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Conchiglie. (5). Le specie protette del mar Mediterraneo (parte terza)

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di Italo Nofroni

 

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Esaminiamo ora le restanti specie protette di molluschi per il Mar Mediterraneo.

 

Famiglia Vermetidae

Questa famiglia comprende molluschi il cui andamento di crescita non rispetta, se non per i giri embrionali, l’avvolgimento a spirale proprio della gran parte dei Gasteropodi; sono infatti animali che presentano una conchiglia, come dice il nome, di aspetto vermiforme irregolare, che si fissa al substrato roccioso. Una decina di specie in Mediterraneo.

 

Dendropoma petraeum (Monterosato, 1884)

Questa è una specie gregaria che vive in colonie di numerosissimi esemplari che si sovrappongono disordinatamente gli uni sugli altri, adattata a vivere nella fascia intermareale grazie alla presenza di uno spesso opercolo corneo che chiude ermeticamente l’apertura della conchiglia nei periodi in cui l’animale si trova emerso a causa dell’alternanza dei cicli di marea.

Insieme a numerose altre specie (alghe incrostanti, vermi policheti, spugne ecc.) è l’elemento prevalente per la costituzione del trottoir a vermeti (trottoir = marciapiede in francese), biocostruzione marina che, a livello di marea, si eleva dal fondo del mare verso la superficie, modificando l’ambiente locale, sia dal punto di vista fisico che ecologico.

E’ questa una biostruttura tipica delle aree calde del Mar Mediterraneo, soprattutto Turchia, Israele, Malta, Algeria, Grecia, ma anche Spagna e Corsica. In Italia si incontra nello Ionio (Puglia e Calabria), Isola di Ustica, Isola di Lampedusa, alcune zone limitate del litorale Laziale, Sicilia tirrenica e ionica, nonché alle Isole Egadi.

Fig 1 Trottoir a vermeti

Fig. 1 – Trottoir a vermeti (tratto da Wikimedia Commons. Autore: C.R.E.A.)

Fig 2 Patella ferruginea su Dendropoma petraeum

Fig. 2  – Patella ferruginea su Dendropoma petraeum (da Wikimedia Commons. Autori: Miguelverdu, J. Gualcart, M. Calvo)

Questa struttura viene colonizzata da una grande e variegata comunità di organismi sessili (fissati al substrato) ed essendo in gran parte cava, costituisce rifugio ideale per una miriade di animali di piccole dimensioni (briozoi, vermi, molluschi, crostacei, ecc) con notevole incremento della locale biodiversità.

Serie minacce al trottoir a vermeti, e quindi ai popolamenti ad esso associati, provengono dal calpestio dei bagnanti, dall’approdo di piccoli natanti, dai pescatori che lo distruggono per ricavarne esche e dai collezionisti di conchiglie in cerca dei molluschi tipici di quell’ambiente.

Inoltre Dendropoma petraeum presenta una fase larvale pelagica (fase in cui la larva è trasportata dalle correnti) estremamente breve, quindi la dispersione degli individui è notevolmente ristretta, e questo ne fa una specie a rischio di estinzione.

 

Famiglia  Tonnidae

Questa Famiglia comprende nel nostro mare 3 specie: quella qui presentata ed altre 2 rarissime e segnalate solo episodicamente.

Tonna galea (Linneo, 1758)

E’ una dei Gasteropodi più grandi del Mediterraneo, potendo raggiungere e superare i 25 cm di lunghezza. Si rinviene soprattutto nelle acque meridionali ove viene pescata e messa tranquillamente in commercio, anche per scopo alimentare, quantunque chi l’ha mangiata assicuri che non sia particolarmente appetibile. Nel Lazio è decisamente rara.

Fig 3 Tomma galea bocca

Fig 4 Tomma galea laterale

Fig 5 Tomma galea protoconca

Figg. 3, 4, 5 Tonna galea, in tre diverse posizioni, Pachino (Siracusa)

 

Famiglia  Ranellidae

Questa Famiglia comprende 7 specie, tutte grandi e vistose, quindi oggetto del desiderio di molti collezionisti; tre di esse sono state ritenute meritevoli di protezione.

Charonia lampas (Linneo, 1758)

E’ il Gasteropode più grande del nostro mare e fra i primi al mondo, potendo raggiungere e superare, sia pure eccezionalmente, i 40 cm di altezza. Si rinviene soprattutto nelle acque meridionali e occidentali ove viene pescata e commercializzata per scopo alimentare; purtroppo vengono raccolti abitualmente anche esemplari giovanili di 10/15 cm, in quanto preferiti per la loro carne più tenera. Segnalata solo sporadicamente  nel Lazio meridionale.

Nel passato i pescatori utilizzavano gli esemplari di grandi dimensione come tromba per le segnalazione marine, privando la conchiglia delle parti molli e troncandone la punta. Stesso utilizzo si faceva anche nei mari esotici (Caraibi, Hawai) con specie affini.

Fig 6 Charonia lampas Gibilterra

Fig. 6  – Charonia lampas, Stretto di Gibilterra

Charonia tritonis (Linneo, 1758)

Specie esclusiva del Mediterraneo orientale, ove si rinviene con relativa frequenza a modesta profondità, è in effetti una specie a rischio perché facilmente individuabile anche dal sub più sprovveduto. E’ seconda come dimensioni fra i Gasteropodi nel nostro mare, potendo raggiungere e superare i 25 cm di altezza.

Fig 7 Charonia tritonis Creta

Fig. 7 – Charonia tritonis, Isola di Creta (Grecia)

Ranella olearia (Linneo, 1758)

Questa specie viene pescata ad elevata profondità su fango o sabbia, ove però si rinviene sempre più raramente. Diffusa in tutto il Mediterraneo, può raggiungere i 25 cm di altezza.

