmi almeno un dovere degli animali?
    Possono mangiare il nostro raccolto, possono imbrattare le macchine di sterco, possono rovinarci i raccolti, ecc…
    Siamo seri, distruggere per divertimento è peccato, ma prendere per mangiare no.
    Il mondo è cresciuto così.
    Anni addietro, una coppia di villeggianti erano ospiti a casa mia. Lui, pescatore sub dilettante, un giorno tirò su una cernietta di circa due kg.
    Foto a non finire in tutte le pose; poi fu cucinata all’acqua pazza… Felicissimi! Da quel giorno, ogni anno tornano a Ponza.
    Un’altra coppia, si lamentava: peccato, un pesce così bello, così piccolo, sarebbe diventato enorme… ecc.
    Feci notare che la cernia per sopravvivere ha bisogno di mangiare tutti i giorni almeno la metà del suo peso. Quindi un Kg. al giorno. Per un anno kg. 365, ma se il peso aumenta, logicamente anche il quantitativo deve aumentare, arriviamo così che una cernia, del peso minimo di dieci kg., ha mangiato tonnellate di pesci.
    Non so rispondere cosa conviene fare, visto che il cibo sulla terra scarseggia
    sempre.

    • Silverio Tomeo

      Ho finito di leggere da poco il libro regalatomi da un’amica antropologa: “La Bella, la Bestia e l’Umano” (Ediesse, 2010), dove Annamaria Rivera sostiene la causa antirazzista e antisessista accostandola a quella antispecista. Cos’ è lo ‘specismo’? E’ proprio quello che riassume Michele Rispoli: l’uomo è al centro del vivente e gli animali vengono reificati, cioè ridotti a “cose”, sono quindi nella nostra disponibilità, sono “pertinenze”. Ora intanto non si pesca più con le bombole; neppure è legale la pesca in apnea notturna (che ho praticato per anni, e mi sembrava allora un bel confronto non distruttivo), e anche l’apnea adesso ha i suoi limiti. Ma se si parla di campionati, grosse prede, allevamenti intensivi, ingrassamento forzato dei tonni selvatici da macellare, allevamenti e macellazioni senza limiti, si rende un cattivo servizio a favore dell’idea predatoria dell’uomo (magari bianco e maschio) verso il vivente e il creaturale. Quando mi immersi in apnea una volta al Fieno senza fucile, venni circondato da una quantità incredibile di pesce di apprezzabile taglia, loro evidentemente “percepivano” che ero disarmato ed ero lì come un pesce tra i pesci, e non come un predatore. Quindi accettare limiti e cambi di cultura verso le altre specie è doveroso e non procrastinabile.

  • Enzo Di Fazio

    La lettura di questo scritto di Sandro e del comunicato stampa sulla settimana di pesca sportiva “Swordfish week” mi portano a fare delle considerazioni.
    Premetto di non essere un vegetariano, nel senso che nella mia alimentazione trovano posto, nelle giuste proporzioni (almeno spero), anche la carne ed il pesce.
    Sono però un ostinato sostenitore delle attività e dei comportamenti che vanno verso il rispetto dell’ambiente e della natura, perché sono convinto che è dalla salvaguardia e dalla tutela degli equilibri della biodiversità che dipende il nostro futuro.
    Leggevo qualche giorno fa che la vita delle api, per via dell’uso massiccio dei pesticidi, è a rischio. In Europa risulta già compromessa oltre il 40% della loro attività di impollinazione, nelle Americhe si parla addirittura del 60/70%. Scrisse Einstein che senza api all’umanità restano solo quattro anni di vita.
    Mio padre è stato cacciatore, ma io ho giurato a me stesso di non esserlo mai il giorno in cui, ragazzino, mi ritrovai tra le mani un beccaccino morente appena sparato con il cuore che sentivo ancora pulsare contro i miei polpastrelli.
    Così trovo inutile e pretestuosa la pesca sportiva, soprattutto quando è spettacolarizzata e portata agli eccessi.
    Nel comunicato mi sembra di notare addirittura delle contraddizioni:
    da una parte leggo “… la Swordfish week si pone l’obiettivo di aprire una finestra sulla biodiversità che fa del Mediterraneo un ambiente unico e prezioso da tutelare con il massimo impegno”,
    dall’altra “… saranno sperimentate le nuove tecniche di pesca sportiva allo spada con l’intervento di famosi anglers americani” (ovviamente per prendere più prede);
    e ancora “per la competizione sono mutati il contesto e gli atteggiamenti, non più studio e riflessione ma azione”.
    Spero tanto che non vi siano bambini.

