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i-28 v7-20 v2-r 17 Camera principale delle grotte di Pilato Spugne all'interno della grotta

L’appriezz’ (7) …Questa è un’altra storia

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di Irma Zecca

 

Anni Settanta, lavoro nella tabaccheria-profumeria di famiglia; all’epoca venivano a Ponza i veri turisti, quelli che facevano minimo un mese di vacanza (altri tempi!) e quelli che avevano la casa a Ponza; fra questi ricorderò sempre “la tedesca di Santa Maria”.

Era una bella signora alta, sempre ben pettinata, indossava dei bellissimi camicioni di lino, avanzava con piccoli passi svelti, parlava sottovoce e passava da me ogni giorno per comprare le “Muratti”, a volte un buon profumo e delle creme con protezione solare, anche d’inverno. Iniziava a trascorrere periodi ponzesi a febbraio ed anche allora scendeva dalla sua villetta fino alla spiaggia di Santa Maria, si appoggiava ad una barca tirata a secco, incominciava a togliersi i vestiti che riponeva sulla barca dopo averli piegati minuziosamente per rimanere in costume, copriva i capelli con un turbante di ciniglia e si immergeva senza un brivido. Faceva una bella nuotata fino allo scoglio della Ravia, gli girava intorno e tornava sulla spiaggia.

Uno scorcio della spiaggia di Santa Maria

Tutti la conoscevano; don Mario, il proprietario dello Zanzibar,  mitico bar della spiaggia, la salutava con:
–  Buongiorno signora, l’acqua è fredda? – e lei con un sorriso: – E’ giusta.
– Heee, è giusta pe’ vuie, io nun ce mettess’ manc’ ‘nu pède .

In tabaccheria oltre agli acquisti si fermava a scambiare poche parole; un giorno mi accorsi che mi osservava interessata.
Schiusi se mi permetto, ma lei porta bellissimo camicione…  di corredo, credo
Rispondo compiaciuta: – Sì, in realtà è una  camica da notte del corredo di mia madre.
E lei: – Mhhhh, questa è particolarmente bella… Io amo uncinetto, se lei mi permette vorrei copiare il punto, anche prossima settimana vengo con filo ed uncinetto…e proverò.
– Certamente!  Sono orgogliosa che le cose realizzate da mia madre le piacciano così tanto.

Qualche giorno dopo, al suo passaggio, le faccio trovare la camicia in una busta.
“Oooh , mi dà permesso di portare a casa mia sua camicia?
– Certo, così potrà realizzare il lavoro con tutta calma.
Si illuminò: – Lei veramente gentile!
Il giorno dopo mi riportò  la mia camicia e, dopo una settimana, entrò in negozio passandosi le mani sulla scollatura e, con un grande sorriso:
– Mhhh, ci sono riuscita, grazie ancora!

Cari lettori di Ponza racconta, so che vi ho incuriositi e che vorreste vedere le mie camicie nella serata dell’appriezz’ …. ma non è possibile, perché sono andate distrutte nei molteplici lavaggi in lavatrice. Ma non sono affatto dispiaciuta, perché le ho fatte rivivere ed apprezzare tanto da essere addirittura copiate dalla “Tedesca di Santa Maria”… che oggi riposa nel nostro bianco cimitero.
“Amò l’isola di Ponza e tutto quello che era la cultura isolana”

 

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