Fig 8 Ranella olearia Cagliari

Fig. 8 – Ranella olearia, Golfo di Cagliari

 

Famiglia Pinnidae

Solo 2 specie nel nostro mare, entrambe seriamente minacciate dal collezionismo e dall’industria dei souvenir.

Pinna nobilis Linneo, 1758

Questa specie, potendo raggiungere e superare il metro di lunghezza, è senza alcun dubbio il più grande Bivalve del nostro mare, ma anche uno dei più grandi in assoluto, contendendo tale record all’ l’indopacifica Tridacna gigas; quest’ultima ha dimensioni circa equivalenti ma una conchiglia molto più spessa e massiccia tanto da poter arrivare al quintale di peso. Nei secoli scorsi gli esemplari più grandi venivano utilizzati come acquasantiere nelle chiese, come ad esempio nella Cattedrale di Notre Dame a Parigi.

La nostra Pinna nobilis vive in tutto il Mediterraneo a modestissima profondità, a volte con la bassa marea addirittura fuori dall’acqua, ed è quindi oggetto della curiosità e dell’intraprendenza anche del sub più inesperto. Nel passato veniva pescata per farne souvenir o utilizzare la conchiglia come materia prima per l’oggettistica artigianale. Il suo bisso, quei fili nerastri con cui alcuni bivalvi (ad es. le cozze) si fissano al substrato, veniva utilizzato per tessere e produrre oggetti artigianali (borsette, piccoli quadri, stemmi ecc.) dai prezzi estremamente elevati. E’ anche una specie commestibile e posso affermare per esperienza diretta (fatta moooolti anni or sono!) che il muscolo che tiene unite le valve è delizioso, sia crudo che cotto. Le parti molli producono frequentemente perle irregolari, di colore giallo brunastro, prive però di qualunque valore economico. Le valve della Pinna non chiudono ermeticamente e di questo fatto traggono vantaggio due crostacei che nei momenti di pericolo si affrettano a nascondersi all’interno della conchiglia: sono un gamberetto (Pontonia pinnophylla) e un granchio (Pinnitheres pisum).

Fig 9 Pinna Nobilis Grosseto

Fig. 9 – Pinna nobilis, Grosseto

Pinna rudis Linneo, 1758

Molto più piccola della specie precendente, raggiungendo “appena” i 30 cm, questa specie vive più in profondità soprattutto nel Mediterraneo meridionale. E’ specie abbastanza rara e quindi attivamente ricercata dai collezionisti, italiani e stranieri. Si distingue da P. nobilis, oltre che per le dimensioni minori, per le spine spatoliformi cave e grandi; anche  P. nobilis presenta spine con queste caratteristiche, ma sono più piccole e si manifestano solo nei giovani, ovvero esemplari di 15/20 cm.

Fig 10 Pinna rudis Reggio Calabria

Fig. 10 Pinna rudis, Villa San Giovanni (Reggio Calabria)

 

Famiglia Mytilidae

Questa famiglia comprende nel nostro mare una  quarantina di specie viventi negli ambienti più diversi: dagli scogli litorali fino ai fanghi batiali e perfino sulle carcasse, in particolare le ossa, di cetacei (balene e delfini).  Vi fanno parte anche il Mytilis edulis e il M. galloprovincialis (le ben note cozze o muscoli) ampiamente allevati a scopo alimentare.

Lithophaga lithophaga (Linneo, 1758)

Questa specie, comunemente chiamata “dattero di mare” a causa della forma e del colore, vive all’interno di rocce calcaree che perfora con l’azione combinata di acidi secreti da apposite ghiandole e del movimento erosivo delle valve. La sua crescita è estremamente lenta, e per raggiungere la lunghezza di 5 cm, sono necessari decine di anni.

Fig 11 Lithophaga lithophaga nel suo ambiente

Fig. 11 – Lithophaga lithophaga, nel suo ambiente (da Wikimedia Commons. Autore: Gronk)

La pesca di questa specie, che veniva effettuata in immersione da subacquei muniti di martelli pneumatici, comportava per ogni pescata lo smantellamento fisico di decine di metri di roccia, con enormi danni all’ambiente ma anche, in alcuni casi, alle costiere calcaree che finivano per franare per i danni arrecati, con conseguente arretramento della linea di costa. Dal 1998 in Italia e dal 2006 in tutti i paesi dell’Unione Europea, ne è stato proibito il consumo, la detenzione, il commercio e la pesca.

Per scoraggiare la pesca di frodo e non privare i buongustai di questo prodotto, si stanno tentando progetti di allevamento, in cui i datteri verranno messi a dimora in appositi manufatti in pietra e cemento, la cui distruzione al momento della raccolta non comporterà alcun danno.

 

Famiglia Pholadidae

Le specie attribuite a questa famiglia hanno la caratteristica di vivere all’interno di substrati rigidi, quali roccia e legno o teneri, come l’argilla. Solo 6 specie in Mediterraneo.

Pholas dactylus (Linneo, 1758)

Come la specie precedente, vive all’interno di rocce calcaree a modesta profondità. Viene anche detta, per similitudine con la L. lithofaga, “dattero bianco”. Era attivamente ricercata per scopo alimentare, rompendo meccanicamente in immersione le rocce calcaree, con le stesse nefaste conseguenze ecologiche e paesaggistiche della specie precedente. Raggiunge i 10 cm di lunghezza.

Fig 12 Pholas dactylus Ancona

Fig. 12 – Pholas dactylus, Promontorio del Conero (Ancona)

Fig 13 Pholas dactylus. Figura schematica

Fig. 13 – Pholas dactylus, figura schematica (da P. H. Gosse, 1854 – Natural History)

 

[Conchiglie. (5) – Continua]

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