  • Mimma Califano

    Gli sport cosi detti ‘motoristici’, quelli che vengono effettuati con l’ausilio di mezzi spinti da motori, non fanno parte dei Giochi Olimpici; a differenza di sport come canoa, canottaggio, vela, etc… sport che invece richiedono l’utilizzo di forze naturali, quali l’eolica e la muscolare.
    Qualche cosa vorrà pur dire!
    Mi chiedo infatti, cosa ci sia di sportivo in un potente motoscafo attrezzato di tutto punto che scorazza per i nostri mari. O cosa valga questo tipo di competizione.
    Dove sta la bravura? Più verosimilmente l’assioma è: chi ha l’attrezzatura migliore, ha maggiore probabilità di vincere!
    …No, forse qualche capacità ci vuole! Allora perché, per dimostrare le capacità proprie e/o del proprio gruppo, lo si fa in danno di un soggetto terzo inerme: il pesce spada?
    Leggiamo: “il pesce spada, uno degli abitanti più affascinante e misterioso dei mari… (…) …si avvicinano alla superficie offrendo spettacoli mozzafiato…”.
    E a fronte di questa celebrazione, la proposta qual’è? …Pescarlo! Cioè ucciderlo!
    Ancora: “…il messaggio che si vuole trasmettere agli appassionati di pesca è che non si può prescindere dal problema della salvaguardia degli ambienti marini e dei suoi abitanti…”
    E come si fa a proteggere l’ambiente marino ed i suoi abitanti?
    Proponendo una battuta di pesca! Beh, proteggere vuol dire BEN ALTRO!
    Ben venga chi sa fare proposte valide!
    L’amore per il mare percorre altre strade, come il rapporto tra l’uomo e il mare appartiene a chi del mare ha vissuto e sul mare ha vissuto.
    La competizione tra uomo e natura, quando aveva ancora modo di giustificarsi e di esplicarsi, non era tra le attrezzature dell’uomo e lo spirito di sopravvivenza del pesce. Ma tra l’intelligenza, l’osservazione, la fatica, i sacrifici e le necessità fondamentali dell’uomo e l’istinto, forse l’intelligenza, dell’animale. Ma questa è un’altra storia.
    Soprattutto non si può far passare un’azione distruttiva come una battuta di pesca, per un programma che faccia riflettere sull’ambiente marino e sul rapporto tra l’uomo e il mare!
    Un po’ più di onestà intellettuale, per cortesia!
    Le cose vanno chiamate per ciò che sono! Questa proposta è: “Una battuta di pesca d’altura”. Punto!
    Un’ultima cosa: il nostro arcipelago ha abbastanza da raccontare di suo per essere visitato, a prescindere da proposte come questa.

  • vincenzo

    Aforismi

    “Il pescatore confida più sull’ingordigia del pesce che sulla propria intelligenza”. (Valeriu Butulescu)

    Amleto: “Un uomo può pescare col lombrico che si è pasciuto delle viscere di un re, e mangiare il pesce che si è nutrito di quel “verme”.

    “L’imbecille che si fa fotografare con le bestie uccise ai piedi non è superato che dall’imbecille che si fa fotografare col pesce pescato in mano”. (Pitigrilli)

    “Sentiamo spesso dire: i diritti degli animali. Benissimo, potreste indicarmi almeno un dovere degli animali?” (Michele Rispoli).

  • Enzo Di Fazio

    Tra i doveri di ogni animale c’è quello, seppure istintivo, di accudire la propria prole.
    Al riguardo mi viene in mente una bella poesia di Totò, “Sarchiapone e Ludovico”, il primo un cavallo il secondo un asino, di cui mi piace riportare, per l’occasione, questo stralcio:

    “…..
    Sienteme bbuono e vide che te dico:
    la bestia umana è un animale ingrato.
    Mm’ he a credere… parola ‘e Ludovico,
    ca mm’ è venuto ‘o schifo d’ ‘o ccampà.

    Nuie simmo meglio ‘e lloro, t’ ‘o ddico io:
    tenimmo core ‘mpietto e sentimento.
    Chello ca fanno lloro? Ah, no, pe ddio!
    Nisciuno ‘e nuie s’ ‘o ssonna maie d’ ‘o ffà.

    E quanta vote ‘e dicere aggio ‘ntiso:
    ‘A tale ha parturito int’ ‘a nuttata
    na criatura viva e po’ ll’ha accisa.
    Chesto na mamma ciuccia nun ‘o ffà!’
    …..”

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